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Vaccinarsi contro l’influenza permette una semplificazione della diagnosi e della gestione dei casi sospetti

Con il calo delle temperature e l’arrivo dei primi freddi è prevista anche quest’anno la classica ondata d’influenza, ma alla luce dell’attuale quadro epidemiologico dato dal Coronavirus, la situazione rischia di rivelarsi nei prossimi mesi particolarmente complessa. Si ribadisce da tempo il ruolo fondamentale che avrebbe giocato quest’inverno il vaccino antinfluenzale. Ma quanti hanno compreso fino in fondo quanto il vaccino quest’anno per tantissimi avrebbe fatto la differenza?
Non dimentichiamo che seppur in tanti casi l’influenza abbia un esito innocuo sulla persona, l’impatto di queste epidemie sui sistemi sanitari mondiali è molto forte: l’OMS stima ogni anno tra i 3 e i 5 milioni di casi gravi d’influenza e dai 290.000 ai 650.000 decessi. Nella prossima stagione influenzale 2020/21 è pressoché certa una circolazione in contemporanea dell’influenza con il SARS-CoV-2: il virus della sindrome respiratoria acuta grave appartenente alla famiglia dei Coronaviridae, ecco anche perché la vaccinazione antinfluenzale è considerata dagli esperti un importante elemento di protezione. Alla maggior parte della popolazione le ragioni restano sconosciute a causa probabilmente di una superficiale campagna informativa ma la comunità scientifica non esita a ricordare che il vaccino antinfluenzale è provato essere in grado non solo di determinare una importante riduzione del rischio di complicanze legate all’influenza (polmoniti batteriche, un peggioramento di patologie pregresse come quelle del sistema immunitario, respiratorie croniche etc.) ma anche una minore pressione sulle strutture ospedaliere in termini di costi sociali.
Oggi vaccinarsi contro l’influenza permette non solo una semplificazione della diagnosi e della gestione dei casi sospetti a causa della sintomatologia sovrapponibile con il Covid-19 ma anche una protezione in più per il Coronavirus, in quanto un soggetto già indebolito dall’influenza potrebbe riscontrare conseguenze decisamente più serie nel contrarre successivamente il Covid-19.

Le ricerche degli ultimi mesi inoltre non vanno sottovalutate. Un recente studio pubblicato su The Lancet, famosissima rivista scientifica inglese, dimostra inoltre come alcuni virus influenzali facilitino l’ingresso del SARS-CoV-2 nei polmoni. Infettando alcuni tessuti umani in vitro con SARS, MERS, influenzale aviario H5N1 e influenzale pandemico 2009, i ricercatori hanno riscontrato nelle cellule epiteliali alveolari una sovraespressione dei ricettori ACE2. “Il Coronavirus – chiarisce la Dott.ssa Levi della casa di cura La Madonnina, storica struttura polispecialistica italiana – riesce a penetrare nelle cellule umane come una chiave che apre una serratura. Nello specifico, la sua proteina S, che rappresenta la chiave, apre la serratura costituita dalla proteina, detta ricettore ACE2, presente sulla superficie della nostra cellula. Quello che se ne deduce è che, alti livelli di ACE2 potrebbero semplificare l’accesso al virus e lo sviluppo della conseguente infezione”. Uno studio segnalato da Scientific American, prestigiose riviste di divulgazione scientifica, evidenzia sulla stessa linea, un vantaggio riscontrato dai soggetti vaccinati rispetto al Covid-19. Gli operatori sanitari vaccinati contro l’influenza nella stagione 2019-2020 hanno registrano il 39% in meno di probabilità di risultare positivi al SARS-CoV-2 nel periodo marzo-giugno, quando è stato dichiarato lo stato di emergenza sanitaria in tutto il mondo. “La vaccinazione antinfluenzale può contribuire non solo alla riduzione del rischio di contrarre l’influenza ma riduce anche la carica virale correlata al Covid”, hanno scritto gli autori della ricerca. Con questo nuovo studio sono stati esaminati i dati di circa 10.600 dipendenti del Radboud University Medical Center (Paesi Bassi), del gruppo osservato, 184 operatori sanitari erano risultati positivi al coronavirus entro giugno. 

Così i ricercatori hanno deciso di concentrarsi su di loro, verificando chi tra questi aveva ricevuto un vaccino antinfluenzale durante l’inverno. Gli autori hanno scoperto che il 2,23% degli operatori sanitari che non avevano ricevuto il vaccino antinfluenzale è risultato positivo al Covid-19, contro solo l’1,33% dei dipendenti vaccinati. Altri due recenti studi condotti nel nostro Paese hanno riscontrato una tendenza simile: i tassi di coronavirus si sono rivelati inferiori tra gli italiani di età superiore ai 65 anni che avevano ricevuto un vaccino antinfluenzale. Risultati, questi, che si allineano anche con una ricerca precedente, la quale suggeriva come anche i vaccini mirati a un virus specifico (per esempio il morbillo o la poliomielite) possano effettivamente aiutare e preparare il corpo a combattere anche altri invasori. Per ridurre l’impatto della co-circolazione di influenza e Coronavirus, il Ministero della Salute ha raccomandato di anticipare la conduzione delle campagne di vaccinazione a partire da ottobre con la speranza che il buon senso e la corretta informazione per la maggior parte della popolazione superi dubbi e perplessità. Per rispondere alla famigerata domanda: Il vaccino è sicuro? Il Ministero ricorda che i vaccini che vengono autorizzati per l’uso sull’uomo sono sottoposti ad accurati controlli durante tutto il processo produttivo e prima della distribuzione, con periodiche ispezioni dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) e dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) per garantire che si rispettino gli standard imposti dalle autorità internazionali quali, ad esempio, l’OMS e l’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA). I controlli, tuttavia, continuano anche nella fase post-vendita per la valutazione di difetti di qualità, effetti indesiderati e reazioni avverse.

 

“La vaccinazione antinfluenzale è un valido alleato contro l’influenza: non soltanto per anziani e bambini, ma anche per gli adolescenti che sono chiaramente a contatto diretto con genitori e nonni e che costituiscono una categoria molto portata alla socializzazione e portata a maggiori contatti esterni, a prescindere che siano compagni o insegnanti”. Secondo il Ministero della salute le categorie considerate più fragili, che non dovrebbero rinunciare al vaccino ancor più in questo momento sanitario delicato sono: i bambini a partire dai 6 mesi, le persone in età pari o superiore ai 65 anni, donne in stato di gravidanza o che si trovano nella fase postpartum, i soggetti con patologie pregresse che possono subire il rischio di complicanze dovute all’ influenza (malattie croniche dell’apparato respiratorio, insufficienza renale o surrenale cronica, tumori etc) e i contatti stretti di soggetti con un alto rischio di complicanze.

 

Silvia Silvestri


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