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"Il mondo visto da un'altra prospettiva"

autismo,, Palazzo San Gervasio

L'immagine è stata ripresa dalla petizione on line

L’altalena di Arianna, una storia a lieto fine che lascia l’amaro in bocca

 

Volevano togliere il gioco a una bambina autistica di 7 anni, ora ne avrà una più bella e più sicura

 

L’altalena di Arianna non si tocca! L’altalena che offre momenti di sana distensione a una bambina autistica di sette anni non deve essere rimossa da quell’albero al quale i suoi genitori l’hanno aggrappata per far dondolare la figlia speciale e, nel contempo, tenerla sott’occhio, come qualunque genitore farebbe.
La storia si svolge a Palazzo San Gervasio, piccolo centro della nostra regione, dove il papà della bambina, che ha altre due sorelline autistiche, ha appeso una rudimentale altalena a un albero che si trova proprio di fronte la porta di casa. Sembra un gesto innocuo, per quanto non autorizzato, ma tutto sommato del tutto giustificato. Eppure quell’altalena dà fastidio a qualcuno tanto che l’abuso, se così si può definire, è stato segnalato alle autorità di polizia che hanno preso i dovuti provvedimenti e nei prossimi giorni l’amministrazione comunale dovrà rimuovere l’altalena di Arianna perché, secondo la segnalazione, occupa il suolo pubblico.

La vicenda è stata presa a cuore da alcuni giovani della comunità di Palazzo San Gervasio, che hanno dato vita a una petizione on line dal titolo “L’altalena di Arianna non si tocca” che ha già raccolto oltre duemila firme. Messo davanti al problema il sindaco Michele Mastro ha risolto il problema e, come ha dichiarato oggi al TGR Basilicata, “tempo dieci giorni e sarà realizzata una nuova altalena per Arianna, questa volta a norma, proprio sotto il marciapiede dove si trova ora”.
Una storia che sembra essere a lieto fine ma che lascia un sapore amaro come il veleno in bocca, a chi ne sente parlare. La richiesta della rimozione dell’altalena non è stata motivata con la mancanza di sicurezza per la bambina, ma con il disturbo che il vociare dei bambini arrecava ai vicini. Un’azione crudele se si considera che la famiglia combatte ogni giorno contro quel nemico subdolo che è l’autismo, e non solo per Arianna ma anche per le altre sue due sorelline che hanno lo stesso problema.
Ma chiediamoci perché Arianna ama tanto quell’altalena! Perché quando è in casa si affaccia dal balcone per essere sicura che sia sempre lì, che nessuno la tocchi o la porti via! Chi conosce l’autismo sa bene che ci sono oggetti che per gli autistici rappresentano molto di più di quello che appare, e ciò significa che l’altalena di Arianna è molto più di un gioco, di un bivacco dondolante. È il modo che lei ha trovato per compensare le sue paure, per trovare serenità, per sentire quell’abbraccio che non riesce a chiedere o a dare. L’altalena per Arianna è un po’ come la macchina degli abbracci per Temple Grandin, uno strumento per rassicurarsi e per trovare quell’equilibrio che le sue difficoltà di relazione col mondo fanno perdere continuamente. Di certo non saremo mai sicuri se è realmente così perché la bambina non è verbale, ma il suo comportamento è chiaro: quell’oggetto le dà sicurezza e serenità. Allora lasciamolo lì, anzi costruiamone uno più bello e più sicuro, e poi facciamo intorno ad Arianna un grande cerchio di solidarietà che possa farla sentire sicura e amata anche quando dall’altalena scenderà. Perché i bambini autistici non stanno bene da soli, sia chiaro! La ricerca di movimenti compensatori è anche la richiesta di relazioni, di contatti e di vita.
Bravi tutti voi che vi siete stretti intorno ad Arianna, non lasciatela dondolare da sola però, fate in modo che tutti, anche i vicini che si sono lamentati, possano scoprire la bellezza del mondo che si nasconde dentro ogni bambino autistico.

 

Francesco Addolorato

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Reg. Trib. Lagonegro N. 4 del 2.5.2012

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