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Dal 9 al 25 febbraio i riti del carnevale. Quelle lucane sono tra le maschere più belle

Dal 9 al 25 febbraio si festeggerà il carnevale 2020. Il giorno dopo le ceneri, giorno che segna l’inizio della Quaresima, periodo di meditazione e conversione al Vangelo che ciascun fedele deve osservare. Cosi racconta la chiesa. Il carnevale si celebra nei Paesi di tradizione cristiana e in particolare in quelli di rito cattolico. I festeggiamenti si svolgono spesso in pubbliche parate in cui dominano elementi giocosi e fantasiosi; in particolare, l'elemento distintivo e caratterizzante del carnevale è l'uso del mascheramento. Il Sud ha i più belli Carnevali: Putignano, Sciacca, Reggio Calabria e la Sartiglia di Oristano appuntamenti rinomati per festeggiare il Carnevale nel Sud Italia. In Basilicata ci sono quelli di Aliano, Montescaglioso, Stigliano, Lavello Satriano di Lucania. San Mauro Forte e di Tricarico. Senza nulla togliere ai tanti altri che si manifestano e organizzano nei diversi borghi lucani. In particolare, il carnevale di Satriano è un'antica festa popolare che si svolge il sabato e la domenica prima del martedì grasso.


È ritenuto il più suggestivo della Basilicata. L'unicità di questo rito carnevalesco è data dalla presenza di tre maschere tipiche che sfilano per le vie del paese: Rumita, Urs e Quaresima. Alcune pagine di storia, raccontano che nel XX secolo le maschere richiamavano il tema dell'emigrazione e del ritorno alla terra natia. A partire dagli anni 2000 e ancor di più dal 2013, la figura del romita è stata accostata quella dell'uomo-albero che si fa portatore di valori ecologici e naturalistici. A Tricarico si parla di carnevale come transumanza. La domenica che precede il martedì grasso si svolge una sfilata simile a quella in onore di Sant’Antonio Abate. Dopo il pranzo di gruppo e la sfilata pomeridiana accompagnata da carri, l’enorme fantoccio di carnevale viene bruciato mentre Quaremma piange la sua morte. A Montescaglioso, c’è il carnevalone con una serie di cortei carnascialeschi. Ad Aliano ci sono le maschere cornute. Maschere che rievocano creature demoniache e goffe, il cui carattere minaccioso è mitigato dai coloratissimi cappelloni che ne decorano il capo. Le maschere sono protagoniste di una commedia improvvisata, detta “Fras”.
A Stigliano, paese del pistacchio, le origini del carnevale risalgono all’antica tradizione dei maestri cartapestai di Lecce. La tradizione nasce nel 1985 quando alcuni insegnanti della scuola elementare hanno creato i primi carri allegorici, protagonisti indiscussi della manifestazione. A Lavello, la maschera principale è il “Domino”. Si tratta di una lunga tunica di colore rosso con un cappuccio sul capo. Chi la indossa ha il volto coperto da una maschera. Sono i domini i protagonisti dei cosiddetti “festini”, delle feste danzanti improvvisate che si svolgono in alcuni punti del paese. I domini prendono per mano i visitatori e li invitano a ballare, offrendo loro caramelle o dolci. A San Mauro Forte, in provincia di Matera, ci sono i campanacci: il Campanaccio è un’originalissima e antichissima manifestazione popolare. Ha origini legate ai riti pagani propiziatori, in particolare, quelli del culto della terra e della transumanza. Introduce la festa del Carnevale, divenendo una delle manifestazioni carnevalesche tra le più popolari in Basilicata. Carnevali minori e non tanto. A Viggianello ci sono i carri allegorici con Pagliarino la maschera tipica. A Teana il carnevale si caratterizza per la particolare maschera dell’Orso, dove natura, tradizione e scaramanzia si uniscono. Il Carnevale in Basilicata richiama alla luce ogni anno antiche tradizioni popolari, coinvolgendo gran parte della popolazione.

 

Oreste Roberto Lanza


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