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Terra dei Sanseverino, Ruffo, Orsini di Gravina e De Marinis

A Genzano di Lucania, borgo in provincia di Potenza, c’è una delle più belle fontane d’Italia. La “Fontana Cavallina” è stata costruita tra il 1865 e il 1893 in completo stile neoclassico e a renderla ancora unica è la presenza della statua della Dea Cerere, divinità materna della terra e della fertilità, nume tutelare dei raccolti (II-III secolo avanti Cristo), rinvenuta a metà del 1800 in località Pila Grande. Genzano di Lucania è un comune di oltre 5 mila abitanti (precisamente 5598) che sorge su un promontorio collinare e si divide in due nuclei ben distinti: il paese vecchio e il paese nuovo. Con i suoi 207,04 chilometri quadrati di territorio, risulta il comune più esteso della provincia di Potenza e il sesto a livello regionale. Come i tutti i borghi della Lucania, anche qui non mancano brevi respiri di storia, di tradizione, di religiosità e di ambiente buono. Trascorrere una giornata a Genzano di Lucania è come dire: “Oi ie na’ jurnata bona”.

Tra le tante pagine, la storia menziona il fatto che nel 1799, Genzano, è tra i primi paesi ad istituire la municipalità repubblicana e anche uno di quelli che resiste alla controffensiva delle orde del cardinale Ruffo. Partecipa ai moti del 1860 e alla lotta contro il brigantaggio. Dopo l’Unità d’Italia si verifica un notevole flusso emigratorio: dal 1864 al 1920 più di 2000 genzanesi sono partiti per le Americhe. Il forte flusso migratorio del secondo dopoguerra e il terremoto del 1980 hanno causato un progressivo spopolamento del centro storico. Un centro che può mettere in mostra tante bellezze. Passeggiando per le vie di questo borgo lucano troviamo il monumento ai caduti, il parco della rimembranza, palazzo De Marinis, oggi la sede del Municipio, palazzo Dell’Agli, palazzo Mennuni, palazzo Bonifacio e palazzo Fiore. Voltando le spalle alle dodici colline che circondano il paese, le chiese non possono mancare. Sono di pregevole valore in particolare, quella di fine ‘600 di Maria Santissima delle Grazie ricostruita dopo il terremoto nel 1878, la chiesa di Santa Maria della Platea. In quella del Sacro Cuore pare si custodiscano delle tele del XVIII secolo di Domenico Guarino con raffigurazioni di Sant’Agata, Santa Lucia e Santa Apollonia. Terra dei Sanseverino di Tricarico, Ruffo, Orsini di Gravina, De Marinis e la regina Sacha figlia quintogenita del re di Maiorca, Giacomo II.
Nella realtà rurale di un tempo, si racconta di quando assumevano dei contadini a giornata, in cambio gli veniva dato un chilo e un quarto di pane per paga. Nelle favole di un tempo si diceva che il pane caduto a terra non veniva raccolto per un intero notte perché serviva a sfamare le anime del purgatorio. Un pane messo nella culla del bambino, si diceva, serviva al neonato a farlo crescere. Non sono da meno alcune delizie gastronomiche del luogo. Le chioccioline in salsa di pomodoro (lumache in sugo con aglio, peperoncino e pomodori). Cutturiddi (Bollito di pecora dove la carne viene cotta in umido in un soffritto di cipolla, pomodori, peperoncini, patate, sedano e aglio. Per prepararlo è necessario cuocere gli ingredienti in terracotta, come vuole la tradizione, o in pentoloni di alluminio pesante). Maccheroni con salsa di peperoni e tanto altro. Dei dolci non oso parlare, bisogna assaggiarli tutti in una delle pasticcerie più antiche. Biscotti, tarallucci, calzoncelli, cremoni, focacce, pane, panini, stirata (tipica pizza del posto, macinata su pietra) biscotti da latte, e altre bontà tutte da provare. Si dice che viaggiare è essere infedeli. Quando decidete di andare a Genzano Di Lucania, siatelo senza rimorsi, assaggiate tutto senza pensare ad altro.

 

Oreste Roberto Lanza


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