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L'ospedale di Chiaromonte nel mirino dei tagli. L'8 novembre arriva Martorano

CHIAROMONTE - Depotenziamento, riqualificazione, chiusura. Ancora una volta si riapre il toto scommesse sul futuro del "San Giovanni" di Chiaromonte che racchiude dubbi e preoccupazioni espresse da cittadini e dipendenti. Certo con il nuovo Piano Sanitario Regionale, tutto potrebbe succedere. Nel frattempo, l'amministrazione comunale del piccolo centro sinnico, con dati oggettivi alla mano, ne sostiene il rilancio avviando così un'iniziativa pienamente condivisa dai comuni limitrofi. Il San Giovanni non deve morire e il territorio non deve subire ulteriori spoliazioni perché non lo merita". É quanto ribadisce ad esempio, anche l'amministrazione comunale di Roccanova

in una recente Delibera di Giunta sottolineando che con la chiusura d'altri reparti e servizi, la popolazione ha già pagato il peso di normative che dal punto di vista sociale non considerano i disagi provocati, pertanto, ritengono "necessaria ed urgente", una riqualificazione come Centro Territoriale di riferimento dell'intera area afferente all'ospedale, nella stessa misura in cui lo è quello di Lagonegro per acuti. L'accorata proposta è stata così inviata sia al Governatore De Filippo, sia all'assessore regionale alla Sanità Martorano, nonché all'intero consiglio regionale, affinché ne tengano conto nella stesura del Piano. I dati a cui si fa riferimento, riguardano un "rapporto Ospedale-territorio" unico in base all'orografia, alla presenza di comuni in relazione all'unica struttura ospedaliera e alla maggiore distanza dagli altri nosocomi. In questo bacino d'utenza, infatti, si contano circa 31 mila abitanti distribuiti in un area composta da ben 17 comuni da Calvera a Terranova del Pollino ed il San Giovanni, vantando la presenza di una struttura nuova, è in grado di permettere l'impiego di spazi senza aggravio di spese. Inoltre, si accenna anche ad una popolazione costituita prevalentemente da anziani che sarebbe spedita in altre strutture distanti almeno 50 km. Si spetta dunque, il rilancio, partendo in primis dalla riqualificazione che dovrebbe passare attraverso una ripresa dei reparti come l'oculistica attivando anche la chirurgia vitreo- retinica in collaborazione con Venosa, poi quello della radiologia, nonché della chirurgia che potrebbe diventare chirurgia generale day- surgery multispecialistica e territoriale, così anche l'odontoiatria speciale, l'ostetricia-ginecologia, il servizio di anestesie e rianimazione ed il reparto di medicina che di concerto con altri, potrebbe portare alla creazione di un Centro Territoriale di Diabetologia. Fin qui le proposte avanzate dai comuni. Comunque, l'assessore Martorano visiterà il San Giovanni l'8 novembre prossimo, per spiegare gli "effetti collaterali" della Legge Regionale n. 17 che tra le altre, dal 1º gennaio 2012 prevede che il trattamento delle patologie per acuti non potrà essere più effettuata dagli ospedali distrettuali. Una pillola amara dunque,ma i "pazienti" saranno disposti a mandarla giù?

Egidia Bevilacqua

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