“L’emendamento populista di Benedetto (royalties a tutti), lo studio sulla sismicità in Emilia Romagna che ha causato l’unica decisione utile quella di bloccare le ricerche di idrocarburi, la polemica del Nuovo Centro Destra sulla card carburante non devono ridursi a propaganda elettorale per accaparrarsi qualche voto in più”. E’ quanto sostiene la segreteria regionale per la Basilicata di Italia dei Valori che rilancia l’iniziativa contro quello che definisce lo “scippo di Stato e compagnie” delle risorse energetiche lucane.

“Il cittadino lucano –è scritto nella nota- è vittima di una beffa di fondo:  Il riconoscimento di una percentuale territoriale di ristoro economico (compensazione ambientale?) a fronte delle estrazioni petrolifere. Diventa dunque prioritario, soprattutto ora che abbiamo prestigiosi esponenti lucani ai vertici del Governo Nazionale e in posti-chiave, rivendicare e ottenere la modifica del  DLG 625/96  e delle sue ricadute reali sul Territorio”.
Italia dei Valori, pur nella consapevolezza delle nuove difficoltà derivanti dalla riforma del Governo Renzi al Titolo V, rilancia la proposta di “moratoria” sulla nuova ricerca di idrocarburi nel sottosuolo e a largo del mare Ionio, una proposta – si precisa nella nota – “ancora più fondata dopo le conclusioni del rapporto della Commissione Ichese (International commission on hydrocarbon exploration and seismicity in the Emilia region): non si può escludere che il sisma del 20 maggio 2012 in Emilia-Romagna sia stato scatenato dall’estrazione di petrolio dal pozzo di Cavone, a circa 20 chilometri dall’epicentro del terremoto. Tenuto conto che l’indice di sismicità da noi è di gran lunga superiore a quello emiliano-romagnolo siamo di fronte ad un ulteriore motivo per bloccare le trivelle”.
“Quanto alla card carburante – sottolinea Maria Luisa Cantisani – si rivela uno strumento discriminatorio e penalizzante soprattutto per alcune categorie sociali, anziani e donne che numerosissimi nei nostri paesi non hanno la patente di guida e sono esclusi. Pensiamo pertanto che il fondo costituito dalle compagnie petrolifere per l’estrazione del petrolio alimentato dall’ elemosina del 3% vada impiegato in progetti sociali e finalizzati a promuovere occupazione e impresa, avviando una svolta che coinvolga l’insieme degli interventi finanziati attraverso il Programma Operativo Val d’Agri.  Per la stessa ragione siamo contrari all’emendamento per distribuire a pioggia le royalties del petrolio specie dopo che la Corte dei Conti ne ha rilevato la spesa improduttiva per oltre un miliardo di euro in dieci anni”.

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