SENISE - Era un invito a “cessare il fuoco”, ad aprire un tavolo e a rivedere la decisione di autorizzare la costruzione dell’opificio dei rifiuti. Veniva dal circolo SEL di Senise, che è nella maggioranza del sindaco Castronuovo, ma a quanto pare è caduto nel vuoto. Datata 4 agosto, e consegnata in quella data al primo cittadino, la missiva era indirizzata a molti soggetti. Al sindaco, al presidente Pittella, ai consiglieri comunali, al comitato cittadino e alle forze politiche di Senise. Tutti hanno aspettato e sperato che il gesto politico del partito di Vendola, rappresentato in consiglio comunale da Giovanni Asprella, che ne è il presidente, inducesse il primo cittadino a cambiare registro, ma così non è stato. Eppure il documento, che pubblichiamo integralmente di seguito, era ricco di riconoscimenti a tutti i soggetti in campo, e in particolar modo al sindaco, e aveva l’esplicito intento di pacificare il dibattito e rimettere la palla al centro, se è vero, come si dice dalle parti del comune, che ancora nulla è deciso da parte dell’amministrazione.

Il testo del documento.
“Ci troviamo fortuitamente (fortuitamente perché la diversità dei nostri singoli punti di vista ci ha consentito di non esprimere un giudizio di merito né favorevole né contrario alla proposta di installazione di un opificio per il trattamento di rifiuti) nella condizione di poter, forse, proporre una possibile via di uscita all’impasse in cui la nostra comunità si trova.
Si riconosca A TUTTI la buona fede delle proprie posizioni e dei propri punti di vista.
Al Presidente della giunta regionale, Marcello Pittella, di aver avuto una attenzione vera ai problemi occupazionali della nostra area. Al Sindaco di avere ricercato con tenacia e con attenzione amministrativa una strada difficile che potrebbe portare alla nostra comunità un ristoro non irrilevante dal punto di vista occupazionale. Ai Consiglieri comunali e agli amministratori tutti, di aver lavorato in queste settimane ricercando con cura una soluzione che potesse mettere insieme punti di vista ed esigenze diversi.
Ai partiti di aver ritrovato su un problema concreto che agisce sulla carne viva della nostra popolazione e non su meri assetti di potere, la voglia di fare politica. Al comitato e ai cittadini tutti, di aver posto esigenze reali rispetto alla preservazione delle proprie attività di lavoro e alla cura dei problemi della salute pubblica.
Tutti hanno agito partendo da preoccupazioni vere. Forse difficilmente conciliabili qui, nel nostro territorio, ma anche, crediamo, ovunque si sia discusso su come poter coniugare sviluppo, salute e ambiente.
Ci siamo trovati tutti, quindi, ad affrontare una questione che non ha soluzioni facili e rispetto alla quale non esistono ricette prefabbricate.
Che cosa fare adesso? Innanzitutto riconoscersi reciprocamente portatori di esigenze tutte legittime e tutte egualmente proposte nell’interesse generale e non di pochi. Poi, prendere atto della enorme difficoltà in cui ci troviamo in questa fase della discussione; una difficoltà, forse, insormontabile. Riconoscere questo non significa individuare vincitori e vinti, ma assumersi (a partire da chi ha responsabilità maggiori) il coraggio di poter modificare, cambiare i propri convincimenti, senza per questo sentirsi sconfitti ma, anzi, mostrando così capacità e maturità che sono le doti principali di chi governa. E che ci sentiamo di riconoscere a chi in questo momento governa la nostra comunità.
Quindi “cessiamo il fuoco”. Insieme. Contemporaneamente. Insieme. Contemporaneamente apriamo un tavolo propositivo aperto, (che parta da presupposti prima ancora che politici, sentimentali, nel senso del sentimento comune che ci unisce in queste settimane, quello, cioè, di occuparci della nostra comunità con serietà e con rigore) un tavolo aperto che riguarda tutti e, rispetto al quale, ognuno è chiamato a rispondere responsabilmente. Si prenda atto, in questo tavolo, del tentativo generoso di aver cercato una possibile via di uscita alla crisi occupazionale e della difficoltà oggettiva di portare a compimento questo tentativo. Si dica tutti insieme al Presidente della Giunta Regionale di sospendere l’iter politico in corso sull’installazione dell’opificio e di cercare una soluzione diversa, individuandola, eventualmente, dopo un attento studio di fattibilità amministrativa e con la giusta volontà politica, tra le altre due manifestazioni d’interesse pervenute alla Regione Basilicata. Nel caso in cui si riapra una discussione in questi termini, tutti abbiano la responsabilità di rinunciare a parte dei propri convincimenti per trovare una prospettiva di sviluppo comune.”

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