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Questione centro sociale di Scanzano Jonico, provvedimento provvisorio. Parla il sindaco Ripoli

Ritorna in maniera veemente la questione centro sociale anziani a Scanzano Jonico. Ora vi è un’ordinanza, a fronte di atto di urgenza, emessa la Tribunale di Matera che legittima, al momento, il CSA a poter godere dell’immobile sito alla Via De Gasperi n.8. Sulla vicenda ormai diventata defatigante soprattutto per l’amministrazione comunale, molti dell’associazione esprimono soddisfazione dichiarando che la Giunta sia incorsa in un errore di valutazione. L’Amministrazione, con il Sindaco Raffaele Ripoli pur con qualche nota di amarezza, esprime un certo disagio anche per il modo in cui le cose sono state espresse. “Poiché si stanno diffondendo – esordisce Raffaele Ripoli, primo cittadino di Scanzano Jonico - voci distorte sulla vicenda giudiziaria relativa al CSA, è opportuno intervenire e fare chiarezza al cospetto della cittadinanza sana, non accecata da livore, cattiveria e volontà di strumentalizzazione politica, nonché delle persone anziane tutte che meritano rispetto e non la ridetta bieca strumentalizzazione politica ed in alcuni casi giornalistica”. La questione non presenta caratteristiche personali o politico ma appare prettamente amministrativa e al momento anche giudiziaria. “Voglio ricordare – continua Raffaele Ripoli- che tutto nasce dalla scoperta di una situazione anomala che riguarda la presenza del CSA in Corso De Gasperi, sia con riguardo alle modalità di assegnazione dell’immobile, sia e soprattutto con riguardo alle spese delle utenze poste, ingiustamente, a carico di tutta la cittadinanza. L’Amministrazione Comunale, una volta appreso dall’Ufficio Tecnico che la presenza del CSA nel ridetto locale era illegittima ed abusiva, ha chiesto all’Ufficio di procedere alla regolarizzazione delle posizioni. L’Ufficio per poter regolarizzare aveva bisogno di liberare preventivamente i locali e per fare ciò si è determinato, trattandosi di atti gestionali, ad utilizzare lo strumento dell’ordinanza di sgombero ex art. 823 codice civile. Si tenga presente che come Giunta abbiamo appreso dopo che l’immobile non era di proprietà del comune ma dell’Alisa che da tempo immemorabile l’aveva concesso in comodato gratuito all’ente comunale utilizzando lo sempre a fini pubblici”. Ora la questione giudiziaria. “Il giudice – continua Ripoli – visto il tipo di provvedimento – non entra nel merito, perché non lo può fare, e dice che l’ordinanza non poteva essere adottata visto che il Comune non è proprietario dell’immobile in quanto il diritto dominicale è sempre dell’Alsia. Giudizio parziale perché il giudice non poteva entrare nel merito della tutela possessoria”. Tutela che spetta ad un preciso giudizio di merito. In altre parole il Giudice dice che siccome è provato che il CSA era in possesso (o meglio nella detenzione dei locali) prima dell’ordinanza e che la stessa ordinanza di sgombero non poteva (a suo dire) essere adottata in quanto l’immobile non è di proprietà del comune ma è solo concesso in comodato d’uso allo stesso, il CSA va rimesso nella detenzione dei locali, ripristinando la situazione precedente all’ordinanza. La valutazione sulla legittimità o meno del possesso omeglio sulla validità o meno del titolo negoziale (la famosa delibera) deve essere rimessa ad altro giudice nell’ambito di altra procedura. Quindi, sebbene il CSA vada rimesso nel possesso dell’immobile perché i provvedimenti del Giudice, pur non condividendone il contenuto, vanno rispettati. La situazione è comunque provvisoria. Ma ora il Comune cosa farà? “L’ente comunale ha due alternative – spiega il Sindaco Ripoli - fare reclamo (l’equivalente dell’appello) avverso questo provvedimento provvisorio, ovvero avviare l’azione di rilascio dell’immobile in quanto illegittimamente detenuto.  Con il nostro legale fiduciario, Fabio Sgarrino, avvieremo azione di reclamo perché la situazione vada fino in fondo e a questo punto metteremo tutte le carte sul tavolo su come è realmente la situazione facendo emergere le chiare responsabilità che appaiono essere non di questa amministrazione. Sulla vicenda non si esclude il probabile intervento della corte dei Conti”. Infine la circostanza gridata dall’Associazione degli anziani, quella delle spese legali. “Un’altra fesseria enorme – conclude il primo cittadino di Scanzano Jonico, Ripoli - detta su questa vicenda. Il Comune non è stato condannato ad alcun risarcimento del danno per lite temeraria (ex art.96 c.p.c.) ma più semplicemente al pagamento delle spese di giudizio (spese legali per €.4.420,00 disponendo la distrazione in favore degli avvocati di controparte ex art.93 c.p.c. in quanto antistatari) e tanto poiché il principio di legge secondo il quale le spese di lite seguono la soccombenza prevede che chi perde paga. Anzi, nel liquidare le spese, il Giudice ha addirittura parlato di complessità della controversia, il che dimostra che la scelta di costituirsi in giudizio non è stata affatto azzardata (se fosse stato un azzardo la causa sarebbe stata di facile soluzione). Una vicenda che lascia molto amarezza da parte delle istituzioni locali, in particolare per il Sindaco Ripoli sempre attento a tutelare gli interessi comuni del proprio territorio. “Poteva evitarsi di arrivare a tanto- conclude mestamente Ripoli- se solo ci fosse stata collaborazione e non strumentalizzazione politica della questione, anche per rispetto delle altre associazioni di volontariato che ancora attendono una sede, esternando al contempo la nostra amarezza nei confronti di chi ancora oggi vuol farci passare come dei mostri”.  

Oreste Roberto Lanza

 

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