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Rifiuti tossici dalla provincia di Taranto, a Rotondella. Cosa c’è di vero?

Rifiuti radioattivi, dalla Cemerad di Statte, in provincia di Taranto al sito dell’Itrec della Trisaia di Rotondella in provincia di Matera? Circostanza vera o solo voci, come si dice, di corridoio? La notizia pare circolare già da qualche giorno anche tramite il web, ma al momento nulla vi è di provato. Il Sindaco di Rotondella, il ragioniere Vito Agresti chiamato in causa ha precisato che “è un’ipotesi che non esiste. Ho letto i link su alcuni siti di Taranto e provincia ma non è vero nulla. Dirò di più: se anche fosse solo ventilata questa possibilità, noi saremmo pronti alle barricate più che non per quanto accadde contro il deposito unico delle scorie nucleari a Scanzano Jonico”. Da tempo il territorio della comunità di Rotondella vive con questa emergenza ambientale in attesa del completamento delle bonifiche iniziate nel lontano 2012 e che dovrebbero terminare a dire della Soginnel 2026. “Abbiamo già il nostro sito radioattivo dismesso - precisa il Sindaco Agresti - che ci pesa da anni. Anzi, colgo l'occasione per invitare la Sogin ad accelerare le operazioni di decommissioning”. Operazioni che probabilmente, saranno al centro del tavolo della trasparenza convocato alla Regione per il 17 maggio prossimo. L’incontro, voluto direttamente ed espressamente dall’Assessore regionale all’Ambiente della Regione Basilicata, Francesco Pietrantuono, con i rappresentanti della Sogin Spa, il prefetto di Matera, gli organismi di controllo, i sindaci del Metapontino, le organizzazioni sindacali e professionali e le associazioni ambientaliste presenti sul territorio, rivolgerà le proprie attenzioni anche sulla cosiddetta “fossa irreversibile“ di Scanzano Jonico, un monolite in cemento con rifiuti radioattivi e della progettazione dei due cask necessari al trasporto delle barre di Elk River. Solo per ricordare alcuni passaggi della struttura Itrec di Rotondella. Nel 2005 fu realizzato all’interno dell’impianto Itrec, un laboratorio di monitoraggio ambientale tra i più moderni di Italia. Nel 2008 furono ultimate le attività di sostituzione della condotta di scarico a mare, completata e collaudata la nuova cabina di manovra. A luglio 2011 furono chieste le autorizzazioni al Ministero dello Sviluppo Economico per la disattivazione dell’impianto. Nel 2012 fu avviata la bonifica della fossa denominata 7.1 dove si trova un monolite in cemento armato contenente rifiuti radioattivi. Nel 2013 si completò, per garantire la massima sicurezza, la struttura di copertura dell’area dove si trova la fossa creando degli impianti di ventilazione antincendio ed elettrici. Il 21 agosto 2014 si notò, durante le indagini strutturali, un’uscita di liquido acquoso da una parete che interessò, una parte limitata del terreno sottostante. Tempo dopo si riprese l’attività di bonifica che ancora è in atto e che secondo la Sogin dovrebbe concludersi nel 2026, ma molti guardano al 2032.

Oreste Roberto Lanza

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