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Gli sfregi sui faggi di Cozzo Ferriero, De Marco: quando la scienza è insensibile alla bellezza

Cosa sta succedendo a Cozzo Ferriero? All’interno del Parco Nazionale del Pollino, a Rotonda è presente una vetusta faggetta situata nella zona chiamata appunto Cozzo Ferriero dichiarata di recente dall’Unesco patrimonio dell’Umanità. Da tempo molti turisti e non solo, lamentano la presenza di sfregi sui faggi che deturpano anche la bellezza del luogo nonché probabilmente la vita di questi storici alberi. Sulla questione è intervenuto subito Aldo Schettino, funzionario dell’ente Parco del Pollino che si occupa da tempo dei progetti di ricerca sulla faggetta. “Si stanno portando avanti degli studi – ha sottolineato Schettino – che riguardano per una parte la genetica dei faggi e per l’altra la vetustà del luogo”.Ma i picchetti e le incisioni effettuate su gli alberi a molti appaiono come un voler deturpare la risorsa presente all’interno di questo luogo. “Le modalità per effettuare i rilievi- precisa il funzionario del Parco del Pollino Schettino-sono imposti da protocolli severissimi. Si tenga presente che il numero sulla corteggia, che è un tessuto morto, non arreca nessun danno alla pianta perché è superficiale. Non è stata inferta nessuna ferita per cui parlare di scempio di sembra un’esagerazione”. Quanto meno molti si chiedono,poteva essere fatta una segnalazione. “Le aree oggetto di studi – sostiene Schettino- in genere non possono essere liberamente accessibili. Per questo il Parco è in attesa di disposizione dall’Unesco relativo alla gestione della faggeta” Ma nei giorni scorsi sia la guida del Parco Giuseppe Cosenza e tanti escursionisti e naturalisti che hanno segnalato   incisioni sulla corteccia nei faggi hanno posto delle osservazioni e delle riflessioni su questa attività di ricerca. In particolare quella di Saverio De Marco, Consigliere Nazionale Associazione Italiana Wilderness, Guida Ambientale Escursionistica (AIGAE) si è posto l’interrogativo: ci dovremo tranquillizzare?“Corre l'obbligo di aprire una riflessione-  dichiara subito De Marco -su questa vicenda e più in generale sul rapporto tra scienza e tutela della natura. Se uno sfregio sull'albero col coltello lo fa un turista si grida all'inciviltà, se lo fa un ricercatore si invoca il bene della scienza. Nessuno dice che gli studi non debbano farsi, ci mancherebbe; ma anche la ricerca deve porsi dei limiti”. La questione insomma è il giusto rapporto tra etica e scienza.” Gli ambienti naturali continua il sociologo De Marco -hanno anche valore in termini estetici, paesaggistici... direi persino "spirituali... e la ricerca scientifica non può ignorarli, trattando degli alberi monumentali come materia bruta utile solo per il suo "valore scientifico". La riflessione ricorda la circostanza del bellissimo pino loricato monumentale abbattuto dal vento a Serra delle Ciavole e fatto a fettine dai ricercatori per ricavarne delle misere rondelle da esporre nell'ecomuseo del Parco. “Oppure sempre per citare un caso recente – rimarca De Marco- viene in mente la vicenda dell'Uomo di Altamura, il cranio di Neanderthal che è ormai un tutt'uno con la grotta. A causa delle concrezioni calcaree, alcuni ricercatori vorrebbero rimuovere... sempre in nome della Scienza”. Sfregiare dei faggi di così rara bellezza solo perché vanno numerati, significa non avere sensibilità per ciò che essi rappresentano? “Se esistono dei protocolli -  conclude Saverio De Marco-che impongono questi metodi allora sono sbagliati e vanno cambiati. Si studiassero altri metodi per numerare gli alberi,ad esempio, sarebbero più ecologiche delle minuscole targhette verdi, come quelle usate per i pini loricati monumentali. Tutti gli ambientalisti, guide in generale gli appassionati del Pollino sono contenti del riconoscimento Unesco delle faggete vetuste del Pollino. Ma se questo riconoscimento comporta che dei ricercatori vadano in giro ad incidere gli alberi sfregiandone la loro bellezza, allora la tentazione è quella di rimpiangere i tempi in cui queste faggete nessuno le conosceva e le studiava...”

Oreste Roberto Lanza

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