In attesa di capire cosa significa “mancato incremento” di risorse finanziarie per la sanità di cui parla il Premier Renzi e se le continue voci di ulteriori tagli sono solo “gossip” come si vorrebbe far credere negli ambienti del Governo nazionale, il risparmio di 50milioni di euro annunciato dalla Stazione Unica Appaltante (Sua) della Regione Basilicata in materia di farmaci e vaccini è sicuramente una buona notizia ma non per questo si deve abbassare la guardia sull’impegno che attende la Regione per ridurre gli sprechi nella sanità pubblica. Lo afferma il presidente dell’Anisap Basilicata Antonio Flovilla, sottolineando che, come dimostra sufficientemente la questione dei tetti di spesa per la specialistica ambulatoriale, di cui attendiamo ancora “segnali” di attuazione, la sanità privata accreditata ha fatto fino in fondo la sua parte, subendo tagli ulteriori a quelli che si sono registrati negli ultimi anni.
E’ proprio il Ministro alla Salute Lorenzin a mettere il dito nella piaga quando afferma che: “nella sanità pubblica c’è un tasso di sprechi e inappropriatezze elevato”. Di qui – continua Flovilla – l’interrogativo che abbiamo posto da tempo senza alcuna risposta: siamo proprio sicuri che limitando l’intervento sulla sanità ai soli tagli a sprechi e inefficienze (che nessuno ha il coraggio di negare) accumulati dal servizio pubblico, non si possano recuperare gran parte dei soldi da risparmiare?  Siamo di fronte, purtroppo, a livello regionale, a scelte che mancano di una valutazione approfondita, ma soprattutto risentono della mancanza della guida politica del Dipartimento e di una visione tecnico-organizzativa rispetto ad una problematica il cui approccio non può essere arbitrario, né può fare a meno di conoscenze ed esperienze maturate sul campo.
L’Anisap – continua la nota – ha da tempo indicato all’opinione pubblica alcuni dei “casi di spreco” su cui riflettere: investimenti per la riqualificazione del presidio ospedaliero di Melfi (2 milioni di euro) e del costituendo Centro di medicina ambientale dell’ospedale di Villa d’Agri (1,5 milioni;  fondi per il potenziamento del parco tecnologico del servizio sanitario regionale (7 milioni di euro), per il potenziamento della rete regionale diagnostico-terapeutica oncologica e di radioterapia (6 milioni di euro); 6,5 milioni di euro (in aggiunta ai 3,5 milioni di euro stanziati con l’assestamento di bilancio del 2014) per la ristrutturazione dell’ospedale di Maratea, presidio già definito inutile (da chiudere). E non si sottovaluti che la stessa Corte dei Conti ha aperto anche in Basilicata numerosi procedimenti per accertare eventuali sprechi di risorse pubbliche nella sanità (il caso più eclatante è il progetto di nuovo ospedale di Lagonegro).
Da tutto ciò emerge, in generale, una scarsa attenzione ai problemi reali che il settore vive, nonché una assenza completa della politica nella sua capacità di programmare e di scegliere tra spese produttive ed inefficienze e sprechi. Tutto ciò – conclude Flovilla – mentre le ripercussioni, nel caso di meno risorse al sistema sanitario di quanto stabilito, saranno ovviamente sulla salute dei cittadini con una prima immediata conseguenza: più liste d'attesa. I nuovi Lea partiranno con il contagocce: scelta del Parlamento e del Governo come di alcune Regioni tra le quali la Basilicata di disinvestire in sanità e in primo luogo nella prevenzione”.