L’agricoltura è pronta e vuole scommettere sui giovani, dando segnali concreti. Ed è per questo che CIA e AGIA-Associazione Giovani Imprenditori Agricoli hanno sottoscritto con il Ministro del lavoro il Protocollo per l’attuazione della Garanzia Giovani, in attuazione del Piano europeo per promuovere l’occupazione giovanile. L’intesa, adattata sulle caratteristiche del settore agricolo, consentirà alle imprese associate di attivare tirocini e rapporti di apprendistato con giovani che vogliono avvicinarsi all’agricoltura nonché prevede azioni per l’autoimprenditorialità. “E’ fondamentale promuovere l’occupazione giovanile in agricoltura con strumento come il progetto ‘Garanzia per i giovani’ è fondamentale – ha detto il presidente nazionale della Cia, Dino Scanavino -. Nonostante la crisi e l’alto tasso di disoccupazione, sono sempre di più i ragazzi che decidono di tornare alla terra. Non si tratta solo di ragazzi che rilevano l’attività dei genitori, ma di diplomati e laureati che scelgono di scommettere sulla vita dei campi. E’ necessario investire sull’imprenditoria investendo soprattutto sui giovani. Riconosciamo che il governo sta facendo uno sforzo notevole nella direzione della semplificazione, ma ancora non basta”. La Cia infatti ricorda che il settore agricolo offre tante opportunità e potenzialità: solo nel 2013 sono nate 11.485 imprese agricole, pari al 10% delle aziende neonate in Italia e oltre il 17% di queste new entry ha un titolare di età inferiore ai 30 anni. In più oggi circa il 90 % degli agricoltori under 30 ha una scolarità medio-alta. L’intesa – commenta l’AGIA-CIA Basilicata – si inserisce perfettamente nel progetto agricoltura “Futuro giovane” predisposto dall’Agia lucana sulla base della parola d’ordine passione, amore, energia per una nuova stagione dell’agricoltura lucana contiene proposte semplici e concrete: un'agenzia per il riordino fondiario per facilitare l'accesso alla proprietà della terra; la costituzione di società miste giovani e anziani, società in cui l’anziano proprietario, titolare dell’azienda, entra in società con il giovane; misure per facilitare nuove imprese agricole attraverso l’accesso al credito e al mercato, la semplificazione normativa, la fiscalità agevolata, il supporto alla gestione. Il ricambio generazionale in agricoltura -evidenzia l’associazione- è un passaggio cruciale per l’agricoltura lucana, in quanto l’agricoltura è un patrimonio, oltre che dei prodotti che gli agricoltori creano, fatto di cultura dei territori, di tradizioni e saperi che, molto spesso, non si imparano ma si tramandano di generazione in generazione. In presenza di investimenti, in quote di produzione, nel miglioramento delle aziende, di mutui e prestiti contratti anche a breve periodo, sono evidenti le maggiori difficoltà che possono incontrare i giovani nell’attuale fase economica rispetto al resto del comparto". L’agricoltura –sottolinea l’Agia-Cia- non è più solo un “affare di famiglia”. Se un tempo in campagna ci si nasceva e il mestiere si ereditava dai genitori, oggi cresce sempre di più il numero di chi sceglie la vita dei campi, pur provenendo da esperienze e formazioni diverse. E fanno bene -evidenzia l’Agia Cia- perché l’agricoltura si sta dimostrando vitale e “anticiclica” dal punto di vista occupazionale, anche se i numeri del “turn over” generazionale nei campi sono ancora bassi, con gli “under 40” che rappresentano solo il 9,9 per cento del comparto e gli “under 30” che si fermano addirittura al 2,1 per cento. Eppure, secondo dati recentemente pubblicati da Almalaurea, ad esempio un agronomo su due trova lavoro entro un anno dal conseguimento del titolo, e quasi uno su tre con un contratto stabile. Tanto che, dall’inizio della crisi, la facoltà di Agraria ha fatto segnare un picco di immatricolazioni superiore al 40 per cento, a fronte di un crollo generalizzato delle iscrizioni di oltre il 12 per cento in cinque anni. “Stiamo assistendo a un fenomeno di rinnovamento del comparto: mentre i figli degli agricoltori che decidono di portare avanti l’azienda di famiglia si sono ridotti al 61 per cento del totale –sottolinea Antonio Dinisi, presidente della Cia Basilicata- una nuova tendenza avvicina al lavoro dei campi giovani laureati o professionisti di altri settori che decidono di mollare tutto e di cambiare vita”. Alla base di questo fenomeno nuovo che sta attraversando il comparto ci sono più fattori. Quasi il 45 per cento di questi imprenditori “young” decide di investire in agricoltura dopo esperienze lavorative concluse negativamente nei comparti più vicini alla propria preparazione. Il 33 per cento dichiara di aver scelto l’agricoltura più per la qualità della vita in campagna che per le reali prospettive offerte dal settore. Mentre il restante 22 per cento è stato coinvolto nella scelta da amici e conoscenti, con cui poi ha iniziato l’esperienza lavorativa in azienda. Qualunque sia il motivo di questa scelta, però, un elemento resta fondamentale: in otto casi su dieci sono stati aiutati dalla famiglia nella fase di “start-up” aziendale, per l’acquisto della terra (65 per cento), per i macchinari (45 per cento) e per la burocrazia di partenza (56 per cento). Il che dimostra che nel settore, soprattutto per i giovani, il “credit crunch” è ancora molto forte.