“Non è la prima volta che l’Ola, Organizzazione Lucana Ambientalista, fa del terrorismo mediatico contro e a danno dell’immagine turistica del Parco e delle sue numerose attività economiche.”
È questa la secca replica del presidente del Parco dell’Appennino Lucano, Domenico Totaro, all’articolo diffuso dalla Ola qualche giorno fa circa la presunta autorizzazione di nuovi pozzi petroliferi in Val d’Agri.
“Si sostiene in articoli e comunicati inviati anche al sottoscritto –scrive il presidente- che dovrei rivedere un nulla osta sulla autorizzazione di nuovi pozzi chiamati Cerro Falcone 3-4. Per l’ennesima volta mi tocca chiarire e smentire totalmente che l’Ente Parco abbia mai rilasciato alcuna autorizzazione, per cui titolo e contenuto del comunicato sono da considerarsi chiaramente falsi.
Ricordo che:
-i pozzi Cerro Falcone 3-4 esistono dal 2000, autorizzati dunque prima della Istituzione del Parco Nazionale avvenuta nel 2007;
-il decreto istitutivo del Parco art.1 elenca i divieti delle varie opere e tra questi: n) l’attività estrattiva e di ricerca di idrocarburi liquidi e relative infrastrutture tecnologiche; o) la realizzazione di opere che comportino la modifica del regime delle acque, fatte salve quelle necessarie alla sicurezza delle popolazioni e le opere minori legate all’esercizio silvo-pastorali tradizionali che comunque non incidono sugli alvei naturali.
In riferimento alla lettera n) del comma 1 è fatta salva la realizzazione di opere e l’esercizio delle attività connesse che hanno già ottenuto il giudizio positivo di compatibilità’ ambientale ai sensi della vigente normativa in materia di valutazione di impatto ambientale, nonché’ quelle relative agli interventi per i quali alla data di approvazione della proposta di intesa da parte del consiglio regionale siano state avviate le procedure di valutazione di impatto ambientale.”
Partendo da questi dati di fatto Totaro chiarisce che “il nulla osta rilasciato dal Parco al comune di Calvello in data 5 agosto 2015n.190, leggibile sul sito, riguarda esclusivamente opere di manutenzione ordinaria e di risistemazione dell’area di alloggiamento dei pozzi già autorizzati e in produzione e la diversa sistemazione di alcuni macchinari in superficie con variante alla recinzione dell’area. Opere pienamente legittime secondo quanto previsto dal decreto richiamato.
All’Ola ribadisco che ad oggi nessuna nuova perforazione è stata autorizzata dal Parco (si specifica che l’autorizzazione è in capo alla Regione mentre al Parco spetta il nullaosta ambientale). Vorrei rassicurare inoltre che in sede di incontri e conferenze di servizio la posizione del Parco è stata sempre coerente con il dettato del Decreto Istitutivo e di assoluto diniego alle compagnie di permessi anche solo di studi e ricerche riguardante l’area Parco.”

Di seguito l’articolo della Ola a cui fa riferimento il presidente Totaro.
"La Ola, Organizzazione lucana ambientalista, chiede al Presidente dell’Ente Parco Appennino Lucano, Ing Domenico Totaro, di ritirare in autotutela il nulla osta concesso al Comune di Calvello per i lavori di variante all’allestimento dell’area cluster “Cerro Falcone 3-4″ in località bosco Farneto di Calvello ubicati in zona 2 del perimetro del parco che per la Ola costituiscono “nuovi lavori” essendo stati previsti in variante al progetto originario.
Al Comune di Calvello, ente richiedente del nulla Osta al parco, la Ola chiede di non rilasciare “esito favorevole” all’autorizzazione di cui la richiesta dell’Ufficio Foreste del Dipartimento ambiente della Regione Basilicata n. prot 152437 del 24/7/2015 di cui la determina dirigenziale dell’ufficio foreste del Dipartimento regionale ambiente n.14AJ.2015/D.00685 del 16/7/2015 .
Il solo richiamo alla “tutela paesaggistica” nel nulla osta del parco nazionale Appennino lucano n. 190 del 5/8/2015 previsto dall’art.1, comma 5 del DPR 8/12/2007 è per la Ola riduttivo ed inoltre omette di richiamare anche il comma n) dell’articolo 3 dello stesso DPR (Divieti Generali) che recita come “sono vietate attività di estrazione e di ricerca di idrocarburi liquidi e relative infrastrutture tecnologiche”.
La Ola ha segnalato tale anomalia agli organi di controllo preposti del Ministero dell’Ambiente e della Commissione Europea."
 

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