Ancora una volta Senise ha vissuto l’esperienza comunitaria dell’ordinazione sacerdotale di due giovani della parroccia. Don Michelangelo Crocco e don Giovanni Messuti, due giovani che hanno vissuto percorsi diversi, che vengono da esperienze differenti, ma che hanno in comune una profonda formazione che ha le sue radici in una tradizione spirituale e sacerdotale che ha a Senise il capostipite in don Egidio Guerriero. Proprio intorno alla sua figura, che Senise ha avuto la fortuna di conoscere per quasi vent’anni, si incrociano alcune significative ricorrenze in questo 2013. Il 4 luglio si sono celebrati i suoi 70 anni di sacerdozio, e il 18 aprile il 25esimo della benedizione dell’icona della Madonna di Costantinopoli in Piazza san Pietro dalle mani di Giovanni Paolo II, di cui don Egidio fu grande artefice. Se il Signore non lo avesse chiamato in Paradiso, il 9 giugno del 1989, un’altra tappa della sua vita terrena avrebbe segnato la storia della sua comunità: l’incoronazione di quella stessa icona, in programma per il 50esimo della sua ordinazione nel 1993. Proprio grazie a don Egidio e don Battista la comunità di Senise ha vissuto uno dei più grandi gesti della sua storia di fede, con la fusione dell’oro votivo che nel corso degli anni si era accumulato intorno alla vecchia icona e la costruzione delle corone che oggi splendono sul capo della Madonna e di Gesù Bambino, segno di una unità che, nella sua dimensione presbiterale, si incarnava nella comunità sacerdotale, altro grande lascito di don Egidio. Quando arrivò a Senise, nel 1971, insieme a don Battista e a don Antonio Infantino, egli intuì che la ricostruzione del tessuto parrocchiale doveva passare anche attraverso un segno tangibile da parte dei sacerdoti. Fu così che nacque quella formula unica per la nostra diocesi, per la quale i sacerdoti vivevano sotto lo stesso tetto e condividevano lo stesso progetto pastorale, portando ciascuno il proprio contributo e sperimentando la gratuità di un servizio che non legava i fedeli alla persona del sacerdote ma alla realtà storica che quella comunità incarnava mettendo al di sopra di tutto la sequela a Gesù Cristo. Quella esperienza, che potrebbe sembrare circoscritta al solo ambito del clero, arricchì invece tutta la comunità, che sentì “la casa dei preti” come casa propria, e fece sperimentare ai sacerdoti la grazia della vita comune, avvicinandoli in tal modo alle difficoltà e alle esigenze delle famiglie. E così la canonica di Senise divenne una scuola per molti sacerdoti, un’esperienza feconda di vocazioni, e gli anni seguenti videro molte ordinazioni. Nel ’77 don Cesare Lauria, nell’81 don Rocco Gazzaneo, nell’89 don Pino Marino, nel ’93 don Pino Terracina, nel ’99 don Giuseppe Addolorato e don Gianluca Bellusci, nel 2006 don Donato Partipilo e qualche giorno fa don Giovanni Messuti e don Michelangelo Crocco. Tutti sacerdoti donati alla chiesa dalla comunità di Senise, il cui capostipite rimane un sacerdote piccolo e umile, che vestiva il cilicio e pregava col volto sul pavimento davanti al Santissimo Sacramento, al riparo dagli occhi di tutti. Che amava la chiesa e ne studiava costantemente i documenti, che non lasciava mai cadere dalle sue mani il Santo Rosario. Che si fermava a pregare per ore nel cimitero, sulle tombe dimenticate, e che arrivava a chiedere scusa ai bambini quando, per eccesso di zelo, li richiamava con energia. Che ancora oggi, a quasi 25 anni dalla sua morte, è nel cuore di tutta la comunità.