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Chiesa

La Madonna nera di Viggiano è tornata nel Santuario sul monte

La Madonna nera di Viggiano è tornata nel Santuario sul monte

  La Madonna Nera di Viggiano è tornata come tradizione, prima domenica di maggio, sulla cima del Sacro Monte del suo Santuario, posto a 12 km dal centro abitato ad una altitudine di 1725 metri. Resterà in questo luogo sino alla prima domenica di settembre. Le pagine di storia raccontano di un Santuario eretto presumibilmente nel XIV secolo, nel luogo dove...

A scuola di cristianesimo, il cardinale Montenegro: la solidarietà, principio sociale e virtù morale

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Tra i principi della Dottrina sociale della Chiesa quello della solidarietà è sicuramente il più noto, il più invocato e il più citato perché quello di cui si avverte maggiore urgenza e necessità in tempi di crisi ma anche, probabilmente, il più soggetto a fraintendimento, soprattutto in ambito politico. Troppo spesso, specie nel Mezzogiorno, ha significato assistenzialismo, rapporto di subordinazione...

Francavilla in Sinni, un dibattito con l’On. Letta nell’ambito della Scuola di Cristianesimo

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Messa crismale a Tursi. L'omelia di mons. Orofino

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I giovani di Ruoti, Serra di Pepe, da Papa Francesco. Un’emozione, abbiamo pregato insieme

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Stringere la mano di Papa Francesco, raccontarsi e pregare con lui e a un passo da lui sono esperienze uniche e forse irripetibili che ogni cristiano sogna, E' proprio quello che è accaduto ad un gruppo di fedeli di una piccola parrocchia nel Comune di Ruoti, quella di Sant’Antonio di Padova della località Serra di Pepe ieri, domenica 11 Marzo. Un’esperienza...

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La Madonna nera di Viggiano è tornata nel Santuario sul monte

 

La Madonna Nera di Viggiano è tornata come tradizione, prima domenica di maggio, sulla cima del Sacro Monte del suo Santuario, posto a 12 km dal centro abitato ad una altitudine di 1725 metri. Resterà in questo luogo sino alla prima domenica di settembre. Le pagine di storia raccontano di un Santuario eretto presumibilmente nel XIV secolo, nel luogo dove la leggenda vuole il ritrovamento del simulacro della Madonna. Una leggenda che narra di come l'immagine sacra fosse venerata sin dagli albori del cristianesimo nell'antica città di Grumentum. Quando questa fu distrutta dai Saraceni, la statua sarebbe stata nascosta in una buca (circostanza similare alla Madonna Del Piano di Episcopia nascosta all’interno di un albero) ancora oggi visibile davanti all'altare maggiore e ritrovata grazie all'apparizione di misteriosi fuochi. Il primo documento noto che cita la chiesa risale al 1393: si tratta di un atto in cui un tale Tommaso Bono Iurno di Viggiano cedette alla chiesa dieci grani pro luminaris. Gli storici, come Giovanni Colangelo (dal suo libroIl Santuario di Viggiano, Venosa, 1984”), Nicola Tommasini e Giovanni Tramice (particolare il libro “La Madonna di Viggiano nella storia, Venosa, 1995”)raccontano come  il culto dell'immagine della Madonna era già molto diffuso nel XVI secolo e del santuario si occupò anche papa Giulio II. Fu papa Leone XIII, nel 1890, ha incoronare la Madonna del Monte di Viggiano "Patrona e Regina" della Lucania. L'investitura fu ribadita da papa Paolo VI nel 1965 che elevò a Basilica Minore Pontificia la chiesa dove per circa un anno la Madonna nera risiede. Negli anni la statua che ha subito molti interventi e interamente rivestita d'oro zecchino, fuorché i volti, le mani ed i piedi del Bambino. Nella sua composizione attuale richiama fortemente la tipologia di icona bizantina in cui Maria è rappresentata frontalmente, seduta in trono e con il Bambino Gesù in braccio. Lineamenti della Madonna, detto da diversi studiosi, ricordano fortemente i volti ritratti nelle icone bizantine. “È un momento di grande devozione – sottolinea il Sindaco di Viggiano, Amedeo Cicala – di tanti pellegrini che accorrono ad onorare la statua della Madonna Nera di Viggiano, Patrona e Regina delle Genti Lucane, protagonista indiscussa del nostro paese”. 

Oreste Roberto Lanza

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A scuola di cristianesimo, il cardinale Montenegro: la solidarietà, principio sociale e virtù morale

Tra i principi della Dottrina sociale della Chiesa quello della solidarietà è sicuramente il più noto, il più invocato e il più citato perché quello di cui si avverte maggiore urgenza e necessità in tempi di crisi ma anche, probabilmente, il più soggetto a fraintendimento, soprattutto in ambito politico. Troppo spesso, specie nel Mezzogiorno, ha significato assistenzialismo, rapporto di subordinazione da parte dei presunti beneficiari che non riescono a uscire da uno stato di bisogno anche per l’interesse di chi “provvede”. Per questo la Chiesa coniuga da sempre la solidarietà con la sussidiarietà che vuol dire assunzione di responsabilità.
Relatore autorevole sarà il Cardinale Francesco Montenegro, testimone della “Chiesa del grembiule”, tra i maggiori protagonisti del rinnovamento ecclesiale voluto da Papa Francesco.
Quella di domani è l’ultima delle lezioni di dottrina sociale che si inseriscono nel percorso di “Scuola di Cristianesimo”, proposto da mons. Vincenzo Orofino, vescovo di Tursi-Lagonegro, con la lettera pastorale triennale “Al fine di edificare il Corpo di Cristo”.
La Scuola ha inteso rispolverare concetti fondamentali che non possono passare nel dimenticatoio a favore di una religiosità tradizionale spesso coniugata in chiave di “vago sentimento di compassione”. La Dottrina sociale della Chiesa impegna invece la Comunità sul terreno concreto della vita quotidiana come traduzione pratica nel territorio del Vangelo. E infatti la solidarietà consiste proprio nel trasformare le strutture sociali, spesso ingiuste, che la Chiesa chiama esplicitamente “strutture di peccato”, in strumenti volti al bene comune.
All’incontro di Francavilla i lavori saranno introdotti dal giornalista Edmondo Soave e conclusi dal vescovo Orofino.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Francavilla in Sinni, un dibattito con l’On. Letta nell’ambito della Scuola di Cristianesimo

L’invito a Enrico Letta, ex Presidente del Consiglio (2013-2014) e attuale Direttore della Scuola di Affari Internazionali dell’Istituto di Studi politici di Parigi, è stato rivolto nell’ambito della Scuola di Cristianesimo che si va svolgendo in tutta la diocesi di Tursi-Lagonegro, ormai dall’autunno scorso e che ha come obiettivo quello di tradurre nel territorio la Dottrina sociale della Chiesa. Si tratta di una scelta obbligata - dice il vescovo mons. Vincenzo Orofino nella sua ultima lettera pastorale - perché la dottrina sociale è parte integrante e ineludibile della testimonianza di vita cui il cristiano è tenuto, per fede e per scelta. All’incontro sono stati invitati amministratori, uomini politici, operatori pastorali ovviamente a cominciare dai sacerdoti, e tutti gli uomini di buona volontà, interessati e comunque coinvolti, perfino loro malgrado, nella promozione del bene comune, che non è la somma dei beni individuali, come si tende a semplificare, bensì il bene di tutti, cioè della comunità, nel quale ciascuno deve trovare lo spazio e il clima per la sua realizzazione. Questa è la scommessa della politica in chiave cristiana, richiamata a più riprese da Papa Francesco, che trova però troppo spesso soprattutto al sud e in Basilicata difficoltà ad affermarsi. A introdurre e coordinare i lavori sarà il giornalista Edmondo Soave. Le conclusioni, dopo il dibattito, saranno del vescovo di Tursi-Lagonegro mons. Vincenzo Orofino.

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Messa crismale a Tursi. L'omelia di mons. Orofino

"Perdonatemi se la mia voce non risponde alle vostre attese", quasi a dire: "perdonatemi se l'influenza non mi permette di rivolgermi a voi con la solita determinazione". E' iniziata con questa affermazione la celebrazione della santa Messa Crismale nella Cattedrale di Tursi, presieduta per la seconda volta da Mons. Vincenzo Orofino che a giugno prossimo compie due anni alla guida della Diocesi dei due mari della Basilicata. Tanta attesa nel Popolo Santo di Dio, accorso particolarmente numeroso per l'occasione della celebrazione di quest'anno, poche settimane dopo quanto è stato oggetto di tanta attenzione da parte di alcuni giornali e causa di sofferenza, penitenza e mortificazione per il Clero diocesano e per l'intera comunità diocesana, come Mons. Orofino stesso ha richiamato nel corso dell'omelia.
"Cari confratelli, siamo chiamati a vivere nella fedeltà le promesse sacerdotali di castità, povertà e obbedienza, e fanno bene i fedeli laici ad aspettarsi che noi sacerdoti corrispondiamo alle attese con una fedeltà grande, con un amore totalizzante perché non si può pensare alla vita di un sacerdote come ad un part time. Il sacerdozio è una realtà totalizzante: il sacerdote è presbitero, egli si identifica con il suo ministero, la sua vita deve esprimere la bellezza di un mistero, quello dell'appartenenza a Cristo sacerdote, re e profeta che si fida di creature fragili per porgere al mondo la gioia della vita nuova che scaturisce dalla pasqua".

Le lacrime di commozione del Vescovo, quando ha richiamato i cinquant'anni di sacerdozio vissuti nella fedeltà da don Giacinto Giacobino (ordinato il 16 marzo 1968) e da don Giovanni Lippolis (ordinato il 14 settembre 1968), siano preziose agli occhi di Dio e della Comunità diocesana: nonostante le infedeltà di qualcuno, il presbiterio desidera rendere visibile Cristo buon pastore ed eterno sacerdote, portare a tutti il buon profumo di Cristo che il crisma consacrato nella celebrazione rende visibile. "Servite tutti, servite con gioia, servite sempre il Corpo santo di Cristo, la sua Chiesa, il mondo intero", il Vescovo lo ha chiesto ai presbiteri in maniera più forte del solito quest'anno consapevole dello "scandalo che c'è stato" ma invitando in maniera ancora più decisa ad essere vicini a chi ha provocato tanto smarrimento nei fedeli.
Al termine della celebrazione è stato Egidio Giordano, segretario del consiglio pastorale, ex sacerdote, a porgere gli auguri al Vescovo e al presbiterio in occasione della Festa del Sacerdozio.

L'omelia di mons. Vincenzo Orofino
1. “Lo Spirito del Signore è sopra di me”, così il vangelo di Luca appena ascoltato. Come Gesù, anche noi abbiamo la chiara consapevolezza che tutta la nostra vita è sotto l’azione dello Spirito. È vita nello Spirito.
Si! È lo Spirito che "viene in aiuto della nostra debolezza", è Lui che intercede "con insistenza" per noi presso il Padre, perché senza la Sua azione efficace "nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare" (Rm 8,26). È Lui che – abitando nei nostri cuori (cfr. 1Cor 3,16; 6,19) – ci permette di compiere le sue opere (cfr. Gal 5,22) e di essere liberati "dalla legge del peccato e della morte" (Rm 8,2). È Lui che ci guida a vivere in maniera degna della vocazione che abbiamo ricevuto (cfr. Ef 4,1).
Per mezzo dello Spirito, attraverso l’unzione, è stato riversato nei nostri cuori l’amore di Dio (cfr. Rm 5,5) per essere resi idonei a compiere la missione che ci è stata affidata da Dio. Tutti siamo unti per una missione.
Gli Oli santi che fra poco saranno benedetti sono per noi, sono per tutti i fedeli della nostra Comunità diocesana, sono per la nostra santificazione.
L’olio degli infermi dona conforto nel corpo, nell’anima e nello spirito e libera da ogni malattia, da ogni angoscia e dolore.
Coloro che ricevono l’olio dei Catecumeni vengono immessi nella vita bella e buona della Chiesa.
L’olio del Crisma è il “segno sacramentale della salvezza e della vita perfetta” per coloro i quali sono stati “rinnovati nel lavacro spirituale del Battesimo”. Con l’unzione crismale tutti noi battezzati e cresimati veniamo “consacrati tempio della gloria del Signore” per “spandere il profumo di una vita santa”, “in tutto conforme alla grande dignità che ci riveste come re, sacerdoti e profeti”.

2. Con il Crisma, carissimi confratelli sacerdoti, siamo stati unti anche noi nel giorno della nostra ordinazione presbiterale. Il Signore ci ha scelti “Con affetto di predilezione” e mediante l’imposizione delle mani e l’unzione siamo stati consacrati per partecipare del ministero di salvezza di Cristo Signore. Siamo stati configurati a Cristo, Sommo ed eterno sacerdote, e associati alla Sua missione.
L’ordinazione sacerdotale ha sconvolto la nostra vita, l’ha cambiata radicalmente e l’ha resa comprensibile solo a partire da Cristo, dentro il mistero di Cristo, attraverso il rapporto con Cristo.
Quel giorno il Signore, tramite il nostro Vescovo, ha posto le sue mani sulla nostra testa per dirci che siamo suoi: solo suoi, per sempre suoi, unicamente e totalmente di Dio. E noi abbiamo messo le nostre mani in quelle del Vescovo, volendo accogliere l’amore del Signore e la Sua volontà, accettando di essere custoditi dalla Chiesa e da quel giorno abbiamo avuto la possibilità di sentirci più amati, più sicuri, più custoditi, più liberi.
Il giorno dell’ordinazione il Vescovo ha unto le nostre mani per renderci idonei a servire il Signore e i fratelli. Si! Il Signore ha voluto che le nostre mani diventassero le Sue mani, perché ogni uomo potesse sperimentare la dolcezza del suo amore. Il Signore ha consegnato nelle nostre mani la sua stessa vita: la sua Parola, il suo Corpo, il suo Calice, la sua Misericordia. Egli vuole ancora oggi esercitare il suo sacerdozio attraverso noi e la nostra opera.
Cari sacerdoti, grazie per quello che fate con generosa dedizione a favore del Popolo Santo di Dio che è in Tursi – Lagonegro. Grazie, per la competente e fedele collaborazione che sempre offrite alla mia persona nell’espletamento del ministero episcopale. Grazie per il “si” che ogni giorno continuate a rinnovare al Signore e alla Chiesa con letizia di cuore.
A don Giacinto e a don Giovanni Lippolis gli auguri più cari nel cinquantesimo di ordinazione. Auguri, amici carissimi! Cinquant’anni di fedeltà! Rendiamo lode al Signore!
Cari confratelli, sentitevi un solo presbiterio, un’unica comunità sacerdotale. Aiutatevi l’un l’altro! Coloro che stanno più avanti nel cammino di santità non facciano mancare l’incoraggiamento e il consiglio a coloro che hanno un passo più lento, appesantito e distratto. Diamo la mano – attraverso la preghiera e la misericordia – a chi è caduto, perché possa rialzarsi e riprendere il percorso della vera conversione.

3. «Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» (Mt 5,48), così ha detto il Signore Gesù ai suoi amici, così ripete a noi oggi. Cari fedeli, siamo tutti chiamati alla perfezione della carità e alla santità di vita. Siamo tutti chiamati a conformarci a Cristo sacerdote, re e profeta. Tutti, proprio tutti dobbiamo intraprendere con maggiore decisione il cammino che porta alla misura alta della vita cristiana.
In modo del tutto particolare lo dobbiamo fare noi sacerdoti, perché – attraverso la nuova consacrazione dell’ordinazione presbiterale – abbiamo ricevuto una sovrabbondanza di grazia. Quanta grazia abbiamo ricevuto, confratelli carissimi! Non solo all’inizio, ma ogni giorno attraverso la grazia sacramentale che doniamo ai nostri fedeli attraverso i sacramenti, mentre siamo al servizio di coloro che ci sono stati affidati.
«I presbiteri sono ordinati alla perfezione della vita in forza delle stesse sacre azioni che svolgono quotidianamente come anche di tutto il loro ministero, che esercitano in stretta unione con il vescovo e tra di loro», insegna il Concilio Vaticano II (PO,12).

Cari confratelli, a noi il Signore chiede di più, perché ha dato di più. A noi è chiesta la perfezione! Ce la chiede il Signore e ce la chiedono i nostri fedeli. E hanno ragione! Hanno ragione perché hanno diritto a vederci quali siamo chiamati a essere, cioè come uomini di Dio e di preghiera, come ministri del Signore e servi della comunità. I fedeli ci vogliono “sacerdoti, sacerdoti”, “sacerdoti e basta”, che si identificano con il loro ministero, discepoli innamorati del Signore e missionari fervorosi, uomini con il profumo di Dio e con l’odore delle pecore, pastori premurosi, maestri rigorosi, guide duttili e accoglienti.
I nostri fedeli ci vogliono coerenti con gli impegni presi davanti alla Comunità nel giorno dell’ordinazione. Ci vogliono poveri, casti e obbedienti. Obbedienti e fedeli a Dio e alla Chiesa, perché sanno che la nostra fedeltà alla loro causa trova fondamento solo nella nostra fede e nel nostro rapporto con Dio. Non riponete la vostra forza negli applausi del momento! Non resistono a lungo! La nostra gente ha “l’intuito” della fede, ma anche il “senso” della Chiesa, e sa che il nostro ministero è dalla comunione ed è per la comunione.

4. Carissimi fedeli, a nome mio personale e di tutti sacerdoti della Diocesi vi chiedo scusa se qualche volta non siamo stati fedeli alla nostra vocazione e alla nostra missione. In modo particolare vi chiediamo scusa a nome di chi non ha tenuto un comportamento consono alla grazia sacramentale ricevuta in abbondanza, procurando in voi “turbamento” e “scandalo”. 

Insieme – presbiteri, diaconi, religiosi e religiose, fedeli laici – rendiamo grazie al Signore per il dono che il ministero dei nostri sacerdoti è per le parrocchie e per l’intera comunità diocesana. Insieme, facciamo in modo tale che il fango sparso in questi ultimi tempi venga trasformato in mattoni solidi per edificare una Chiesa sempre più bella, attraente, unita, propositiva e ricca di misericordia. È possibile, carissimi amici, anche oggi far splendere il volto bello e luminoso di questa Chiesa particolare che è in Tursi – Lagonegro. È possibile con la preghiera e la testimonianza personale. È possibile perché il Signore non abbandona la Sua Sposa, resa sempre più affascinante e interessante dall’azione incessante dello Spirito.
E’ l’azione dello Spirito Santo la causa della perenne giovinezza della Chiesa, della sua vivacità e vitalità, della sua unità, della sua bellezza, della sua carità operosa, del suo zelo liturgico e dell’ardore apostolico. E' lo Spirito che la rinnova continuamente e la conduce alla perfetta unione con Cristo, suo Sposo. Anche oggi, in questo tempo particolare, lo Spirito è con noi!

Non abbiate timore! Ci dice il Signore Gesù. «Nel mondo avete tribolazioni ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!» (Gv 16, 32 – 33).
Per la nostra amata diocesi questo è stato il tempo della prova e della mortificazione, diventi sempre di più il tempo della vera conversione personale e comunitaria, del ritorno esclusivo a Gesù Cristo, della preferenza dell’essenziale e di ciò che viene da Dio nella Chiesa. Rifiutiamo le finzioni, le apparenze, il superfuo e tutto ciò che non è utile per la nostra santificazione.

Un pensiero caro a voi giovani. Abbiate fiducia nella Chiesa. Fidatevi di noi, nonostante i nostri limiti. Fidatevi e affidatevi! Vogliamo solo il vostro bene. Tutto il vostro bene. Sempre il vostro bene. Vi aspettiamo negli oratori parrocchiali – sempre più diffusi – nelle nostre chiese e siamo disposti a incontrarvi dovunque ci invitate a stare con voi. 
La Vergine Maria, Madre della Chiesa, Regina degli Apostoli, Aiuto dei cristiani e Rifugio dei peccatori, ci custodisca con il suo materno affetto e ci insegni ad accogliere il Figlio suo Gesù come unico bene della nostra vita.
Così sia.

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