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L’indignazione della Consulta diocesana dei laici: Salvini non istighi l’intolleranza dei piccoli


“Adesso basta! Abbiamo seguito con ansiosa trepidazione l’odissea della nave Aquarius. Sentiamo ogni giorno, con perplessità e quasi incredulità, prese di posizione sui porti chiusi, gli attracchi impediti, lo sbarco con le manette.  Vediamo con preoccupazione la spaccatura nel Governo sul problema dei migranti, che indebolisce l’immagine dell’Italia nella percezione dei partner europei ed extraeuropei.”
Lo afferma la presidente della Consulta delle Aggregazioni Laicali della diocesi di Tursi Lagonegro Anna Maria Bianchi.
“Trepidazione, perplessità, preoccupazione, ma non sorpresa. Niente che non fosse ampiamente prevedibile dati gli esiti consegnati dal voto del 4 marzo, in assenza della disponibilità delle singole parti a considerare la propria visione non come assoluto, ma come base di partenza per cercare soluzioni condivise per il bene comune.  
Abbiamo cercato con fatica di capirlo – non certo di giustificarlo – alla luce della necessità per ciascuna parte di posizionare in modo determinato la propria identità, di insistere e far vedere ai propri elettori e simpatizzanti che ci si sta impegnando, anche se spesso solo a colpi di dichiarazioni in forma “gridata” mediatica, sui temi che avevano portato al consenso.
Ma che un Ministro della Repubblica arrivi a plaudire, a dire bravo ed a gratificare con “Numero uno!” un ragazzino che in piazza Montecitorio gli dice “Non vogliamo extracomunitari in Italia” è decisamente troppo e va al di là di ogni possibile comprensione.
La Consulta delle Aggregazioni Laicali della Diocesi di Tursi Lagonegro esprime indignazione per questo comportamento. Il ministro con il suo plauso si è assunto una gravissima responsabilità. Coinvolgere l’infanzia nel circo mediatico di una campagna elettorale senza fine è gesto che può essere definito con una sola parola: infame.
Quel ragazzino di dieci anni all’incirca, si convincerà ancora di più di aver parlato bene, pensato bene, di star facendo l’interesse (il bene?) della sua famiglia, del suo quartiere, del suo paese.   
Un ministro – e vale la pena di ricordare che ministro vuol dire servo, servo fedele del suo Paese e della Costituzione su cui ha giurato - avrebbe dovuto intervenire a correggere o quanto meno reagire con cautela, anche solo in nome del buon senso.
Ministro Salvini, si è interrogato su quale futuro di pacificazione e di collaborazione si prospetta se già i piccoli portano dentro di loro semi tali di intolleranza e xenofobia? D’altra parte, con gli esempi cui sono quotidianamente esposti, cosa ci si potrebbe aspettare di diverso?”
 

 

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