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Prelevate le carcasse dei pesci morti per farle analizzare presso l'istituto Zooprofilattico di Padova

Ancora pesci morti sulle sponde della diga del Pertusillo, proprio come un anno fa. La circostanza, pare, addebitabile a una dinamica naturale. Per tale ragione gli organi dell’ente Parco, del servizio veterinario e dell’Asp hanno attivato tutte le procedure previste per fare le dovute verifiche. Infatti nella giornata di ieri, utilizzando un gommone della Protezione Civile, sia l’Asp che i Carabinieri hanno prelevato le carcasse dei pesci morti per farli analizzare presso l'istituto Zooprofilattico di Padova. I risultati saranno pronti all’incirca fra una ventina di giorni. Nell’immediatezza dei prelievi, i tecnici dell’Azienda sanitaria hanno potuto evidenziare probabili segni riconoscibili di virosi che attaccano i carassidi lasciando immaginale possibili dinamiche naturali.

L’invaso, le cui acque sono utilizzate per usi potabili a servizio della nostra regione, della Puglia e parte della Campania, non è nuovo a questo tipo di fenomeni. Negli anni passati si diede la colpa alla presenza di una particolare alga. Sempre l’anno scorso un'altra moria di pesci fu evidenziata all’interno del fiume Agri, affluente che alimenta proprio il Pertusillo. Nel 2011 le analisi dell’acqua esclusero tracce di inquinamento tanto che si pensò addirittura ad un virus arrivato in Italia dall’Est negli anni ’70 quando cominciò l’importazione di pesce da quelle zone. Ora, ancora una volta, si tratta di attendere per capire se l’ennesima moria sia ancora da addebitare a cause naturale o legate a forme di inquinamento presenti sul territorio.

 

Oreste Roberto Lanza


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