Il Csail si schiera dalle parte degli imprenditori locali e pertanto condivide “senza se e senza ma” le ragioni della protesta alla base della manifestazione di domani a Potenza. Lo sostiene una nota dello stesso Comitato per lo sviluppo delle aree interne lucane a firma del presidente Filippo Massaro. Registriamo con piacere – aggiunge la nota – che i titolari di aziende che sono le uniche a garantire lavoro quasi completamente a maestranze della Val d’Agri, del Sauro e della Basilicata, hanno preso consapevolezza del rischio che corrono da una parte a causa dei continui ricatti di Eni e Total e dall’altra per la nota difficoltà della politica a trovare una via d’uscita nel dilemma trivelle sì-trivelle no. Una cosa è certa – dice Massaro – non si può scaricare sulle spalle di imprenditori che gestiscono briciole di appalti e subappalti per effetto del meccanismo perverso messo in campo dalle compagnie che di fatto emargina, da sempre, l’imprenditoria della nostra regione. Una situazione che ha anche responsabilità diretta in chi avrebbe dovuto tutelare la piccola e media impresa valligiana e saurina, a cominciare da Confindustria che ha sempre subito la linea dettata da Eni-Total e per finire al cartello di associazioni che si riconoscono in Pensiamo Basilicata con Legacoop che ha sempre dettato la strategia da assumere. Nessuno ha mai fatto un bilancio sui risultati del Contratto di Rete. E se questo non bastasse a pagarne le conseguenze potrebbero a breve essere i dipendenti di queste aziende: a fine anno il taglio occupazionale potrebbe essere pari al 50 per cento. Di rilievo, non sfugga – dice Massaro – è il metodo della protesta: la manifestazione è stata organizzata dal “basso”, senza coinvolgere attivamente nè associazioni di categoria, nè sindacati (sebbene informati ufficialmente), propriamente perché a metterci la faccia, saranno le persone che lavorano e che vivono grazie all’economia che genera il petrolio e l’indotto petrolifero. Il Csail condivide dunque gli obiettivi centrali della mobilitazione sotto la Regione: evidenziare la reale ricaduta delle attività petrolifere in Basilicata, in termini economici ed occupazionali; sollecitare le istituzioni affinché rispettino gli accordi sottoscritti; fare chiarezza su ricerca e perforazione e sicurezza per cittadini e territori. Quanto alla Cgil che si vede “scavalcata” dagli imprenditori – afferma Massaro – siamo alla conferma di come il sindacato sia rimasto al ruolo storico del secolo scorso e non abbia ancora compreso che è cambiato tutto nella nostra società e nelle relazioni tra titolari di attività produttive e dipendenti. Il nostro auspicio – conclude Massaro – è che il Palazzo della Regione si svegli dal torpore. Leggere che il presidente Lacorazza ha scritto una terza lettera a sostegno del referendum contro l’art.38 dello Sblocca Italia testimonia che si pensa di affrontare la questione ancora solo ed esclusivamente a livello amministrativo e non con gli strumenti eccezionali che essa richiede. Anche l’attesa delle nuove mosse di Renzi non può durare in eterno.