E’ questo l’ allarme lanciato dalla Fiesa-Confesercenti. In quattro anni, il commercio ha perso complessivamente 21.320 unità, di cui quasi la metà del settore alimentare. Secondo diversi osservatori, ben il 62 per cento degli 8100 comuni italiani rischia di rimanere senza esercizi commerciali alimentari. E’ l’effetto desertificazione che lascia circa 5000 comuni senza servizi primari, rendendo difficile trovare anche pane,  latte e  carne senza spostarsi di chilometri dalla propria abitazione. E noi – commenta Prospero Cassino, presidente Confesercenti Potenza – non possiamo permettercelo  tenuto conto che in media in provincia di Potenza ci sono 18 esercizi alimentari ogni 10mila abitanti, con una media più alta di quella nazionale (15,5). Oltre all’impatto di servizio sull’utenza che nei più piccoli comuni è fatta di pensionati che non possono certo raggiungere i supermercati dei centri più grandi. “Siamo di fronte ad un’emergenza – evidenzia la Fiesa-Confesercenti  - che rischia di avere risvolti disastrosi a livello locale e nazionale, sia in termini economici, sia sociali. Oltre agli inevitabili effetti sui livelli occupazionali, sulla produttività e sulla competitività, la desertificazione commerciale porterà con se anche problemi importanti a carico soprattutto delle fasce sociali più svantaggiate”. Occorre dunque intervenire subito cominciando da un’aliquota iva generalizzata al 4%, dall’estensione del regime fiscale semplificato previsto per gli artigiani anche ai commercianti al di sotto dei 30 mila euro di reddito. Chiediamo inoltre una premialità fiscale, a valere sulla tassazione locale, l’abbattimento della tassa sui rifiuti e dell’Ici, per le imprese di vicinato che forniscono servizi primari nei centri urbani ed un bonus fiscale per le imprese commerciali che si insediano in aree rurali o che operano all’interno di contesti territoriali di filiera. La Fiesa ribadisce poi la richiesta più volte avanzata del superamento dei registratori di cassa come strumenti fiscali: bastano gli studi di settore implementati con “adeguatori agli indici di mercato”. Tra le priorità per fronteggiare la situazione critica in cui si trovano a sopravvivere i negozi alimentari italiani c’è poi quella della razionalizzazione della filiera e la parificazione dei trattamenti fiscali in materia di vendita dei prodotti alimentari tra vendita diretta agricola e vendita negli esercizi di vicinato, superando così un’anacronistica e scandalosa disparità di trattamento che genera equivoci e rendite di posizione. “Si tratta soltanto di alcune delle proposte che abbiamo indicato al Governo – sottolinea il neopresidente di Fiesa – ma che rappresentano gli interventi più urgenti da mettere in campo per arginare quella che sta diventando una vera strage tra gli esercizi di vicinato. I piccoli negozi che spesso caratterizzano i centri storici stanno perdendo la loro battaglia contro i giganti della grande distribuzione organizzata. Gli ipermercati ed i centri commerciali – continua  - hanno invaso le periferie e l’hinterland dei comuni garantendo ai consumatori un’offerta a condizioni di concorrenza spesso scorretta e sempre insostenibile da parte dei piccoli esercizi che sono così costretti ad arrendersi sempre più spesso.  In una fase di grande problematicità per i consumi dunque gli esercizi alimentari di vicinato sono quelli che – afferma Cassino -  già oggi garantiscono uno sbocco al mercato alle piccole produzioni tipiche, escluse dai grandi circuiti commerciali, e forniscono un servizio a tutte le fasce di popolazione, anche a quelle con maggior disagio insediativo e sociale. Per vincere le sfide che il mercato impone occorre puntare sulla professionalità degli addetti, sulla strutturazione di corsi professionali, specializzanti per la categoria. Il tema della sicurezza alimentare – ha detto ancora – è uno dei principali argomenti di attenzione dei cittadini: una nuova normativa sull’origine è un diritto del consumatore”.