Un pubblico attento e numeroso ha accolto lo scorso 17 ottobre nel Mondadori Multicenter di via Marghera, l’omaggio ideale di Leonardo Sinisgalli a Milano, la città nella quale egli visse e si formò a partire dagli anni Trenta. L’iniziativa, dal titolo “Leonardo Sinisgalli: omaggio a Milano. Dalla civiltà contadina alla civiltà delle macchine”, è stata organizzata nell’ambito del Fuori Expo da Gal Akiris e Fondazione Leonardo Sinisgalli con la finalità di riallacciare il legame profondo che univa il poeta della due Muse non solo a un luogo fisico, ma a un contesto culturale, a un’epoca storica e a una civiltà “nuova”.
Dopo i saluti e gli interventi introduttivi del Direttore del Gal Akiris, Ennio Di Lorenzo, e del Presidente della Fondazione Sinisgalli, Mario di Sanzo, il Direttore Biagio Russo si è soffermato sull'importanza formativa dell’esperienza milanese per Sinisgalli, da lui stesso definita come il periodo più fecondo non solo da un punto di vista poetico. Il rapporto con artisti come Cantatore, Melotti e Fontana, con architetti come Giò Ponti e Persico, con poeti come Ungaretti, Carrieri, Gatto e Quasimodo ha creato infatti le condizioni per quella «mirabile e ambigua bigamia tra poesia e scienza che ha portato il linguaggio della poesia nel Regno dell’Utile».
La complessità del personaggio Sinisgalli è stata raccontata nel documentario “La cultura è onestà” presentato dal giornalista Rocco Brancati, che ha anche coordinato l’incontro, mentre Decio Cocolicchio, dell’Università di Basilicata, ha ripercorso gli studi e i maestri di Sinisgalli nel periodo romano, da Corbino a Fermi, da Severi a Pittarelli, grazie ai quali nacque in lui l’interesse per il mondo dei numeri e delle forme geometriche.
Un poeta così formato non sarebbe potuto rimanere indifferente al fascino della città protagonista dello sviluppo industriale e del miracolo economico, emblema di quella che Liliana Curcio del Centro Pristem Bocconi, insieme a Gian Italo Bischi e Pietro Nastasi, chiamano “La civiltà del miracolo” nel volume che raccoglie gli articoli di «Civiltà delle macchine», la rivista aziendale di Finmeccanica fondata e diretta da Leonardo Sinisgalli dal ’53 al ‘58. Tanti, fra questi, sono gli articoli di elettronica e cibernetica, che colpiscono per la loro “modernità”; tante sono anche le suggestioni (es. i voli interspaziali) e soprattutto le contaminazioni, come ha osservato Vittorio Marchis del Politecnico di Torino, soffermandosi sul rapporto tra la poesia e l’industria in «Civiltà delle macchine».
Due realtà, poesia e industria, in apparenza contrapposte che, per Giuseppe Lupo dell’Università Cattolica, il visionario Sinisgalli è riuscito a far dialogare, raccontando ai poeti come le macchine non siano da temere, bensì da capire profondamente, poiché anche in esse è racchiusa genialità e bellezza.
Alla fine della serata si è avuta l’impressione che Milano e Sinisgalli si fossero scambiati un omaggio reciproco. Nella sala dove ha avuto luogo l’incontro, gli scatti del fotografo Raffaele Luongo, che reinterpretano visivamente la “Lucania” sinisgalliana (reale e poetica), campeggiavano insieme alle riproduzioni delle copertine di «Pirelli», «Civiltà delle macchine»,  «La botte e il violino», le riviste aziendali fondate e dirette da Sinisgalli. Un omaggio della città all’intellettuale lucano, al suo viaggio dalla civiltà contadina verso la civiltà delle macchine. 
Allo stesso tempo, la lettura fatta da Paola Graziano di alcuni brani sinisgalliani tratti da “Pagine Milanesi” e dei versi di “Via Velasca”, ha suggerito che anche una città simbolo di macchine e fabbriche può diventare materia poetica. Questo è stato, forse, il più grande omaggio che  Sinsisgalli abbia potuto rendere alla sua Milano.
 

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