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Ancora amianto in Basilicata: bomba ecologica nello stabilimento ex Materit di Ferrandina

 

Sono stati ritrovati incustoditi oltre 600 sacchi pieni di amianto tossico all'interno dello stabilimento ex Materit di Ferrandina, comune della Val Basento in Basilicata, conservati in violazione di ogni norma di sicurezza prevista per lo smaltimento di questi minerali. Grazie alle telecamere del Tg 2000, dopo numerosi anni le porte della vecchia fabbrica, che produceva manufatti in amianto sono state riaperte. L’inchiesta di Caterina Dall’Olio, ha tolto ogni dubbio sulla presenza di residui tossici all’interno dei locali della struttura, confermando la presenza di numerosi sacchi di amianto nella sua forma più pericolosa e nociva, ovvero quella friabile. Le telecamere hanno registrato lo stato della struttura e dei residui tossici abbandonati li da anni. Insieme alle telecamere di Tv2000 è entrato nello stabilimento per la prima volta anche il vicesindaco di Ferrandina, Maria Murante, sconvolta e fortemente impressionata da quanto verificato e registrato. Le immagini girate con un drone hanno accertato che da alcuni sacchi, evidentemente non sigillati, fuoriusciva della polvere di amianto. A poco sono serviti in questi anni i sigilli e le perplessità aumentano se si pensa che la ex Materit confina con il fiume Basento che poi sfocia nel Mar Ionio. Ulteriore grave scoperta è che alcuni pastori rompendo le recinzioni hanno permesso alle proprie pecore di pascolare proprio nell’area contaminata, probabilmente, anche da alcune lastre di amianto poste sotto il terreno vicino il vecchio edificio, seppur questa attualmente resta un’ipotesi non ancora accertata. Gennaro Martoccia, sindaco di Ferrandina, non ha nascosto i propri timori in merito alla salute della popolazione, soprattutto considerando il numero rilevante di casi di tumori provocati dall’amianto registrati negli ultimi anni tra i suoi cittadini. «Non mi sento assolutamente tranquillo, – dice il sindaco Martoccia - la comunità e le aziende circostanti oggi non sono al sicuro. La responsabilità della bonifica ce l’ha la Regione che d’accordo con il Ministero deve fare la bonifica». Secondo un accordo tra Regione e Ministero dell’Ambiente, nel 2013 la Basilicata ha avuto disposizione circa 3,5 milioni di euro per la bonifica della ex Materit. Purtroppo da allora nulla è stato ancora fatto, questo anche perché la gara d’appalto fatta per l’affidamento dei lavori è stata invalidata da una sentenza dal Tar e confermata poi dal Consiglio di Stato, a causa di una inidoneità dell’azienda vincitrice della gara. A distanza di 40 anni oggi la polvere di amianto è ancora lì, a rischio della salute di tanti ed è spaventoso se si considera che l’amianto provoca ogni anno circa 6 mila morti nel nostro Paese e 107 mila nel mondo. L’amianto è un killer silenzioso e fortemente cancerogeno che provoca con assoluta certezza scientifica mesotelioma, tumore del polmone, tumore della laringe, dello stomaco e del colon. L’assessore all’ambiente della Regione Basilicata, Francesco Pietrantuono ha dichiarato che il nostro Paese ha affrontato per troppo tempo con eccessiva leggerezza le tematiche ambientali e che la rabbia nei confronti della burocrazia che tiene attualmente in stallo l’esecuzione dei lavori presso la ex Materit è tanta: «Il progetto esecutivo in base alla gara riportava meno di un anno nella realizzazione degli interventi. Mi sento arrabbiato nei confronti di una burocrazia che tiene in stallo l’esecuzione di lavori che considero sicuramente una cosa non complessa».

Silvia Silvestri

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