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Un’appalto di oltre 5 milioni di euro per i lavori di costruzione di un sistema irriguo a valle del Pollino

“Il caso non esiste”. Dichiarava il 29 febbraio 2016 l’allora sindaco di Castelluccio Inferiore, Roberto Giordano, attualmente a capo della minoranza consiliare. Stiamo parlando dell’appalto di oltre 5 milioni di euro per i lavori di costruzione di un sistema irriguo a valle del Pollino. E’ di qualche giorno fa la notizia che il Giudice delle indagini preliminari deciderà il 19 febbraio prossimo per il rinvio, o meno, a giudizio di ben 12 persone che a vario titolo appaiono sospettati di abuso di ufficio e turbativa d’asta. Tra questi vi è Roberto Giordano, all’epoca dei fatti (periodo compreso tra il 2010 e il 2013) primo cittadino di Castelluccio Inferiore. Tutto parti da un esposto presentato da due consiglieri di minoranza, Sassone e Viceconte all’autorità anticorruzione (Anac) e la Procura della Repubblica di Lagonegro. Stiamo parlando della costruzione di un impianto d’irrigazione, all’avanguardia e auto sostenibile poiché alimentato con fonti di energia rinnovabile un programma gestionale che regola l’erogazione dell’acqua dei singoli punti d’irrigazione. Un impianto, pare, atteso da oltre trent’anni per garantire l’irrigazione dei terreni agricoli del territorio castelluccese.

Ma all’epoca i due consiglieri di minoranza ne contestarono il progetto proponendo ricorso all’autorità anticorruzione e alla Procura della Repubblica. L’autorità anticorruzione, in data 18 febbraio 2015, con delibera numero 22 dichiaro , per dirla in gergo processualistico, di non procedere ponendo fine al procedimento avviato dai consiglieri richiedenti. All’epoca l’autorità anticorruzione scriveva: “da quanto potuto accertare, la procedura di affidamento dei lavori non ha subito contenziosi, non ha prodotto riserve da parte della ditta appaltatrice, tali da influenzare negativamente il corso, né da incidere sulle finanze disponibili . Infine è stata realizzata un’economia di spesa derivante dal ribasso d’asta conseguito in sede di gara”. Unico appunto, che l’autorità in questione sollevò all’allora amministrazione Giordano, fu quello di una maggiore e più stretta osservanza della normativa che regola i lavori pubblici , sia nelle fasi della progettazione sia dell’appalto e dell’esecuzione. Resta aperto il fascicolo presso l’autorità giudiziaria del Tribunale di Lagonegro; in caso di archiviazione, si potrà chiudere quest’annosa faccenda. Il primo cittadino di allora Roberto Giordano non manifesta preoccupazione.
“Mi sento tranquillo- rileva Roberto Giordano, raggiunto telefonicamente dalla nostra redazione – e fiducioso nel lavoro della magistratura. Avremo modo di far valere, anche in sede penale, come fatto davanti al consiglio dell’Anac, presieduto, dal suo presidente Raffaele Cantone, le nostre ragioni che sono quelle di aver svolto il nostro lavoro seguendo tutti i dettami che le norme ci imponevano. Siamo ampiamente tranquilli.”. Qualcuno nell’attuale maggioranza resta a guardare in attesa di vedere l’esito finale . “Siamo sicuri della bontà del nostro operato – conclude Roberto Giordano – per questo affronteremo a testa alta la vicenda senza richiedere patteggiamenti e ottenere sconti di pena“.

 

Oreste Roberto Lanza

 


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