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Ad oggi il tampone rimane il metodo più efficace e attendibile per una diagnosi sicura e per individuare i soggetti asintomatici

Si è parlato molto in questi ultimi giorni di emergenza da Covid-19 di test rapidi per la diagnosi, sul modello della Corea del Sud e del Veneto. Ma ci sono test e test, ed è necessario saper discernere e valutare bene i risultati per non ottenere risultati falsati ed inutili se non controproducenti. In Basilicata i test rapidi sono stati richiesti e, dopo numerosi solleciti e lunghe attese, da qualche giorno li si sta anche utilizzando, nello specifico per verificare l’eventuale positività al coronavirus per il personale sanitario in servizio presso gli ospedali lucani, iniziando dal presidio ospedaliero del «San Carlo». Su oltre duecento kit veloci che sono stati effettuati in una giornata, è però emerso che tra il personale sanitario ci sono stati due falsi positivi e si spera non ci siano stati anche falsi negativi, ipotesi purtroppo che non va esclusa poiché i kit rapidi possono identificare positivamente solo casi in cui gli anticorpi si sono già sviluppati. Ad ora notizia certa è che due sanitari lucani risultati positivi al kit veloce una volta fatto il tampone rino-faringeo, processato il risultato, questo è cambiato, facendo risultare i due soggetti esaminati in realtà negativi. Il rischio sull’attendibilità ed affidabilità di questa tipologia d’esame era già noto e dichiarato dal Comitato Tecnico Scientifico per il Coronavirus 19, Organismo del Ministero della Salute e dall’Istituto superiore della sanità che non ne ha però ridotto l’utilizzo, poiché considerato comunque utile se considerato complementare alla diagnosi soprattutto di soggetti asintomatici.

 

 

La task force regionale,se da una parte ha deciso di acquistare 10mila kit rapidi, stabilendo di impegnarli per le categorie più a rischio come i sanitari, le forze dell’ordine e i componenti delle attività produttive, essendo il dibattito su questi test ancora particolarmente attuale,di contro,ha comunque stabilito che in caso di positività dei test rapidi, ulteriori accertamenti verranno comunque sempre fatti con i così detti “tamponi tradizionali”. Un grosso limite del test molecolare è la sua impossibilità di dirci se il soggetto è entrato in contatto con SARS-CoV-2 e ha sviluppato IgG in grado di proteggerlo in caso di nuovo contatto o se il suo organismo non ha mai “incontrato” il virus. Ad oggi il tampone rimane il metodo più efficace e attendibile per una diagnosi sicura e in realtà anche per l’individuazione dei soggetti asintomatici ovvero quei soggetti che pur presentando sintomi lievi risulterebbero positivi alla ricerca molecolare di SARS-CoV-2: oggi restano loro i soggetti considerati il principale veicolo di trasmissione della malattia e pertanto,secondo i virologi, è la loro rilevazione che va concordata meglio, adeguatamente e quanto prima all’interno di un percorso unico concordato e controllato dalle Istituzioni Regionali e Nazionali.

 

Silvia Silvestri


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