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La mancata riapertura riguarda soprattutto l’adeguamento dei locali ai protocolli di sicurezza sanitaria

Oltre la metà delle imprese del commercio e dei servizi che hanno riaperto – di cui poco meno dell’80% sono bar e ristoranti - stima a conferma delle gravi difficoltà delle imprese impegnate nei consumi fuori casa una perdita di ricavi che va dal 50 fino ad oltre il 70%. E' quanto emerge da un'indagine di Confcommercio, in collaborazione con Swg, sullo stato di salute delle imprese a due settimane esatte dalla Fase 2. Al di là di differenzazioni di carattere regionale e territoriale l’indagine – commenta Michele Tropiano, vice presidente Confcommercio Potenza – fotografa l’esatta situazione che si registra in provincia di Potenza dove per quasi il 30% delle imprese che hanno riaperto, rimane elevato il rischio di chiudere definitivamente a causa delle difficili condizioni di mercato, dell’eccesso di tasse e burocrazia, della carenza di liquidità.


Tra le misure di sostegno ottenute, rileva l'indagine Confcommercio-Swg, il 44% delle imprese ha beneficiato di indennizzi, come il bonus di 600 euro, ma è ancora estremamente bassa la quota di chi ha ottenuto prestiti garantiti o fruito della cassa integrazione. Per questa ragione abbiamo chiesto alla Regione di snellire al massimo le procedure per l’erogazione degli aiuti. I dati riferiti ad un universo di imprese, prevalentemente micro-imprese fino a 9 addetti, che da noi – sottolinea Tropiano – sono la stragrande maggioranza costituisce un segnale negativo, perché un buon 30% delle imprese di ristorazione che potevano riaprire non l’ha ancora fatto. I motivi della mancata riapertura riguardano soprattutto l’adeguamento dei locali ai protocolli di sicurezza sanitaria. In generale, tra le imprese che hanno riaperto, la gestione dei protocolli di igienizzazione-sanificazione e la riorganizzazione degli spazi di lavoro sono state condotte con successo e senza particolari difficoltà, sebbene nella seconda settimana emerga qualche problema aggiuntivo rispetto alla settimana precedente.


Le dolenti note emergono dall’autovalutazione degli intervistati sul giro d’affari: già nella prima settimana la media dei giudizi si collocava largamente al di sotto della sufficienza. Nella settimana successiva questi timori si confermano: il 68% degli imprenditori dichiara che i ricavi delle prime due settimane sono inferiori alle aspettative, quando già le aspettative stesse erano piuttosto basse. La stima delle perdite di ricavo rispetto ai periodi “normali” per oltre il 60% del campione è superiore al 50%, con un’accentuazione dei giudizi negativi nell’area dei bar e della ristorazione, segmento dove si concentrano maggiormente perdite anche fino al 70%. Solo due quinti delle micro-imprese presenta addetti e, quindi, solo questa frazione avrebbe avuto necessità della cig in deroga. Specularmente, il ricorso a ulteriori prestiti è prevedibilmente piuttosto rarefatto. Le imprese di minori dimensioni, avendo perso per oltre 2 mesi quasi il 100% del fatturato non hanno convenienza a contrarre ulteriori prestiti i quali andrebbero ripagati con un reddito futuro la cui formazione appare oggi molto incerta. Le valutazioni conclusive – dice Tropiano - sono fortemente negative. Fin qui, nell’esplorazione delle due indagini, svolte a distanza di una settimana, emerge una significativa oscillazione dei giudizi tra la voglia di tornare a fare business e percezioni piuttosto cupe sull’andamento dei ricavi, il tutto condito da un esplicito orientamento delle imprese volto a smussare l’impatto delle difficoltà e dei problemi.

 


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