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Fare i tamponi non è sufficiente, occorre che le strutture rispettino quanto previsto dai protocolli anti-covid

Quanto accaduto alla casa di riposo di Marsicovetere, con circa 30 contagi tra residenti e operatori, ci pone di nuovo in una situazione di allarme. Oltre allo screening nelle Rsa, riteniamo sia necessario verificare con costanza e attenzione che le strutture rispettino le regole previste dal protocollo anti-covid. L’attività di prevenzione non si può ridurre all’effettuazione dei tamponi, anche se a tappeto. L’Istituto Superiore di Sanità già agli inizi di settembre ha pubblicato un documento per la prevenzione e il controllo dell’infezione da SARS CoV-2 con la quale si danno indicazioni precise sulla ripresa in sicurezza delle attività a regime delle strutture sociosanitarie e socioassistenziali e creare le condizioni per rivedere in sicurezza parenti e amici. Si tratta di un documento importante che, proprio in virtù della specificità della popolazione a cui è dedicato, viene aggiornato in relazione al contesto degli scenari epidemiologici. Nelle strutture residenziali sociosanitarie e socioassistenziali sono ospitati, oltre agli anziani, anche soggetti con patologie croniche, affetti da disabilità di varia natura o con altre problematiche di salute, anch’esse da considerarsi fragili e potenzialmente a maggior rischio di evoluzione grave se colpite da covid. Il benessere degli anziani e delle persone fragili, di coloro che vivono lontani dai nuclei familiari per motivi di non autosufficienza, è intimamente collegato anche alla loro sfera emotiva come spiega Paolo D’Ancona, ricercatore dell’ISS che ha realizzato il rapporto.

La possibilità di poter incontrare i propri cari e di alimentare la loro vita relazionale non è ininfluente sul loro stato di salute: è necessario dunque imboccare una strada che riporti gradualmente alla normalità, ma in tutta sicurezza. Nel documento sono contenute indicazioni aggiornate per riprendere le attività nel rispetto del distanziamento fisico, con regole precise per garantire nuovamente l’accesso alle strutture tramite i ricoveri finora bloccati e garantire procedure sicure nei reingressi dagli ospedali. Le misure specifiche da mettere in atto nel contesto dell’epidemia di covid-19 vanno dalla predisposizione di misure di carattere organizzativo per prevenire l’ingresso di casi di covid-19 in struttura alla creazione di percorsi (se possibile, a senso unico) e aree “pulito” e “sporco” separate; dall’ organizzazione degli accessi dei fornitori alla gestione in sicurezza della ripresa delle attività di gruppo e della condivisione di spazi comuni comprendente il mantenimento della distanza di sicurezza e delle altre misure precauzionali. Il DPCM 11 giugno, Art. 9 ha stabilito una serie di principi relativi sia alle Rsa che alle case di riposo attraverso specifici protocolli che garantiscono il rispetto delle disposizioni per la prevenzione dal contagio e la tutela della salute degli utenti e degli operatori, come la formazione del personale di assistenza per la corretta adozione delle precauzioni specifiche e delle procedure d’isolamento e quarantena e del personale addetto alla ristorazione, alla pulizia della struttura e allo smaltimento dei rifiuti; accesso regolamentato alla struttura ai soli visitatori dei residenti, tramite percorsi “puliti”,

per tutta la durata dell’emergenza epidemica secondo valutazione del direttore della struttura; non sono consentite visite ai residenti in isolamento e quarantena, se non in casi eccezionali secondo la valutazione del direttore della struttura; utilizzo della telemedicina per le visite dei residenti da parte dei medici di medicina generale, adeguato ricambio di aria negli alloggi dei residenti, come anche nelle aree di passaggio/comuni; screening degli operatori sanitari e sociosanitari e loro responsabilizzazione al rispetto del distanziamento fisico, dell’appropriato uso della mascherina e degli altri provvedimenti in vigore, anche al di fuori dei turni di lavoro; offerta delle vaccinazioni anti influenzali e antipneumococco agli operatori sanitari e sociosanitari e ai residenti in conformità con le raccomandazioni nazionali e regionali; sospensione dell’attività lavorativa degli operatori a contatto stretto o sospetti/probabili o risultati positivi al test per SARS-CoV-2 in base alle disposizioni vigenti. Un lungo elenco di prescrizioni che ci auguriamo le case di riposo rispettino alla lettera, nell’interesse dei propri assistiti, dei loro familiari, del personale e della comunità. Spetta alla Regione, di concerto con le autorità sanitarie, vigilare affinché episodi quali quello di Marsicovetere non si ripresentino in futuro, tenuto conto che la stagione autunnale è solo all’inizio e che dovremmo convivere con il virus ancora a lungo. Oggi più che mai è urgente l’approvazione da parte della Regione della legge sull’accreditamento delle strutture socio sanitarie e socio assistenziali, così come richiesta da tempo dallo Spi Cgil e rispetto alla quale la Regione si è dimostrata sorda. Il governo regionale si apra al confronto con le parti sociali per affrontare in via definitiva tutte le criticità afferenti alla cura degli anziani, rese ancora più gravi dall’emergenza sanitaria.

 

Nicola Allegretti Segretario generale Spi Cgil Basilicata 

Pasquale Paolino Segretario generale Spi Cgil Potenza

 


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