A Policoro gli operatori del settore confermano la tendenza italiana

Il miele lucano risulta in Italia tra i più apprezzati. Un aspetto ribadito qualche anno fa dall’Osservatorio nazionale del miele e nell’ultimo congresso svoltosi a Policoro, in provincia di Matera, dal 30 gennaio al 3 febbraio scorso. Cinque giorni intensi, organizzati da Aapi, associazione apicoltori professionali italiani, insieme a Unaapi, unione nazionale delle associazioni apicoltori italiani, ed Aal, associazione apicoltori lucani, in collaborazione con Ami, ambasciatori dei mieli italiani e con il contributo del Mipaaft, della Regione Basilicata e i patrocini di Matera, Basilicata 2019, del comune di Policoro, del comune di Calciano, Città del Miele, del Parco della Murgia Materana, del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val D’Agri Lagonegrese, degli Ordini dei Medici Veterinari delle Province di Potenza e Matera e della BPER Banca. All’Hotel Marinagri di Policoro, oltre ad operatori del settore provenienti da tutta Italia, presenti importanti professionisti provenienti dall’Università di Oxford e dal Messico. Il miele Lucano ha una sua storia e una qualità di pregio poca raccontata. Ci sono tante testimonianze di storia lucana su questa sostanza zuccherina, che le api domestiche producono dal nettare dei fiori o dalle secrezioni provenienti da parti vive di piante. Si racconta del rinvenimento di un favo,(raggruppamento di celle esagonali a base di cera d'api costruito dalle api nel loro nido per immagazzinare miele e polline),a Montemurro in una tomba del IV-III sec. a. C. A quel tempo, racconta la storia, il miele veniva utilizzato anche per preparare sacrifici vegetali agli dei. Tra i dolci, riprodotti su terrecotte votive deposte nelle fattorie della chora metapontina, spicca il pyramis, a base di grano abbrustolito, miele e sesamo, che richiama alla fertilità, per la sua forma fallica. L'ultima traccia dell'importanza del miele nella storia lucana è nella necropoli di Vaglio, stiamo parlando del VI-V sec.a.C.. Nell'ostentata ricchezza delle tombe dei basileis sono stati ritrovati vasi in bronzo, di produzione greca ed etrusco-campana, raffiguranti banchetti a base di carni arrostite, di vino e di miele con formaggio. Storia ma anche qualità. Gli apicoltori lucani, sono produttori di mieli monoflora molto rari quali quello di colza, di edera, di marruca, di trigonella. In lucania,sono presenti ben 84 apicoltoricon oltre 40 arnie cadauno,che spaziano da nord a sud del territorio. Nel Senisese-Pollino gli apicoltori sono presenti nel territorio di: San Costantino Albanese, Terranova del Pollino, San Severino Lucano, Viggianello, Francavilla in Sinni, Chiaromonte e Senise. Per un totale di circa 832 arnie in produzione e commercializzazione. Ripacandida può fregiarsi dell'onore di rientrare nell'Associazione nazionale “città del miele”, per la sua lunga tradizione di produttore di miele e per le sue caratteristiche ambientali, particolarmente idonee al prodotto. Nel 2003 è nato il Consorzio Regionale di Tutela e Valorizzazione del Miele Lucano. A maggio si svolge una manifestazione che coniuga l'alimentazione con la cultura dei piccoli comuni, con protagonista, il miele. Non da meno la città di Trivigno, in provincia di Potenza, dove nel 1999, il miele dell'apicoltore Antonio Fabrizio è stato dichiarato "miglior miele d'Italia" ed è stato segnalato da Slow Food nella guida sui migliori produttori di miele nazionali. Da non dimenticare che nella zona del Vulture sono presenti oltre 405 specie potenzialmente mellifere per una preziosa varietà di miele. Il ventaglio del Miele lucano spazia da quello agli agrumi, acacia, eucalipto, melata, castagno, fino ai millefiori di montagna. Nella cucina tradizionale lucana, il miele è presente nei dolci, nella cucina salata e nei formaggi. Provate a mettere una goccia di miele di arancia su una fetta di pecorino di Filiano o sul canestrato di Moliterno.

Oreste Roberto Lanza

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