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Il capodanno celtico in Basilicata. Mete da brivido, cultura e tradizioni

 

Anche in Basilicata si è festeggiata la notte di Halloween. Tra tradizione e consumismo la ricorrenza di origini celtiche è stata celebrata anche quest’anno con tour nei luoghi stregati della regione e con le immancabili e versatili zucche, regine dell’autunno. Dalla padella all’intaglio Halloween è servito. La più nota festa di origine celtica quest’anno ha fatto registrare un +20% sulle vendite delle zucche made in Italy, come rivelato da uno studio di Coldiretti, relativo alle esportazioni di zucche. In Italia, nei mercati di Campagna Amica quest’ortaggio ormai imperversa colorato e versatile, aprendosi a mille possibilità di trasformazione non soltanto gastronomica.Simbolo della “festa delle streghe” e regina dell’autunno, anche quest’anno la zucca è stata il denominatore comune degli eventi programmati tra il 31 e il 2 novembre proprio come da tradizione un po’ in tutta la Regione. Infatti nonostante le previsioni metereologiche incerte, ad Halloween in tanti hanno pensato di fare una gita fuori porta verso alcune mete turistiche considerate spaventose. Quest’anno mete da brivido ambite, dai turisti ma anche dagli stessi lucani, sono state: Craco, il famoso Paese fantasma, Valsinni, luogo in cui si racconta che dimori il fantasma della poetessa Isabella Morra che mai ha ricevuto sepoltura, il castello di Lagopesole, in cui vagherebbe il fantasma della regina Elena degli Angeli, murata viva nelle segrete delle stanze a soli 29 anni e Colobraro, detto il “Paese innominabile” abitato secondo le leggende da lupi mannari, fattucchiere e maciare. Ma quanti conoscono realmente l’origine di quanto appena festeggiato o di quanto si celebra il primi due giorni del mese di novembre? Forse non tutti sanno che la festa di Halloween non nasce in America ma ha origini antichissime rintracciabili in Irlanda, quando la verde Erin era dominata dai Celti. Halloween corrisponde a Samhain, il capodanno celtico. Dall’Irlanda, la tradizione è stata poi esportata negli Stati Uniti dagli emigranti, che, spinti dalla terribile carestia dell’800, numerosi si diressero verso la nuova terra. Il nome Halloween deriva dalla forma contratta di All Hallows’ Eve, dove Hallow è una parola arcaica inglese che significa Santo: la vigilia di tutti i Santi, quindi. Ognissanti, invece, in inglese è All Hallows’ Day. L’origine di questa ricorrenza è da individuare nelle tradizioni tramandate dai Celti, per i quali l’anno nuovo aveva inizio il 1° novembre, quando, terminata ufficialmente la stagione calda, iniziava quella delle tenebre e del freddo. A fine ottobre, pur essendo i Celti un popolo prevalentemente di pastori e dunque con un ritmo di vita scandito prevalentemente dai tempi che l’allevamento del bestiame imponeva, concluso il lavoro nei campi e con il raccolto al sicuro, i contadini potevano finalmente chiudersi in casa, rilassarsi riparandosi dal freddo e preparandosi a vivere la stagione più buia, ovvero quella invernale. Le scorte per l’inverno erano state preparate e dunque la comunità poteva riposarsi e ringraziare gli Dei per la loro generosità tramite un rito di passaggio che propiziasse la benevolenza delle divinità che serviva anche ad esorcizzare l’arrivo dell’inverno e dei suoi pericoli, unendo e rafforzando la comunità. Ecco perché veniva organizzato una sorta di Capodanno dedicato a Samhain, signore della morte e delle tenebre, celebrato con lunghi festeggiamenti e che in qualche modo segnava il passaggio dall’estate all’inverno e dal vecchio al nuovo anno. I Celti credevano che alla vigilia di ogni nuovo anno, cioè il 31 ottobre, Samhain chiamasse a sé tutti gli spiriti dei morti e che in questo giorno il velo che divideva il mondo dei vivi da quello dei morti si facesse più sottile, permettendo alle anime di mostrarsi e comunicare coi viventi. La loro era una celebrazione che univa la paura della morte e degli spiriti, all’allegria dei festeggiamenti per la fine del vecchio anno. Per l’occasione veniva acceso un grande fuoco sacro, le cui braci venivano poi utilizzate in lanterne intagliate in zucche e rape, usanza che assunse nel tempo la connotazione più cattolica di pregare per le anime dei morti, bloccati in Purgatorio. Finito il rito, i Celti, vestiti con maschere grottesche, tornavano al villaggio, facendosi luce con le lanterne costituite e festeggiavano per 3 giorni, mascherandosi con le pelli degli animali uccisi per spaventare gli spiriti. L’avvento del Cristianesimo non ha del tutto cancellato questa festività, ma ha sovrapposto a questa delle festività simili, conferendo alla cosa contenuti e significati diversi da quelli originari. La morte era il tema principale della festa, in sintonia con ciò che stava avvenendo in natura: durante la stagione invernale la vita sembra tacere, mentre in realtà si rinnova sottoterra, dove tradizionalmente, riposano proprio i morti. Ecco spiegato l’accostamento dello Samhain al culto dei morti. Oggi, complici la globalizzazione e il consumismo, Halloween è ormai entrato tra le ricorrenze da festeggiare e annotare sui nostri calendari per ragioni assai diverse da quelle originarie, per molti neanche comprese ed anticipa piuttosto un po’ il nostro carnevale o comunque le più tradizionali e cattoliche ricorrenze dei santi e dei morti, che già con le prime luci dell’alba hanno messo da parte la componente bacchica della festa celtica e ci hanno riportato al clima decisamente più pacato e riflessivo del 1° e del 2 novembre. Almeno fino alla prossima zucca. 

Silvia Silvestri

 

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