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‘Relazioni’ di Pino Rovitto: è l’uomo la bussola per orientarsi tra connessioni e globalizzazione

È un libro colto quello di Pino Rovitto, di una cultura che non è autoreferenziale e chiusa, ma aperta e dialogante, provocatoria della riflessione e del confronto diretto e pulito. Parliamo di “Relazioni. Orientarsi tra le connessioni e le relazioni con gli altri”, l’ultima fatica letteraria dell’autore originario di Senise, formatosi alla scuola di Enzo Spaltro, famoso psicologo del lavoro anch’egli originario dello stesso paese.
Sarebbe strano, in effetti, che in un libro in cui ci si sforza di tracciare il futuro delle relazioni assumendo la cultura come terreno di gioco della sfida, fosse proprio la cultura a creare barriere e a impedire la semplicità, la bellezza e la progettualità necessarie per  la buona riuscita.
La cultura qui è il ponte attraverso il quale passano i contenuti di una comunicazione che è profondamente umana, che recupera il senso di comunità come “dono comune”, cioè reciproco, e rigetta quello di “Im-munità”, cioè difesa dall’altro, rifiuto, rigetto, che sta alla base dell’epoca che viviamo, che non a caso degenera nella post-verità. “Abbiamo smarrito i volti e i nomi delle cose e al loro posto sono arrivati i numeri e le quantità, che non appartengono a nessuno”, scrive Rovitto in un passaggio del suo libro. È la cifra di uno stato che non si fonda più sul rapporto di amicizia tra gli uomini, ma su contratti che hanno lo scopo di limitare la concezione negativa e contrappositiva delle relazioni. E tutto questo è il segno di una civiltà che ha rinunciato al potere del simbolo e del mito come mediazione di una comune visione, che si tradurrebbe anche in una cifra comune di relazioni più vere e profonde.
Spettacolare è l’esercizio di comunicazione e dialogo che Rovitto propone nella figura retorica del chiasmo. Esprimere un pensiero in una frase semplice e poi considerare anche il significato della disposizione speculare dei suoi elementi (Anima del Mondo – Mondo dell’anima) è un esercizio di una straordinaria fecondità e creatività di pensiero, che trasforma la contrapposizione in alleanza comunicativa e dialettica.
Ma la nostra società non è quella del “chiasmo”, è semmai quella del desiderio di primeggiare e di avere ragione sulle ragioni degli altri. Ecco perché Rovitto afferma che nel nostro mondo contemporaneo siamo connessi ma non in relazione. Da questa condizione deriva una nuova e moderna alienazione del lavoro, che in questa dimensione “diventa un optional, senza ideologia, senza identità.  Il lavoro è nudo”, scrive l’autore. Viene così meno il luogo di vita che per secoli ha rappresentato l’humus di relazioni, a volte corporative a volte conflittuali, che hanno definito identità e percorsi di crescita comuni. In poche parole il lavoro non è più il centro unificante delle relazioni ma una variabile secondaria e residuale del prodotto finale che guarda solo ed esclusivamente al cliente-fruitore. Una lettura, questa, che sarebbe da approfondire non solo sotto l’aspetto sociologico, ma anche e soprattutto politico.
Formidabile è poi la declinazione che Rovitto fa del concetto madre negli schemi relazionali. Il dono inteso come reciprocità; il cambiamento non come negazione dell’identità ma come ricerca di essa; la fiducia come fede in un altro a cui ci si affida, e dunque relazione feconda; l’ospitalità come legame di uguaglianza e reciprocità. Potente e meravigliosa è l’immagine del contadino e del nomade come due facce della stessa medaglia: bisogno di radici l’uno e desiderio di cambiamento l’altro, ma entrambi poli esistenziali che si attraggono e si fondono nella stessa natura profondamente umana. L’ospitalità è dunque l’uomo che incontra l’uomo, i confini che si aprono al mondo e il mondo che si manifesta nei confini.
In una tale concezione delle relazioni l’epilogo non poteva non essere uno sguardo al futuro con il cuore nel passato. Un piccolo saggio sulle lingue morte, posto in appendice al libro, e un potente raccordo in dialetto senisese, lingua-grembo della visione del mondo di Pino Rovitto, chiudono il libro.
Le donne senisesi si rilassano al sole e conversano tra loro di cose varie. Il luogo è il micromondo che si oppone al villaggio globale. La globalizzazione ha avvicinato i luoghi ma ha allontanato le persone e le relazioni, dice l’autore. Per questo è meglio stare vicini e sentire il calore dei corpi che si parlano. Magari nel piccolo vicolo davanti casa, che è il prolungamento dell’interno delle antiche abitazioni, troppo piccole per contenere la voglia di relazioni delle nostre nonne. Meglio parlarsi guardandosi negli occhi, NNÁND A PÓRT.


Il testo di Pino Rovitto è stato presentato a Senise, lo scorso 28 aprile, nel corso di un incontro organizzato dalla Pro Loco al quale hanno preso parte, insieme all’autore, la presidente dell’associazione Angela Roseti, il sindaco Rossella Spagnuolo, e la dirigente dell’istituto scolastico superiore  “L. Sinisgalli” Rosa Schettini.

Francesco Addolorato

 

NNÁND A PÓRT È TRA LE COSE PIÙ BELLE DEL MONDO.
NNÁND A PÓRT IL TEMPO È AMICO E NON TI ASSILLA.
NNÁND A PÓRT È UNA SCUOLA DI RELAZIONI, UNA FILOSOFIA DI VITA.
NNÁND A PÓRT È IL PIACERE DI IMPARARE A STARE INSIEME CON GLI ALTRI.
NNÁND A PÓRT È L’UNIVERSITÀ DEI POVERI.
NNÁND A PÓRT È UNITÀ DI TEMPO, DI LUOGO E DI AZIONE.
NNÁND A PÓRT È L’ARTE DELLA CONVERSAZIONE.
NNÁND A PÓRT È UN’INCONSUETA INTIMITÀ MOMENTANEA, CHE, OGNI SERA D’ESTATE, SI RIPETE.
NNÁND A PÓRT È COSÌ IERI, COSÌ OGGI, COSÌ DOMANI, COSÌ OGNI GIORNO.
NNAND A PORT E HIC ET NUNC
NNÁND A PÓRT È QUI, ORA.


Pino Rovitto da “Relazioni”

 

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