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‘La donna giusta’, amore e interesse nel primo romanzo della lucana Caterina Ambrosecchia

 

Tommaso e Luigia. Una grande storia d’amore. Una storia, potremmo definirla, di altri tempi. Caterina Ambrosecchia, scrittrice lucana, di Matera, insegnante di Scienze Umane e Sociali e Psicologia, con il suo primo romanzo “La donna giusta” edito da GelsoRosso, racconta con semplicità, emozione e un tocco di passione la storia d’amore di due giovani ragazzi in un piccolo paese del Sud d’Italia alla fine degli anni sessanta. La storia è il cuore centrale di un racconto fatto di silenzi, di ansie, di rancori, di debolezze, financo di struggenti pianti per quello che doveva essere e non è stato. Per un sentimento nato e germogliato negli angoli di un paese legato a rigidi usi e costumanze del tempo dove le scelte della singola persona venivano determinate all’interno della famiglia. Dove la convenienza e l’interesse economico viene prima del sentimento dell’amore, ritenuto poco essenziale allo sviluppo interiore dell’essere in quanto tale.

Un libro diviso in due parti. La prima del racconto, la seconda della ricerca. Nella lettura le due parti si intrecciano e alcune volte si sovrappongono, lasciando sempre come protagonisti appunto Tommaso e Luigia. Questa bellissima e interessante storia ha inizio con una telefonata alle undici di mattino. Franco chiama la sorella Libera, avvertendola dell’imminente trapasso della mamma Luigia. Libera, insieme con la figlia Monica, decidono di partire per il paese per rimanere con la mamma negli ultimi istanti di vita. Il paese intero conosceva la storia di Luigia, lavoratrice nei campi fin dalla tenera età, dedita a servire la numerosa famiglia, testarda ma di gran cuore. Riservata ma di grande bellezza. I suoi capelli scuri, come si apprende dal racconto, rimbalzavano sulle spalle ad ogni movimento. Longilinea, altera, aveva un corpo da atleta. Non aveva un fidanzato, non era corteggiata fino a quando i suoi occhi non si incrociarono un bel dì con quelli di Tommaso, unico ragazzo che sostava fuori dal bar. Figlio unico, Tommaso era stato viziato quasi per scelta da suoi genitori Serafina e Antonio, che all’arrivo dell’unico figlio gridarono al miracolo.

Un amore vero, infinito indomabile rimasto in piedi anche con le continue forzature, impedimenti e ostacoli messi in mezzo in particolare dalla famiglia di Tommaso, che ricercava per il figlio una donna ricca e ben posizionata per garantire il giusto ozio anche in età matura. Per Luigia punizioni più severe come l’impedimento dell’uscita e del mangiare dopo la notizia della nascita del loro amore. Il dolore più grande, l’entrata in scena di Rosa, nipote di famiglia benestante ed ereditiera di un grosso patrimonio immobiliare, ma con l’afflizione di una zoppia frutto di una poliomielite infantile, che condizionava il normale vivere nella comunità del paese. Rosa, una ragazza da sposare era ormai il convincimento dei propri familiari, dello zio don Ruggero, farmacista, e la moglie Concetta che senza figli confidavano nell’unica nipote, Rosa, per ricevere dal buon Dio quell’attimo di felicità mancata dall’essere padre o madre. Da questo momento la vita di Tommaso e Luigia cambia radicalmente componendosi di difficoltà, di distanze, di pensieri tristi e di forte nostalgie. Tommaso che non sa e non capisce le assenze di Luigia. Luigia che intuisce attraverso un momento di ira della madre, il tentativo di un matrimonio combinato di cui conosce in un primo momento, una sola partecipante al convivio, Rosa. Poi la decisione di Tommaso dopo lunghi tentennamenti di aderire al matrimonio di interesse, ma lasciando aperta la porta del cuore sempre e sola a Luigia. Luigia che non molla, che non vuole lasciare il suo unico e vero amore, Tommaso.

La partenza dovuta di Luigia per raggiungere una zia a Napoli e il matrimonio di Tommaso e Rosa il 15 maggio. Al racconto si antepone il momento della ricerca i cui protagonisti sono due nipoti, Anna e Monica. Anna nipote di Rosa e Monica di Luigia. In questo percorso la protagonista è Monica che quasi per una sensazione, per un impulso, una parola detta a caso avverte la necessità di scoprire chi fosse veramente la sua amata nonna, Luigia. La mamma Libera, che non aveva mai proferito parola alle poche domande della figlia sulla figura della nonna Luigia e poi quella scritta su una scala con pietra scura: Luigia e Tommaso. Un cuore tra i due nomi. Un susseguirsi di domande di Monica: chissà quest’amore che cos’era stato? Chissà se questo Tommaso era il fidanzato che Luigia aveva avuto prima del nonno Osvaldo? L’incontro con Anna è la svolta della ricerca, che porterà Monica a comporre l’intero puzzle e a scoprire l’intera verità con sorpresa finale. Il finale lo lascio al lettore perché veramente bello dove l’emozione sarà confortata da una sicura lacrima, quando si leggerà la lettera che Nonna Rosa scriverà alla sua diletta nipote Anna. “È inutile nasconderlo ancora: tuo nonno amava Luigia, quando mi ha sposata. La desiderava ardentemente. Io ero solo un ripiego. Il mio amore incondizionato per lui, la mia arrendevolezza e la mia importante dote lo hanno convinto a sposarmi. Non nego che mi fosse affezionato: con me si sentiva al sicuro, così diceva, ma l’amore …quello era un'altra cosa”. La donna giusta nel cuore di Tommaso rimase per sempre Luigia. Le pagine finali raccontano di un ritrovarsi di Tommaso e Luigia e di un lungo bacio frutto di un amore mai sopito. Il libro vuole anche mettere in luce il dilemma atavico che da sempre vive nei paesi del Sud. Interesse o amore ha sempre diviso e ucciso. Ma il tempo alla fine e la storia dicono che la strada dell’amore è sempre quella giusta. Sono pagine, ben 245 scritte che concedono al lettore l’emozione di stare sul luogo del racconto, tralasciando per un momento l’oscurità del nostro tempo. Quando si finisce di leggere l’ultima pagina si avverte la voglia di ricominciare dalla prima pagina, perché ancor per un po’ si vorrebbe rimanere con Tommaso e Luigia.


Oreste Roberto Lanza
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