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Caterina Ambrosecchia, la ‘donna giusta’ nel panorama letterario lucano


È nata a Matera dove vive e insegna Scienze Umane e Sociali e Psicologia. Laureata in Filosofia presso l'Università degli Studi di Bari, ha collaborato al Dipartimento di Filosofia Morale della medesima Università. È stata responsabile del settore filosofico dell'associazione culturale materana “Arteria”. Ha collaborato con la rivista di critica filosofica
"Paradigmi". Tante pubblicazione. Ma il primo suo romanzo, “La donna giusta” edizione maggio 2017, è quello che più ha fatto sobillare il suo cuore. Caterina Ambrosecchia, riservata, donna di cultura, una lucana dall’animo gentile, curiosa e piena di energie. Tra i tanti suoi impegni le sottraiamo del tempo da dedicare ai lettori che l’hanno conosciuta da poco su BasilicataNotizie. Un romanzo, il primo, di grande intensità, dove alla fine il sentimento, in un certo senso, prevale sul becero interesse. Lo spunto vero che ha permesso di raccontare una circostanza che potrebbe essere additato a un fatto di cronaca del nostro Sud. “Il romanzo ‘La donna giusta’sottolinea subito Caterina Ambrosecchia-  è ispirato ad una storia vera che mi è stata raccontata tempo fa. Ad un certo punto ho avuto voglia di narrarla costruendoci su personaggi e intrecci. I sentimenti umani sono i veri protagonisti della storia che ha un contesto storico-sociale ben preciso, in un Sud appositamente non geografico. In passato, soprattutto negli anni ’50, i matrimoni erano frutto di un accordo tra famiglie, e i sentimenti avevano un ruolo decisamente secondario, nel corso dei decenni tutto è sensibilmente cambiato ma non escludo che ancora oggi le unioni possano essere sigillate da interessi economici, al Sud come nel resto d'Italia direi”.

Tommaso e Luigia, bellezza e sostanza. Lui un oziante mentre lei una donna di gran fatica. È proprio questo l’amore eterno? O c’è bisogno di altro? “Tommaso è un ragazzo – precisa Caterina Ambrosecchia-  a cui non è stato insegnato ad amare ma solo ad avere. Tutto gli è dovuto e non è in grado nemmeno di accorgersi della sua incapacità. Tommaso non sa stare al mondo, Luigia è un fiore nel deserto, non è amata dalla sua famiglia, non si sente accettata ma è affamata d'amore e crede che Tommaso solo, perché si è accorto di lei, possa essere in grado di colmare i suoi vuoti. Non so se l'amore tra i due sia davvero eterno. Indubbiamente la caparbietà e il coraggio di Luigia la rendono una donna forte, capace di grandi sentimenti, mentre Tommaso rimane in balia degli accadimenti. Le donne spesso sono più determinate nei sentimenti rispetto agli uomini, sono generose e capaci di gesti forti, lo dico senza ricorrere a stereotipi, mi è capitato di ascoltare donne in grado di provare sentimenti così profondi da smuovere mari e monti. Forse è nella natura delle donne vivere visceralmente le emozioni”.

Nei tanti nostri paesi della Lucania, dove appare ambientato il tuo romanzo, l’amore, continua ad essere un contratto, oppure nell’ultimo millennio, ci sono stati fattori di rottura che hanno permesso a questo sentimento di ricevere la linfa della libertà. “Da quando alla fine degli anni ’60 -  continua la materana Ambrosecchia-  le donne hanno acquisito più autonomia in ambito familiare e sociale inevitabilmente hanno avuto la possibilità di scegliere. Ciò ha profondamente mutato la vita personale delle donne e di conseguenza l'assetto familiare. La libertà le ha portate a lavorare, ad autorealizzarsi e a diventare madri con più consapevolezza. Nonostante i notevoli passi in avanti stridono le continue aggressioni, violenze, femminicidi da parte di uomini-orchi, che continuano a considerarle oggetti da possedere. La cultura di un certo tipo di maschilismo mi preoccupa e mi fa pensare che ancora tanto ci sia da fare in Lucania come nel resto del mondo”.

L’emozione più forte, probabilmente, il lettore la coglie nei due momenti finali del libro. Quella della lettera che nonna Rosa scrive alla sua amata nipote Anna. Una lettera in cui scrive: “Non nego che mi fosse affezionato: con me si sentiva al sicuro, così diceva, ma l’amore… quello era un'altra cosa”. E in quel bacio intenso e stretto di Tommaso e Luigia quando finalmente si ritrovano. "È un messaggio lanciato al lettore per dire: solo l’amore può cambiare il Sud e la Lucania. L'amore è universale – rimarca Caterina Ambrosecchia-  e non riguarda particolari luoghi. Riguarda l’animo umano; può cambiare le persone, può migliorarle anche se è osteggiato o non riconosciuto, come accade nel romanzo. Cambiare la cultura è più complesso e richiede più tempo. L'educazione emotiva è ancora un tabù in molte famiglie, non si educa al sentimento, parlarne è cosa difficile se non impossibile e spesso i ragazzi non sanno riconoscere le proprie emozioni e non sono in grado di esprimerle, ne rimangono investiti e non sanno gestirle, perché non sono accompagnati in questo percorso dai propri genitori, proprio come accade nel romanzo. Le famiglie dei miei personaggi non hanno gli strumenti per farlo, noi ne abbiamo di più ma spesso non sappiamo utilizzarli. I ragazzi possono sapere tutto immediatamente, basta uno smartphone, ma non possono trovare risposte a ciò che sentono, alla loro vita e al loro futuro”.

Molti nostri lettori stanno leggendo la nostra recensione al libro. Sappiamo del prossimo romanzo. Cosa si può anticipare ai lettori? “Ho ultimato da tempo – conclude Caterina Ambrosecchia-  il mio prossimo romanzo. Insieme all'editor Veronica Vuoto della Gelsorosso edizioni, stiamo procedendo con l'editing, un lavoro di limatura e ripulitura del testo. Sono soddisfatta anche di questo secondo romanzo. Il titolo non lo svelo perché non so ancora se quello provvisorio diventerà definitivo, ma posso anticipare che è la storia di quattro giovani donne e del loro primo viaggio insieme. Ben presto il viaggio si trasforma in qualcos'altro, e il lettore è accompagnato in questa dimensione introspettiva dall'inizio alla fine. È una storia totalmente inventata, profondamente diversa da 'La donna giusta', ma accomunata ad essa dall'attenzione che ho per il ritratto psicologico delle protagoniste. Ci sono molteplici piani temporali attraverso cui si snoda la storia perché mi piace zigzagare tra il passato e il presente; ritengo che il passato degli individui scriva il loro presente più di quanto si possa pensare. Il romanzo sarà pubblicato in autunno, la stagione che preferisco”.

Oreste Roberto Lanza
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