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'Un mondo finisce e un altro non inizia', il pensiero di Marcello Veneziani in 'Tramonti'


Un mondo finisce e un altro non inizia. Questo è la sintesi di “Tramonti” del giornalista e scrittore pugliese, Marcello Veneziani, edito da Giubilei Regnani. Uno scrittore italiano, Veneziani, che ha dedicato all’Italia molte sue opere, articoli, mostre e convegni. Diretto riviste e scritto su varie testate, da “il Giornale” a “Libero”, dal “Corriere della Sera” a “Repubblica” e il “Messaggero”. Al Giornale fu chiamato da Indro Montanelli e poi da Vittorio Feltri. Tra i suoi ultimi saggi: Anima e corpo (Mondadori, 2014), Ritorno al Sud (Mondadori, 2014), Un'ora d'aria. Sessanta racconti. “Non sorge un mondo nuovo ma siamo in pieno dissolvimento di quello da cui proveniamo”.

Dice Veneziani all’inizio del suo componimento di ben 304 pagine. Una lettura tutto di un fiato dove si apprende di cosa sia la decomposizione, che da tempo abbiamo imparato a definirla con termini non appropriati come emancipazione o liberazione. L’ordine era rovesciare il tavolo, perché stanchi di una imposizione costituita da secoli che ha impedito di far nascere e crescere la vera democrazia. Veneziani però ci tiene a dire che questo “non è la fine del mondo, come non ci fu la fine della storia; semmai è la fine di un mondo, come è accaduto altre volte”. Quello che preoccupa, non solo l’autore, ma gli uomini di buona volontà è che questa volta manca il fervore degli inizi. Manca l’accenno a un nuovo che non sia solo la decomposizione del vecchio. La domanda principe è: poi cosa viene, poi cosa accade? Dissolti tutti i mondi in cui abbiamo vissuto e creduto, dal pensiero e la carta stampata, le religioni e le loro chiese, la storia e il suo racconto, la politica e i grandi movimenti, i territori, i popoli e le famiglie, la cultura e la natura, cosa succede?

Tutto sembra sgretolarsi e naufragare, perdere senso e consenso. Nulla sorge al loro posto. Solo un magma mutevole e indefinibile, un mondo senza confini e pieno di pseudo-simulacri che credono di essere al centro dell'universo: un pulviscolo di egoismi cosmici in un mondo spaesato. Sono pagine oserei definirle “Libere” dove al lettore vengono date le chiavi della comprensione e della consapevolezza di quello che il suo tempo è stato, è e sarà. E’ tutto un dopo, un calare di sipario su momenti storici nati con la speranza di contribuire a migliorare il nostro essere, ma che alla fine si sono rivelati residui tossici di un modo di pensare ed agire negativo. Ma il libro non profuma di pessimismo, bensì di realismo e come nel suo stile, il pensatore pugliese ai suoi lettori, ai giovani ma anche a molti in età di saggezza, lancia un piccolo manifesto di vero cambiamento. Nelle pagine si apprende di come sia necessario una cultura diversa.

Un movimento con un corpo aerodinamico e una anima tradizionale con un concetto diverso di politica. Una politica con due compiti precisi ed essenziali. Il primo è che deve saper governare e decidere, amministrare e curare gli interessi generali, cambiare le cose e incidere sulla realtà e sul futuro. Secondo, che sappia guardare alla passione civile e ideale cercando di far sentire l’individuo dentro la comunità. Saper mutare la massa in popolo con più energia spirituale, dare simboli e aspettative condivise. Inserire la vita del presente dentro la storia. Insomma saper creare una società equilibrata tra innovazione e conservazione. Innovazione come miglioramento della sfera dei mezzi, delle procedure, della tecnica che si evolve. Conservazione che attiene alla sfera dei significati e degli scopi. Ma il libro ha molto di più. Un libro non solo da sfogliare ma da leggere attentamente perché fa riflettere sui tanti errori e orrori fin qui commessi ai danni dell’umanità più debole. Lo fa, come sua solita abitudine l’autore, sventolando il vessillo della verità.


Oreste Roberto Lanza
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