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A Fardella il Lucano Giuseppe Lupo, per raccontare Gli anni dell’incanto

 

Si chiama Giuseppe Lupo lucano, nato ad Atella nel 1963.Il prossimo 7 agosto sarà a Fardella per presentare la sua ultima fatica letteraria “Gli anni del nostro incanto” Marsilio editore. Insegna letteratura italiana contemporanea presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Milano e Brescia. Ha esordito nella narrativa con il romanzo L'americano di Celenne (Marsilio 2000), con cui nel 2001 ha vinto il Premio Giuseppe Berto eil Premio Mondello opera prima, e nel 2002, in Francia, il Prix du premier roman. Successivamente ha pubblicato i romanzi Ballo ad Agropinto (Marsilio, 2004), La carovana Zanardelli (Marsilio 2008; Premio Grinzane Cavour-Fondazione Carical e Premio Carlo Levi), L'ultima sposa di Palmira (Marsilio 2011; Premio Selezione Campiello e Premio Vittorini), Viaggiatori di nuvole (Marsilio 2013; Premio Giuseppe Dessì), L'albero di stanze (Marsilio 2015; Premio Alassio Centolibri-Un autore per l'Europa; Premio Frontino-Montefeltro; Premio Palmi), Gli anni del nostro incanto (Marsilio 2017). È autore inoltre della raccolta di scritti Atlante immaginario. Nomi e luoghi di una geografia fantasma (Marsilio 2014) e del pamphlet Mosè sull'arca di Noè. Un'idea di letteratura (Editrice La Scuola 2016). Collabora alle pagine culturali dei quotidiani "Il Sole 24 Ore" e "Avvenire". Un lucano di eccellenza che vive al Nord. Appena 156 pagine per raccontare gli anni di un incanto. “Una domenica di aprile, una Vespa, a Milano, negli anni Sessanta: un padre operaio, una madre parrucchiera, un figlio di sei anni e una bimba che non ne ha ancora compiuto uno. Vengono dalla periferia, sembrano presi dall'euforia del benessere che ha trasformato la loro cronaca quotidiana in una bella vita. Qualcuno scatta una foto a loro insaputa. Vent'anni dopo, nei giorni in cui la Nazionale di calcio italiana vince i Mondiali di Spagna, una ragazza si trova al capezzale della madre che improvvisamente ha perso la memoria”. Gli anni del nostro incanto quali sono stati? Esistono ancora?“. Gli anni del nostro incanto –dice il Professore Giuseppe Lupo, raggiunto telefonicamente dalla nostra redazione, alle prese con il prossimo pezzo da inviare al Sole 24 – sono stati gli anni sessanta. Perché sono stati gli anni in cui l’Italia ha cambiato completamente fisionomia. È diventata una Nazione moderna. Legata ancora ad una civiltà contadina, premoderna, dunque diventa moderna. L’incanto perché la modernità che si è presentata con mezzi tecnologicamente avanzati ha ammaliato il mondo l’animo e il cuore del singolo cittadino. Gli anni del miracolo economico che hanno affascinato la gente con una nuova prospettiva di vita quotidiana”. Molti hanno detto di un libro elegante, un racconto essenziale che non indugia in sentimentalismi forzati, ma arriva dritto al cuore. C’è molto di essenziale che porta al cuore. “La storia di una famiglia – sottolinea Giuseppe Lupo – umile che a Milano realizza i propri sogni e quindi in questo senso è la storia che può colpire. Una storia di speranza. Poi c’è una storia 

famigliare, dove una ragazza assiste la mamma che ha perso la memoria e cerca di riempirla con ricordi vari. Questo sicuramente emette un sibilo di forte emotività. Insomma racconto gli anni sessanta che sono stati formidabili e al tempo stesso commoventi perché gli umili hanno avuto la possibilità di poter stare bene. Un popolo umile come quello italiano che finalmente respira un’aria di grandi miglioramenti”. Molti commenti a questo significativo lavoro danno la sensazione che tra l’autore e le sue pagine ci sia un legame. Anche Giuseppe Lupo è partito dalla Lucania per il Nord con la speranza di avere il meglio. “Io sono arrivato a Milano – precisa Giuseppe Lupo –esattamente come è arrivato il protagonista del mio libro, figlio di un calzolaio che diventa operaio all’Innocenti. Ciò che ha mosso me è stata la speranza di trovare a Milano la realizzazione di sogni identici che si trovano all’interno del mio libro”. Poco sembra essere rimasto di quegli anni che hanno incantato molti. “Vero – conclude Lupo- è rimasto malinconicamente il ricordo di un momento irripetibile. Resta la sensazione di aver attraversato un momento importante della storia italiana e che ha cambiato le sorti di questo nostro paese”Insomma una grande impresa che lascia solo l’odore di un semplice incanto.

Oreste Roberto Lanza

 

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