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Non Voglio Morire di Luciana Maiolino, un percorso diverso sulla violenza di genere

Alla fine della lettura una naturale esclamazione: ben fatto. Novanta pagine per spiegare, formulare osservazioni, palesare indicazioni precise su un tema rilevante nella nostra quotidianità qual è la violenza nel suo genere, in particolare la violenza sulla donna. Il libro della Castelluccese, Luciana Maiolino, “Non voglio Morire”, edito da Luigi Pellegrini editore,lascia un segno netto su un tema che all’interno della nostra quotidianità è diventato, non solo rilevante, ma anche spinoso. La violenza nel suo genere e quella sulle donne, l’autrice l’affronta con la concretezza di una donna che vuole andare oltre i soliti piagnistei o ricordi di facciata o addirittura le pregiudiziali contestazioni di classe. All’interno di questo pamphlet ci sono raccolte normative,leggi, norme da ricordare e da richiamare ogni qualvolta ci si trova nel bel mezzo di un evento criminoso come appunto una violenza o una restrizione alle libertà fondamentale della persona. Ha ragione l’autrice, quando si sofferma nel dire che “l’argomento della “violenza di genere” non è molto conosciuto e tante volte viene identificato con il “femminicidio”. È difficile far capire che l’uccisione di una donna è solo l’ultimo istante di tante e infinite violenze perpetrate in precedenza. Le pagine sono pienedi riscontri normativi ma anche di due ben sintetici racconti veritieri attribuendo alle donne protagoniste nomi di circostanza. C’è la menzione al decreto legge del 2013 del 14 agosto, c’è il pilastro fondamentale qual è la legge del 1996 numero 66 che trasforma il reato di violenza sessuale, da reato contro la morale ed il buoncostume, a reato contro la persona. Momento storico, in quanto il gesto criminoso viene riconosciuto come un’offesa alla persona anziché alla morale pubblica. Non si parla più di semplice reato ma di delitti che portano a pene più severe. Sono pagine diverse dal solito che hanno occhi diversi per vedere e affrontare la questione da un’angolazione probabilmente giusta e veritiera. Il femminicidio, l’ultimo istante di vita di una donna è la sommatoria di tante vessazioni nate in precedenza e che moltevolte non vengono osservate,ascoltate e gridate al momento opportuno. Ecco perché finalmente dopo anni, si arriva all’approvazione della legge del 23 aprile 2009 la numero 38, dove per la prima volta si parla di stalking a cui fa seguito la legge numero 119 del 15 ottobre 2013 che inserisce, nel codice penale, nella sezione delitti, l’art 612bis, atti persecutori. Una voce netta e chiara in mezzo a fiumi di contraddizioni e momenti di confusione che alla fine probabilmente hanno solo prodotto una legislazione poco applicabile. L’autrice si sforza di definire meglio la figura dello stalking, di chiarire la violenza psicologica, il bullismo e quello più tecnologico del cyber bullismo. Ma dove l’autrice costringe il lettore alla massima attenzione e quando si sofferma nel dire che in tutto questo marasma di violenza a farne le spese nella maggior parte dei casi sono i bambini che tante volte assistono alle violenze tra i genitori e in alcuni casi anche alla parte finale, quella della morte di entrambi. “Non voglio morire” è un libro per affrontare, combattere e debellare il muro della violenza soprattutto quella silenziosa che si consuma da sempre in primis tra le muradomestiche, poi nelle scuole e per dirla tutta anche nel mondo del lavoro. E’una testimonianza concreta dove Luciana Maiolino vuole urlare per non morire e per continuare a sorridere alla vita che continua essere un valore prezioso.

Oreste Roberto Lanza

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