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Le sette fantastiche meraviglie del mondo antico della scrittrice lucana Angela Ferrara

 

“Vi era nel mondo antico una tale meraviglia”. Iniziano così i sette meravigliosi racconti della giovane scrittrice Angela Ferrara, 31enne di Cersosimo, piccolo paese in provincia di Potenza, vittima di femminicidio il quindici settembre scorso, per mano dell’ex marito. È vero, nel nostro mondo vi era una tale meraviglia, che occhi bruti e disattenti hanno portato alla morte. Il nostro tempo, oscuro, fatto di oblii, di dimenticanze, di parole senza senso, di vanità oltre la soglia del limite e di noncuranze verso le cose importanti ed essenziali, hanno distrutto un piccolo tesoro, un respiro sensibile di bellezza. Tante volte una scrittrice in poche pagine può raccontare tutto, può far sentire una voce vera, un cuore che batte, una passione bella e invitante, ma nessun riesce a capirne i contorni o avvertire la celestiale presenza. Nella nostra piena distrazione verso l’appariscenza del momento, verso il luccicare di cose inutili, la luminosità di un pensiero non ci intimorisce e non ci permette di comprendere il privilegio ottenuto, perché, intenti come pagani a festeggiare il vitello d’oro, abbandoniamo a sé stesso chi invece tramite la fede è stato incaricato di farci conoscere i veri comandamenti della vita. Leggendo il pamphlet di Angela Ferrara, purtroppo ho avvertito in vari spazi dei suoi racconti tante diversi tipi di sensazioni. Dall’emozione, la commozione, la stessa meraviglia, lo stupore, la sorpresa e il turbamento. E’ riuscita tramite semplici e antichi racconti a parlare con ognuno di noi, ammesso che tutti abbiano letto le sue 110 pagine e non comprato il libro soltanto per la solita sciocca apparenza di circostanza. Il libro appare come una voce solista che racconta con una serena melodia il principale brano del nostro tempo: checi sia pace e si possa raccontare della bellezza vera e piena. Per dirla come una bimba iraniana, nel secondo racconto, “I giardini pensili di Babilonia”: in me vive una forte speranza, che in questa terra prima o poi, al posto delle bombe possano tornare ad esplodere le rose. Leggendo hai la sensazione di essere accompagnato dall’autrice in questo piccolo, breve viaggio dedicato innanzitutto al piccolo lettore con lo scopo di parlare dei problemi di oggi in modo che non sia per lui traumatico, ma quanto mai meraviglioso. Nel racconto “il tempio di Artemide a Efeso”, si sente ancora più forte la voce di Angela Ferrara quando racconta del filosofo Eraclito in viaggio per arrivare al tempio della dea della fertilità Artemide. “Rinunciò agli agi, cui la famiglia lo aveva abituato, e all’eredità che gli spettava di diritto e scelse una vita da eremita, lontano da tutti gli altri uomini definiti miserabili folli”. Legarsi alle cose essenziali della vita e non essere turbati dalla quantità o dai numeri. L’ultimo racconto possiede tutti i fondamentali per poter affrontare la vita con coraggio, consapevolezza e tanta saggezza. Quei valori che nonno Atan dona al giovane Ibrahim. “Tu non puoi fermarti solo all’apparenza; con lo sguardo devi necessariamente andare oltre …”. Angela Ferrara era troppo avanti, oltre il quotidiano, oltre tutto e tutti. Il tempo, questo nostro infimo tempo, l’ha voluto ricacciare tra gli inferi, non conoscendo il valore di questa semplice donna e madre dove il suo libro sarà sempre una finestra illuminata anche nelle notti buie del nostro vivere come peregrini. Il mio turbamento è quello di non essere arrivato in tempo per stringerle la mano, di annotare un suo pensiero, di ascoltarne un suo intervento. Resta a noi tutti la testimonianza del suo scritto che non deve andare dimenticato o perso ma lasciato nelle mani del nostro prossimo più vicino.

Oreste Roberto Lanza

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