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Tra Storia e Cultura. La storia del Collegio Vittorino d’Alessandro di Lagonegro, luogo di vita essenziale

Aprendo la prima pagina del testo c’è scritto: “una testimonianza di fede e di amore alla propria terra”. Stiamo parlando di un volume di trecento quarantadue pagine fattomi recapitare da un’amica speciale di Lagonegro. In una busta tra altri libri, quello della mia vita, quella adolescenziale, quella, dove studiare era l’attività importante, vitale e necessaria per arrivare alle porte del futuro con armi e bagagli di qualità. Il libro porta il titolo “Tra Storia e Cultura – 1933 -1993”, edito da grafiche Zaccara 2002. Sono pagine di grande valore per chi ha vissuto, all’interno del collegio Vittorino d’Alessandro di Lagonegro, e ne ha tratto esempi importanti che hanno permesso di affrontare le difficoltà della vita con coraggio e umiltà di intenti. E’ un libro che non ha bisogno della prefazione, perché parlano le voci dei tantissimi nomi di giovani arrivati e andati via, dopo aver appreso i valori essenziali del giusto vivere. Tutta la Lucania, soprattutto la parte Sud, è passata di lì, in quel monumento alla cultura, oggi, purtroppo diventato un semplice e anonimo condominio. Nel settembre del 1933 nasceva l’Istituto Convitto privato “Dante Alighieri”, ubicato nel Palazzo Gabola, completamente ristrutturato, in via Tribunale n. 4, ad opera di Vittorino d’Alessandro avvocato e notaio. Una volontà condivisa ed incoraggiata dal Podestà dell’epoca, l’ingegnere Franco Gabola e dal Preside dell’Istituto magistrale  il professore Gallinari. L’idea di Vittorino d’Alessandro fu mossa dalla forte idea che l’istruzione è un diritto ed un bene per tutti. Non può essere il privilegio di classi sociali o di caste. “Aiutare le classi meno agiate e mettere l’istruzione alla portata di tutti giacché l’intelligenza è un dono che Iddio ha elargito a tutti senza distinzione di sangue e caste” scriveva, il fondatore Vittorino d’Alessandro, nel suo testamento spirituale. Alla morte improvvisa e prematura, 21 febbraio 1935, a causa di un edema polmonare, le redini di questo importante progetto passò nelle mani del figlio Celestino, mentre Mario, l’altro figlio, continuò l’attività legale dello studio paterno. Nel luglio del 1936, Celestino mutò la denominazione in Istituto-Collegio “Vittorino d’Alessandro”. Un fiume di foto, lettere, telegrammi, comunicazioni tra vari enti civici, articoli di giornali dove si legge di plausi e di consensi per questa famiglia, natia di San Chirico Raparo, che ha dedicato la propria vita allo sventolio della cultura come ricerca di umanità e civiltà. Poi come un fiume in piena i nomi. Tanti nomi di ragazzi che nel loro percorso sono stati fautori e sobillatori di un mondo nuovo ricco di valori veri come la libertà, la giustizia, la vera democrazia come potere del popolo e non dell’insignificante plebe. Un lunghissimo elenco di destini che si sono affacciati fuori del limitare famigliare in quel collegio, dove ricordo ancora amici rimasti a me cari, come quando insieme affrontavamo esperienze di vita essenziali per il cammino in seguito da ciascuno percorso. Mentre scorrono quei nomi, tra i quali quello personale, tornano vivi quei momenti di vita vissuti nelle camerate comuni, nella sala dello studio, nelle passeggiate, nella mensa dove si respirava forte l’idea della disciplina, della rettitudine, la capacità di organizzarsi, la cordialità, quella di affrontare la vita sempre con rinnovata energia. Un libro con emozioni forti, ricordi di un tempo passato ma ancora presente perché quel luogo è stato foriero di insegnamento vero. Un luogo che ha lasciato atutti noi un grande messaggio: per ogni uomo, degno di questo nome, c’è un triplice ideale di poesia, di scienza, di pace. La scienza è la verità; la poesia è la bellezza; la pace è la giustizia. Un libro come testimonianza per ricordare e non dimenticare i tempi dove studiare, approfondire l’essenzialità della vita era il valore aggiunto ad uno stile di vita ormai caduto nell’oblio nel tempo quotidiano, che potremo definire della scapigliatura.

Oreste Roberto Lanza

 

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