Il libro della scrittrice materana tra intrighi e menzogne

Un libro ben fatto. Scritto bene, godibile nella lettura, semplice accurato nella descrizione dei fatti e dei suoi particolari con un insolito e sorprendete finale. Questo in sintesi quello che emerge dalla lettura del libro “Il narratore di Verità” della giovane scrittrice materana Tiziana D’Oppido. Un romanzo diverso dal solito, con venatura da giallo, quello d’esordio della scrittrice materana già alla terza ristampa. Pagine in cui l’autrice riesce a muoversi bene in uno spazio limitato descrivendo accuratamente e nel modo più conciso possibile tutta l’avvincente storia di due imprenditori da sempre rivali dove i rispettivi figli, Sara e Lucio, diventano in fin dei conti protagonisti principali dando vita alla svolta per un finale spumeggiante che permette di arrivare alla incresciosa verità. Tiziana D’Oppido sa bene trasportare il lettore nella vicenda lo accompagna con molta facilità nei misteri delle mezze verità e nelle profondità nere delle bugie del padre di Lucio. Una storia raccontata con tempi rapidi e precisi; con un numero limitato di parole e con pochi personaggi ma indimenticabili. È lui, Lucio, il direttore nato per aiutare le persone a confessare ciò che non riescono a dire agli altri, la verità.

Cos’è la verità. La verità ha molte facce in questo racconto oscurata molte volte da pillole di bugie ma, alla fine deve cedere il passo, come giusto che sia alla realtà vera. Tanti i colpi di scena che non fanno annoiare il lettore che immerso nella realtà dei fatti, pagina per pagina, segue con un desiderio smisurato di sapere il finale che non è quello che appare a metà della lettura. Bella quella frase a pagina 244 di Sara: “a volte la verità è sotto gli occhi di tutti ma nessuno la vede”. Una verità molto vicina a Sara, figlia di un grande imprenditore di fuochi pirotecnici del luogo, smascherato, nel finale, dal narratore di verità. Lucio riuscirà a portare a galla, tra formule chimiche, numeri e codici la triste verità di una morte voluta dal commendatore. Tra le due bugie, probabilmente, il narratore di verità, Lucio Blumenthal, si accontenta di sapere che quella di suo padre, imprenditore di quaglie sia stata la meno dolorosa. Soldi spesi bene quelli utilizzati per comprare il libro di Tiziana D’Oppido perché portano con sé una grande lezione di morale di questi tempi dove il valore della verità è stata da tempo sotterrata e dimenticata.

 

Oreste Roberto Lanza


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