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Un libro per raccontare l’identità di un territorio che non deve morire

Non è un lavoro scientifico, ma un atto di amore verso il proprio territorio, la propria comunità. Concordo con le parole del presidente dell’associazione Myosotis, Maria Marino. “Ritratto di una comunità –San Severino Lucano”, è un pamphlet nato all'interno di questa associazione culturale di San Severino Lucano (non ti scordar di me), costituita nel 2007 con l’alto valore di aggregarsi,e, insieme,approfondire aspetti culturali, favorendo il recupero e la valorizzazione delle tradizioni, della memoria e dell’identità locale. Sono pagine che trasudano, di passione, impegno e grande emozione per un lavoro fatto con il desiderio principe di conservare e tramandare la memoria di una comunità. Lasciare in eredità, conservare, affidare, consegnare alle generazioni future è cercare di riscoprire le voci di dentro di una comunità.

Per fare questo si ha necessità di valorizzare il dialetto, lingua del cuore di questa nostra terra. Una lingua, il dialetto, che aiuta a ritrovare antichi legami, permette di ascoltare un silenzio e che riesce a dare voce a uno sguardo. Il dialetto non è solo una parola, una sillaba, ma un suono di approvazione o meno, messo in circolo tra le persone che si condividono tra di loro. Il dialetto è la chiave per capire l’essenza vera di un proverbio, di una filastrocca di indovinelli, di maledizioni, di canti e preghiere dei luoghi di nascita e di vita. Il dialetto permette di stare nella piazza e ascoltare la vera essenza di un passato ancora vivo e vegeto. Come d’incanto, mentre si sfogliano le pagine, rivedi quei luoghi d’infanzia, quei tuoi coetanei seduti su un muretto a raccontare di antichi proverbi che sono ancora forti richiami ad una morale essenziale. Poi ti giri da un lato e riascolti quelle riflessioni sulla vita (Dio manna u male e a midecina; i solde fane solde ei piducchji fane piducchji; je inutile ca ti lavese e ca t’alliffese cuciadda iessebeddraciaddanasce…), i consigli ( na botta u circhiu e nate u timpagnu; fa bene e scorda, fa male e pensa; cu se curca chi uagnune a matina si trove cacate..) , pensieri sulla famiglia, filastrocche, espressioni e beffe ( tenese a vucca quande a na sciaffera; si nu vuccapierte ; u puorke luorde fade u lardu gruosse… ).
Poi ti rigiri e senti, da lontano, alcuni richiami di indovinelli chiamate in dialetto “cose cuseddre”. I canti di carnevale, quelli sacri, le nenie e le preghiere. Sullo sfondo ascolti alcuni anziani che raccontano di credenze popolari, curiosità di vita quotidiana e tradizioni di un piccolo paese, San Severino Lucano, bellissimo luogo situato nel Parco nazionale del Pollino. Un libro semplice, fruibile nella lettura che porta con sé una magia. Riesce a trasportati nel luogo dove sei nato, da dove sei partito e dove tutti vorremmo tornare se il tempo e le circostanze lo consentissero. Questo libro è un dono per i sanseverinesi, non solo, per tutti i lucani lontani dalla propria terra per tante ragioni di vita. Per un attimo queste pagine riescono a rompere quell'incantesimo, quella malia, sortilegio facendoci ritornare, con il cuore, l’animo e il pensiero, nei luoghi da dove non siamo mai andati via. Un bellissimo libro.

 

Oreste Roberto Lanza


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