Il calcio a Lagonegro all’epoca, punto di riferimento dell’intero territorio lucano

Pier Paolo Pasolini diceva del calcio: “è un percorso fatto di letteratura e testimonianze dirette, alcune delle quali inedite”(tratto dal libro di Valerio Curcio – il calcio secondo Pasolini). Prima ancora che uno sport, il pallone, per Pasolini, è un linguaggio umano, che si esplica ogni qualvolta un piede tocca un pallone. Un linguaggio che si ritrova perfettamente nel libro del lucano, natio di Lagonegro, Nunziante Capaldo, Lineamenti di storia del calcio a Lagonegro dal 1929 al 1980, Gagliardi editore. Un frammento di vita sociale di un luogo, Lagonegro, fatto precedere con attenzione dalla nascita e lo sviluppo del movimento calcistico in Basilicata. Un calcio, quello lucano che nasce a passi felpati, negli anni venti, a Potenza, Moliterno e Rionero in Vulture. Il 19 marzo del 1950, finalmente, si tenne a Potenza la prima assemblea delle società sportive lucane nella quale entrarono anche rappresentanti di Lagonegro, Latronico, Castelluccio e Maratea. Pagine che si accendono di ricordi quando la penna dell’autore, scrittore e saggista, ma sportivo nella mente e nel cuore,allenatore con tesserino FIGC, con trascorsi a livello dilettante con giovani calciatori, scivola nella sua Lagonegro chiusa tra la valle del Noce e il versante nord-occidentale del Monte Sirino.

Quattro capitoli per raccontare un calcio genuino, emozionante fatto di crescita, soprattutto umana, ricordando Vito Picardi, Dino Nolfi, Franco Zaccaria, Gennaro Benito Ginnari protagonisti di una scena calcistica lagonegrese ormai lasciata al vento caldo di un glorioso tempo da non dimenticare. Nel lagonegrese il primo avvenimento che la cronaca riporta è una famosa partita del 20 settembre del 1931 tra i biancocelesti del Rotonda, città lucana ai confini con la Calabria, e i gialloblu del Lauria, con la direzione del dottore Vulcano di Castelluccio, finita 5-0 a favori dei locali del Rotonda. Un fiume di inchiostro, quello che Nunziante Capaldo, lascia scivolare sulle 136 pagine per illustrare, raccontare e testimoniare con l’ausilio di diversi scatti fotografici un frivolo di forte nostalgia di momenti calcistici dove il protagonista era la gente comune insieme con il territorio circostante. Ci sono le pagine dedicate alla nascita delle tante e diverse società sportive lagonegresi, ci sono quelle dedicate ai tecnici e i giocatori protagonisti di momenti calcistici importanti ancora presenti nell’immaginario collettivo del territorio lagonegrese: gli attaccanti Sandro Padula, prima Vito Flora, Peppinuccio Torchetti e la mezza punta Pippo Laino.

Non dimenticando in un periodo successivo, Costantino Loprete, Mario Pennella di Castelluccio Inferiore e i fratelli Marino di Senise che hanno confermato la tradizione a Lagonegro di aver avuto sempre delle forti ali di fascia. Ma l’autore non perde tempo nel ricordare che in quei tempi, la parte centrale del campo manifestava qualità di eccellenza, così non perde tempo nel ricordare uomini, prima che calciatori, come Franco Carlomagno di Trecchina con il fratello difensore Gino, Leonardo Sanza, Nicola Gioia di Castelluccio Inferiore e Antonio Amatucci, agli esordi nel 1964 di Francavilla In Sinni (qui l’autore ricorda una simpatica circostanza), con il fratello Vincenzo grande uomo pieno di umanità. Di qualità anche il reparto difensivo: Sergio Quaiattini, in primis, Vincenzo De Benedictis, di Francavilla in Sinni, tecnica, coraggio e grande disinvoltura nell’amministrazione della palla. Non da meno i fratelli Giuseppe e Domenico Izzo, Enzo Lauria e tanti, ma tanti, calciatori di una qualità estrema. Non mancano le curiosità che solleticano il lettore a leggere fino alla fine le pagine di questa grande testimonianza prima ancora calcistica di grande umanità. Un libro fatto bene, raccontato semplicemente in cui si avverte il giusto animo di nostalgia dell’autore che vuole soltanto testimoniare di come il calcio di una volta era momento di condivisione da parte di tutti, dove tutti si ritrovavano la domenica dedicata al riposo per scambiare anche un piccolo sorriso.

 

Oreste Roberto Lanza