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Debora Cattoni: spontaneità e stile di un'affascinante icona italiana

Debora Cattoni è una donna dinamica impegnata in diversi settori: fashion blogger, manager, direttrice del magazine on line Selfie madegirl, attrice capace di spaziare dal cinema alla moda, fino al mondo della televisione, sempre portando con sé una grande e invidiabile determinazione. Debora, classe 1981, è colei che i più definirebbero un’artista polivalente e poliedrica, ma in quanti potrebbero affermare di conoscerla realmente? Con questa intervista speriamo di raccontare qualcosa in più di questa donna, del suo lavoro, e del suo stile che non è solo quello formale che si sceglie al mattino aprendo un guardaroba. Ma, segnatamente, quello che l’ha resa artista e icona.

Per Debora Cattoni la moda è arte o si richiama all’arte?

Secondo me la moda e l’arte sono come due rette tangenti, destinate ad incontrarsi. La moda per me è quella sensazione che si ha dentro e che esige d’esser tirata fuori, attraverso un colore un dettaglio che poi si può strutturare in un abito o una t-shirt ed è a quel punto che incontra l’arte. Ogni stilista tirando fuori la propria creatività, diventa artista e, come ad esempio, un pittore crea dal suo estro i suoi quadri, lo stilista crea i suoi abiti. Si può essere artisti in tanti modi, l’arte ha tante sfaccettature, ma sicuramente la moda esprime a suo modo quella voglia di rendere tangibile la propria immaginazione, quindi assolutamente sì, la moda prende spunto dall’arte. La moda è arte, così come l’arte è anche moda.

La moda non sarebbe quella che è senza arte, arte intesa anche come la passione verso quello che si fa: una sfilata o la creazione di un look senza arte, diventerebbe solo qualcosa di commerciale e l'aspetto commerciale se isolato trasfigura tutto ciò che è arte.

Debora Cattoni si sente più una fashion victim o una influencer?

Direi una influencer. E’da quando ero bambina che mi diverto a osare, mi piace manifestare il mio estro. Quando avevo otto anni ho iniziato a strappare i miei jeans per personalizzarli e ricordo che tutti gli altri bambini mi iniziavano ad imitare. Negli anni ‘90 si iniziarono a usare i primi Levis strappati, ma io ero una di quelle che rompeva i suoi Levis già da tempo. E ho continuato a farlo anche dopo. Mi divertivo con sassi e lamette, facendo a volte proprio delle decorazioni sui miei jeans. Ricordo che avevo anche io le dott. Martens, ma le mie le personalizzavo dipingendole e ricordo che in tanti mi emulavano. Non ho studiato arte, ma tutti prendevano spunto dal mio modo di vestire, senza che io lo volessi. Una fashion victim dipende dalla moda, io non sono mai stata dipendente o vittima della moda. Non lo sono, perlomeno da quella lanciata dagli altri. Io piuttosto intuisco quello che andrà, che diventerà moda, grazie al mio intuito, e senza seguire delle linee o degli schemi. Non molto tempo fa ho lanciato delle linee attraverso la mia azienda Hakuna Matata, e non molto tempo dopo sono uscite cose simili alle mie, prodotte da altre aziende…

Dicono che le donne che lavorano nella moda, o per la moda, sono sempre un po’ acide. Perchè secondo te? 

Lavorano tanto, hanno tanto da creare, sempre tanto da fare, hanno sempre indirettamente l’obbligo di rispettare delle regole, degli schemi. Direi che, piuttosto, possono facilmente dare questa impressione. Ma alla fine poche lo sono realmente. Forse in questo mondo lo sono più gli uomini che le donne (sorride). Mi viene in mente Franca Sozzani, lei era una di quelle donne della moda che effettivamente poteva sembrare un pò acida, eppure, chi la conosceva realmente non poteva che descriverla come una persona dolcissima, ma quando lavorava doveva necessariamente vestire un ruolo e porre delle distanze rispetto a tante cose, questo per non farsi distrarre da cose che potevano poi portarla a non far bene il suo lavoro. E lo capisco, perché, spesso, in questo mondo, se ti distrai o ti concedi troppo “ti mangiano”.

Quindi potremmo dire che le donne della moda non sono acide, ma che, in un certo senso, sono costrette a dare questa impressione?

Esatto, proprio cosi. A mio avviso non lo sono, perlomeno non tutte, sono piuttosto costrette ad apparire così per tutelare la loro vita privata e tutelarsi in generale dagli “squali” che abitano questo mondo e da chi non ha rispetto per chi mostra eccessiva disponibilità al dialogo o apertura in generale. L’inevitabile competizione, le gelosie con cui spesso in questa realtà ci si scontra tende ad indurire anche l’animo più tenero. Per questa ragione, secondo me, questa non è l’etichetta giusta. Conosco tante donne che lavorano per la moda, simpaticissime, ma in generale anche tante persone dello spettacolo che secondo me hanno un’etichetta scorretta o comunque non corrispondente alla loro vera natura, Sgarbi, ad esempio, è una persona dolcissima e disponibilissima eppure di lui ne dicono di cose. Le persone bisognerebbe conoscerle per definirle, e comunque tenere sempre a mente che ognuno di noi porta con sé una storia e un proprio vissuto.

Il web ha fatto il suo ingresso nel fashion-system: alla buon’ora, dicono in tanti. Come mai tanto ritardo?

Hai ragione. Purtroppo in Italia, spesso, e su molti fronti, siamo in ritardo. Dovremmo viaggiare, curiosare, osare di più, avere anche un approccio diverso con la tecnologia, andando a volte anche al di la delle nostre abitudini e tradizioni per essere innovativi. Avere delle radici salde va bene, ma variare gli schemi, rinnovarsi, è importante. Il Made in Italy va tanto ed è da sempre apprezzato in tutto il mondo. Ma per una ragione o per un’altra non riusciamo mai ad essere i primi, non riusciamo ad essere noi cambiamento. Il più delle volte, comodi, aspettiamo che le cose cambino o che qualcun altro le cambi. L’ispirazione la trovo viaggiando, soprattutto quando vado nelle grandi metropoli, non la troverei mai accendendo solo la tv o nella mia città qui in Umbria. Le nostre idee, intendo quelle italiane, hanno un target molto classico, come il sistema in cui scegliamo di inserirle, ma non perché ci manca l’estro, l’inventiva o l’idea vincente, o geniale. Ho conosciuto personalmente tante persone assolutamente geniali, un grande esempio di genialità per me è Ferruccio Lamborghini. Spesso noi italiani ci limitiamo per pigrizia. 

Ora tutti, o quasi, sanno creare un proprio stile. Come mai oggi tanti giovani si avvicinano alla moda? Hanno capito che la moda fa fatturare! Pochi sono quelli che si avvicinano alla moda per mero talento. Molti vedono nella moda solo un personale guadagno o un personale successo, ma alla fine tanti non credono in se stessi e nelle proprie potenzialità, credono di più nell’icona di riferimento, o nello stile, che decidono imitare. Oggi il successo è di chi osa! Osano pochi. La realtà è che oggi la maggior parte dei giovani, anche per timore, non crea un proprio stile, ma segue le linee già marcate.

Gli stilisti sono sempre più attenti anche ai nostri amici a quattro zampe. Cosa ne pensi del recente boom di collezioni per cani di moda o alla moda? Questa è una bellissima invenzione! Il cane per chi ne ha uno, e come me apprezza queste bellissime creature, è a tutti gli effetti praticamente un membro della propria famiglia e quindi, sotto quest’ottica, ci sta a desiderare che a loro non manchi nulla e quindi condivido assolutamente il desiderio di dedicare o regalar loro un accessorio alla moda. La dedizione e la passione per questi animali non deve diventare un’ossessione, ma il messaggio che questi stilisti lanciano secondo me è assolutamente positivo.

Tutte le grandi donne ne hanno una, qual è la tua fashion obsession? 

Bene (ride). Sento il dovere di premetterti che sono una donna molto innamorata dell’amore. Credo sia per questo che la mia ossessione sia la camicia del mio partner, o comunque la camicia da uomo. Mi piace indossarla in casa ma c’è stato un periodo che ne ero talmente “ossessionata” che adoravo indossarla anche fuori, abbinandola a qualcosa di mio o anche ad un pantalone da uomo. Mi ha sempre affascinato mostrare la mia femminilità attraverso, o nonostante, gli abiti di un uomo. La mia ossessione per le camicie in generale è rimasta nel tempo ma nel mio armadio ne ho tante anche da donna sia chiaro.

Una vita e una carriera dedicata allo stile o alla moda o semplicemente all’arte? Sono tutti elementi che caratterizzano la mia vita legati da un fil rouge perfetto a cui legherei però anche il cinema, perché sono una grande appassionata di cinema. Per risponderti: la mia vita è dedicata allo stile, alla moda, al cinema ma in tutto quel che faccio e vorrei fare è costantemente ispirata dall’arte.

Debora Cattoni oggi è considerata una fashion icon molto amata dai blogger. Come è accaduto questo?

Attraverso la fotografia. Precisamente dopo un periodo particolare della mia vita, in cui ho dovuto fare i conti anche con la fine di una storia importante. Quando si attraversa un periodo negativo della propria esistenza per rinascere occorre appassionarsi a qualcosa e io sono ripartita appassionandomi alla fotografia. L’ispirazione l’ho trovata nella mia immagine ed è attraverso la mia immagine, le mie foto che ho ampliato i miei contatti, facendomi notare e socializzando con tutti, dalle persone più comuni alle più note. Oggi però credo di essere seguita e amata, quindi di essere per molti una fashion icon, perché ho dimostrato di essere una persona non solo fotogenica ma alla fine anche semplice e trasparente, vera ed è bello per me che in tanti, conoscendomi, hanno percepito chi sono realmente al di la dell’icona e di quello che posso mostrare e rappresentare. Questo è un feedback che ho avuto la fortuna di ricevere da chiunque, non solo dai miei fans. Quando nelle cose si mette anima oltre che passione e interesse la gente lo percepisce ed è questo che fa la differenza.

La determinazione la si legge nei tuoi occhi da dove nasce la tua forza?

Bella questa! Bella questa tua osservazione, mi commuove perché ho sempre pensato anche io che la mia forza risieda (empiricamente) nei miei occhi. Nasce dall’esperienza del dolore, da un tipo di sofferenza che inevitabilmente segna, legata principalmente all’assenza di mio padre nella mia vita e non solo dal momento in cui i miei si sono separati, perché fisicamente anche quando lui c’era, emotivamente e nel quotidiano comunque era assente.  Ho avuto un padre un po’ bambino e una madre costretta a lavorare sempre tanto per mantenere la nostra famiglia, in più io avevo un fratellino piccolo a cui badare. La mia forza credo sia nata in quella fase della mia vita poi altre mille esperienze l’hanno sicuramente fortificata. In qualche modo e per fortuna da quella solitudine vissuta ho saputo estrapolare qualcosa di positivo per me stessa, non buttandomi giù innanzi a tutte le sensazioni negative provate. Ho imparato a rinascere ad inventarmi, quindi la mia forza è anche nella consapevolezza che posso e potrò farlo sempre. Poi sono una sognatrice con una grande forza di volontà, quindi la mia forza in parte nasce anche dai miei sogni che sono stati per me sempre d’ispirazione per questo oggi sento che si alimenta lì, in tutti quegli obiettivi che ancora non ho raggiunto.

Ti abbiamo visto sposare tanti stili diversi da quello più selvaggio al più chic ma quale definiresti assolutamente tuo? Assolutamente selvaggio. Mi piace vestire bene ma preferisco non dover apparire troppo impostata, poi per carità, certe situazioni richiedono uno stile più chic più elegante, allora mi adatto tranquillamente, grazie anche alla mia capacità di essere comunque un pò camaleontica, ma lo stile che definirei assolutamente mio, che in qualche modo mi rispecchia resta quello più selvaggio. Se posso scegliere liberamente cosa indossare, preferisco un jeans e una t-shirt ad una giacca o a un abito elegante. Sono una persona semplice, mi piace curarmi ma non mi fa impazzire truccarmi troppo, o non mi piacciono quei make-up talvolta eccessivi, mi piace al massimo mettere un bel rossetto. Mi preferisco quanto più naturale possibile. La femminilità è dentro, o ce l’hai o non ce l’hai e se non ce l’hai non è il resto che fa la differenza, la si respira

Da donna a donna e per tutte le donne che ti seguono: cosa non dovrebbe mai fare una donna e cosa invece non dovrebbe assolutamente mai smettere di fare per sé stessa? 

Domanda interessantissima a cui sono felicissima di risponderti. La donna non deve mai annullarsi e lo dico perché io per prima spesso tendo a farlo, soprattutto quando mi innamoro: le mie priorità diventano quelle dell’altro, ma così facendo poi l’altro, gli altri ne approfittano! E non bisogna credere che quel che si da poi viene sempre restituito. Ecco una donna non dovrebbe mai fare questo. Una donna non deve mai smettere di amarsi, di coccolarsi, di credere in sé e questo non significa peccare di egoismo ma valorizzarsi, ponendo dei paletti per il proprio benessere quando gli altri non lo fanno o tentano di approfittare del nostro altruismo scambiandolo per altro. 

Nei tuoi cassetti immaginiamo tantissimi accessori fashion, ma curiosando un po’ più in fondo, quali sogni potremmo trovare nascosti?

 Ne ho di sogni nel cassetto, come un film tutto mio, una casa in campagna alla "bisbetico domato" e una casa a New York. Poi il mio sogno è anche quello di continuare a viaggiare. Vorrei poterlo fare ancora di più, viaggiare dall'America all'Italia. Poter andare un po’ ovunque. 

Siamo quel che mostriamo o quel che creiamo? Siamo assolutamente quel che creiamo. È vero che l'immagine conta, attira e se non mostri non vendi, però allo stesso tempo è importante creare, poiché è creando che ci definiamo. Voglio riportarti una frase celebre dello scultore Salvatore Amelio che dedicò un'opera a Ferruccio Lamboghini: "Concretezza e genialità". Questa frase per me dice tutto perché ciò che intende è che è importante essere geniali e concreti al tempo stesso. Per essere qualcuno, per essere ricordato devi aver dato e devi aver creato non puoi aver solo mostrato.

Silvia Silvestri

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