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Marino di Teana, scultore internazionale nello scritto della teanese Maria Silvestri

Confesso, non conoscevo Francesco Gaetano Marino né Maria Silvestri entrambi di Teana. Un comune italiano di 613 abitanti della provincia di Potenza, in Basilicata, situato all'interno del Parco Nazionale del Pollino, che fa parte della Comunità montana Alto Sinni. Origini presumibilmente legate all'antica Magna Grecia. Una leggenda pare raccontare di come il suo nome derivi dalla moglie di Pitagora, tal Tegana, che vi trascorse le estati. La presenza di ruderi di una rocca testimoniano una certa importanza del luogo in epoca longobarda. Francesco Gaetano Marino, noto come Marino di Teana scultore italiano naturalizzato argentino e Maria Silvestri studiosa attenta e appassionata di questo grande artistica lucano che ha vissuto perlo più in Francia, dove intraprese una concreta carriera artistica a livello internazionale, sono gli attori principali di una interessante monografia  in edicola da giugno scorso ed edita da Osanna editore dal titolo appunto “Francesco Marino di Teana , 1920-1957 da Teana alla Galleria Denise Renè”. Sono pagine semplici con parole scorrevoli dove si accarezza facilmente la passione e l’emozione dell’autrice nel raccontare di un suo concittadino di valore. Un ragazzo nato povero ma diventato uomo di grande ingegno di cui la terra Lucana ha diritto di ricordare e mai dimenticare. Fa bene Rocco Brancati, noto giornalista di Rai Tre di Basilicata, a porsi la domanda, nella prefazione, “capiremo mai l’opera di Francesco Marino di Teana?” Proprio da questo giusto interrogativo che l’autrice, con parsimonia, attenzione e giusto equilibrio fa un ritratto di un personaggio rimasto in disparte, forse anche per le difficoltà di interpretazioni. Primogenito di cinque figli, Francesco Gaetano, con il padre Carmine emigrato in Argentina nel 1925, i primi anni di vita li passò sotto la vigile attenzione della mamma Anna Ferrara per poi venire affidato all’educazione dei nonni insieme a Biase, suo vero fratello, Maria, Giuseppe e Antonio. Non aveva ancora compiuto sei anni che il suo chiodo fisso era diventato quella della scuola. Realizzato questo piccolo sogno, pochi giorni dopo venne ritirato da scuola perché, come racconta l’autrice, dovette smettere la frequentazione pare avesse maggiori capacità degli alunni più grandi creando molte e forti incomprensioni tra gli stessi. Una vita di lavoro duro che temprò il fisico e la sua conoscenza tra pascoli di pecore, capre nel ritornare la sera a casa e guardare quel cielo di stelle cominciò a pensare allo studio della fisica. Molti anni dopo riuscì nel suo intendo in America a capire tutto quello che era il sogno da bambino.”Oggi ho un’idea di cosa sia il cielo” disse nella piena maturità dell’età e dei suoi studi. La ripresa degli studi con la maestra Giovannina Viola, moglie del maestro Antonio Lauria nella stanza della propria abitazione per mancanza, all’epoca, di edifici scolastici, fu un'altra tappa di vita di conoscenza culturale. Dalla terra ai lavori da operaio come muratore dove sempre si distinse per il suo impegno. Ben cinque anni a fare il muratore destinato nelle zone del fondovalle del fiume Sinni. La svolta della vita di Marino fu racchiusa in unalettera del medico del Paese, Antonio Vitale, al padre emigrato in Argentina. Ilmedico condotto del luogo esortava il genitore, a “chiamarselo” a Buenos Aires, per offrigli un’alternativa visto le lodevoli capacità del figlio. Alla missiva del medico Vitale, seguì la lettera di Carmine Marino al figlio con cui gli chiedeva di raggiungerlo in Argentina. La svolta della sua vita. A 16 anni dal porto di Napoli, con una bottiglia di olio di oliva, un pezzo di pane, due forme di formaggio si imbarcòverso il suo ridente destino.Concluse i suoi studi non come raccontato da alcuni nel 1949 ma nel 1950 come certifica l’autrice dopo un’estenuante e accurata ricerca dei documenti richiesti addirittura a referenti argentini. “L’arte non è che uno choc fisiologico che si sviluppa come un’equazione piana che si elabora attraverso il ragionamento, l’essenzialità per arrivare al suo risultato finale dove non resta che un segno, l’armonia di tutto un ragionamento” sono parole del grande scultore lucano proferite nel 1975. Il cuore di questo impegno letterario di Maria Silvestri è tutto racchiuso nel quarto capitolo- Il Ritorno in Europa. Dove si annotano i passaggi a Santiago di Compostela, l’arrivo in Francia, l’incontro con grandi maestri come Huguette Sejournet,con Denise Rene’. Pagine e pagine di storia di un uomo, di un lucano venuto dal niente, uno scultore che si è saputo far apprezzare e stimare con la riservatezza, la semplicità. Dove ha usato poco le parole molto la sua genialità. “Si sono un pastorello e ho conosciuto i lupi, ho scolpito i primi, prima di creare i secondi”. La più interessante quando dice “Ciò che è importante nell’osservazione dell’essere umano o dell’animale è la capacità di trasformare certe linee, o altri dettagli. Per questa ragione affermo che il fatto storico è importante: conoscere è sapere che esiste, ma diventa importante prendere da ciò che esiste quello che si potrà fare.Senza questa consapevolezza fare lo scultore è impossibile”. Questo era Marino di Teana. Maria Silvestri ha ben saputo disegnare i contorni di questa figura lucana con linee di inchiostro magistrale. Con un giusto dosaggio ha permesso ai lettori di conoscere cose non conosciute, di avventurarsi nella conoscenza di una personalità che dire genio è poco. L’autrice, con una disinvolta analisi e una sintesi sorprendente, vista la complessità del personaggio, ha presentato il proprio concittadino, Marino di Teana, con una naturalezza e una comprensibilità tanto da avere la sensazione di parlare con lui passeggiando tra i vicoli e le strade di Teana. Un libro di godibilissima lettura ma soprattutto una testimonianza vera di come i vecchi detti non sbagliano mai quando dicono …nelle piccole botti ci sono le cose migliori. E pensare che l’emozione più forte l’ho ricevuta quando ho letto che nel periodo francavillese Marino Di Teana ha abitato in via Leopardi dove sono nato. Proprio in quei vicoli…..

Oreste Roberto Lanza

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