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‘La Battaglia di Lauria’, in un testo di Boccia, De Crescenzo, Cosentino, Lanza

Un antico proverbio meridionale ricordato anche da Pino Aprile, dice:”quando una cosa importante viene nascosta per troppo tempo, la terra si apre e parla”. La storia e le sue verità non possono restare chiuse per tanto tempo in un ripostiglio come si fa con le cose vecchie e con le cose che non vogliamo ricordare o vedere. Alla fine i conti devono tornare in ordine. Tra questi conti c’è da annoverare un fatto storico importante, rilevantissimo, il così chiamato “il sacco di Lauria” agosto 1806. Una strage compiuta tra il 7 ed il 9 agosto 1806 dalle truppe napoleoniche comandate dal generale Andrea Massena a danno della popolazione locale che si era ribellata all'occupazione francese, parteggiando per la corona borbonica. Circa mille cittadini caddero sotto il ferro nemico, centoquarantadue case furono preda delle fiamme in Lauria Superiore e due terzi di tutte le altre in Lauria Inferiore, e in esse le due chiese madri e il magnifico Convento dei Minori Osservanti. Un saccheggio, tanto pianto, tanta desolazione, tanto lutto. Dopo la strage il silenzio, le omissioni, l’oblio della classe politica del tempo dai Savoia e poi con l’Italia così chiamata repubblicana. Ma la verità con il tempo non è rimasta inerte e da padre a figlio ha cominciato a gridare sempre più forte fino a far rumore, lasciando tracce indelebili che da tempo sono venute fuori dal restauro di un palazzo o di una chiesa o di una cantina, probabilmente dal ritrovamento di un bottone di una divisa francese o borbonica, da un foglio di giornale dell’epoca, da una rivista. In “La battaglia di Lauria - la memoria ritrovata” edito da IOD S.r.l. collana Storie del Sud, scritto a quattro mani da Antonio Boccia, avvocato, professore universitario, Gennaro Cosentino, dottore in filosofia politica, Gennaro De Crescenzo, docente, giornalista e autori di numerosi articoli e saggi sulla storia di Napoli e del Sud e Salvatore Lanza, giornalista, capo redattore della rivista Arpa Campania, c’è la storia, il racconto di questo tragico evento. Nel capitolo “I fatti di Lauria”, proprio il professore Boccia racconta con abile analisi e sintesi i fatti veri e le dinamiche dell’evento che tanta devastazione portò al territorio di Lauria. Con quel vile massacro il Maresciallo Massena ricevette la Legion d’onore da Napoleone quale “vincitore di Lauria”. Bellissima la frase del professore Gennaro De Crescenzo nel capitolo “I Fatti di Lauria nel regno di Napoli” quando dice “Siamo tutti laurioti, verrebbe voglia di dire invece, perché la storia di Lauria è la nostra storia. È la storia che ci manca da duecento anni, è la storia delle nostre radici, di quelle radici di cui abbiamo sempre più bisogno in questi anni di globalizzazione ed europeizzazioni più o meno dilaganti e forzate”. Poi il capitolo “Tappe della Memoria” per ricordare di come dopo tanto ricercare la “Battaglia e del Sacco di Lauria” conseguiva, nel 2014, il riconoscimento, da parte della regione Basilicata di bene culturale intangibile. Interessante il capitolo VII “tra storia e teatro: parole e suggestioni”. Da leggere il testo teatrale, elaborato da Antonio Boccia, Gennaro De Crescenzo e Salvatore Lanza dal titolo “La Battaglia di Lauria Don Domenico racconta”. Un evento storico da non dimenticare. Un fatto di sangue gravissimo. Molti i morti oltre un centinaio di abitanti furono sgozzati nelle grotte dove si erano nascosti e i fuggiaschi puniti con la fucilazione o la forca; non vennero risparmiati nemmeno i bambini e le donne; queste ultime subirono in gran numero anche violenza carnale. Le cronache del tempo narrano che i soldati tra i più efferati, si accanirono contro gli inermi, massacrando anche i malati ritrovati nel proprio letto e impossibilitati a fuggire. Morti per la libertà per non abbandonare la propria terra, la propria storia, per non perdere la dignità. Piace la frase sul retro del pamphlet: “Dalla ricerca al racconto, dal racconto alla spettacolarizzazione, la storia di Lauria, una delle tante storie del Sud e da Sud come esempio significativo di una memoria che può diventare orgoglio e poi riscatto”.


Oreste Roberto Lanza
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