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‘Corpi senza Storia’, il giallo di Giuseppe Petrarca. Una storia su inquinamento della ricerca medica

La verità che è sempre difficile recensire un giallo. Ci si sente un’acrobata sul filo, eternamente in pericolo di fare un passo falso che, in questo caso, può essere o rivelare troppo o rifugiarsi nell’enigmaticità ad ogni costo. Dopo aver letto “Corpi senza Storia” del napoletano Giuseppe Petrarca la sensazione che avverti è proprio quella di rivelare un finale che non è quello che il lettore aveva intuito facendosi suggestionare da verità compromesse, da circostanze riassunte in maniera imprecise o da indizi che in fin dei conti non appaiono forti per fare una prova. Ci sono corpi senza storia che appaiono poco rilevanti, rispetto a quello di un famoso psichiatra, che risponde al nome di Walter Verratti.

Un giallo, scritto in maniera semplice e con attenzione ai particolari, da un autore non nuovo a questo mondo. Nel 2013 ha pubblicato il medical thriller ‘Inchiostro rosso”, con un buon successo da parte dei lettori e anche della critica stessa. Le pagine di “Corpi senza storia” hanno la capacità di saper ben intrecciare le vicende che si legano ad argomenti che solitamente appaiono tabù come quelle delle malattie mentali e alla giungla delle sperimentazioni farmacologiche, talvolta spregiudicate che possono portare cure salvifiche, ma anche presentare impatti catastrofici sugli esseri umani.

Lo definirei un giallo di alta quota dove l’ambientazione avviene nei O.P.G o se volete nei manicomi Giudiziari dove vivono e muoiono proprio corpi senza storia. Protagonista principale il commissario Cosimo Lombardo che rientrava anticipatamente dalla Sicilia su precise disposizioni dei superiori senza sapere precisamente il motivo del richiamo così perentorio. Un uomo lasciato dalla sua donna che amava, un professionista di grande capacità investigative. Interiormente macerato, con una capacità intuitiva sopraffina, ma anche una sensibilità interiore di prim’ordine e una “saudade” tutta siciliana. Forse tutto ciò gli dà le antenne per intercettare la malvagità e l’ambizione di animi umani decomposti dal demone di un’esistenza parossisticamente egotistica, vissuta unicamente nella prospettiva di grattare dalla Terra e dalla società il massimo di quello che si riesce a ottenere a proprio vantaggio.

Solo dopo tanto cercare e capire il Commissario Lombardo scopre la realtà del suo incarico, che resta da comprimario in una vicenda che ha il solo motivo di scoprire chi ha rapito Walter Verratti. Un medico si legge nelle pagine del libro “legato al doppio filo con il potere non poteva morire”. Qui, Lombardo scopre che l’obiettivo principale da dare in pasto ai giornali era quello della caccia a un pericoloso Killer. Non scoprire e risolvere il caso spinoso di chi muore nei manicomi giudiziari, ma salvare una potente autorità. Chiamato per la sola grande competenza nel settore medico–sanitario, Lombardo pur da comprimario sarà alla fine l’artefice della vera soluzione finale della vicenda. Una storia che in prima battuta appariva risolta da false indicazioni, donategli da dottori Dini e Astori, camuffati da grandi detective e per le quali Lombardo manifestava dentro di sé sempre dubbi, visto l’esattezza e le precisazioni di informazioni risalenti dai deliri di una donna sconosciuta malata, che nelle varie sedute aveva fornito dettagli precisi del Killer e del casolare dove teneva sequestrato il professore Verratti.

Finale di grande sorpresa che lascia il lettore senza fiato ma anche rapito di aver preso atto di quanto la logica del profitto e l'arrivismo professionale abbiano profondamente inquinato la ricerca medica. La copertina del napoletano Ugo Ciaccio, che per passione colleziona testi antichi, ha ben saputo trasporre il concetto dei corpi senza storia che, come ombre, sono gli ‘ospiti’ di questi manicomi. È il caso di dire euri spesi bene nel comprare un bel libro.

Oreste Roberto Lanza
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