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Il cammino dell’eremita: dall’Oriente all’eparchia del Mercurion. Intervista allo storico/1

Ho incontrato per caso uno storico che ha cominciato a parlarmi dei secoli in cui le incursioni e le dominazioni straniere condussero alla fine del grande Impero romano e che portarono alle grandi trasformazioni dei secoli successivi. L’ho incontrato in treno. Ero diretta a Milano. Leggendo i testi avevo già immaginato come si svolsero le conquiste di un tempo ormai lontano; come si susseguirono i fatti e gli avvenimenti della vita di allora. Avevo dato sfogo alla mia immaginazione, ora saziavo la mia curiosità rivolgendo allo storico tutte le domande che mi chiarissero dubbi ed incertezze.

Ho cominciato a fargli domande sulla dominazione bizantina nel Mezzogiorno d’Italia. Su come quel popolo proveniente dall’Oriente ed anche da Bisanzio, raggiunse le terre della Lucania e gli chiesi da dove arrivarono i monaci eremiti che si rifugiarono nelle grotte e nelle celle naturali stabilendosi sulle alture delle nostra regione fondando cenobi, monasteri, chiese e abbazie.

E’ stato così che il nostro incontro si è risolto in una sorta d’intervista che riporto di seguito e che sarà chiarificatrice di molti degli aspetti relativi all’epoca bizantina che andò dal III secolo d.C. (quando nacque il monachesimo in Oriente) all’XI secolo d.C. e ai secoli in cui la presenza bizantina fu molto forte nei borghi delle tre regioni monastiche del Mercurion, del Latinianon, di Lagonegro facenti parte del thema di Lucania, come vedremo nel corso dell’intervista. In molti casi questi centri conservano ancora i tratti peculiari della presenza della società monastica.

In quale periodo storico i bizantini sbarcarono nell’Italia meridionale e dove si stabilirono principalmente?

Parliamo di un periodo in cui si susseguirono grandi mutamenti territoriali, politici, culturali, sociali. Il capitolo millenario della grande storia dell’Impero romano che aveva conquistato mezzo mondo, nel III secolo d.C. stava per chiudersi. La grande potenza di Roma iniziava a vacillare. Intanto le diversità tra un mondo ellenico ed un mondo latino si facevano sempre più evidenti tanto che l’imperatore Diocleziano (284-305 d.C.) riformando l’impianto legislativo dell’Impero, decise di dividere il potere tra due Augusti. A ristabilire un’unità fu Costantino il quale però trasferì la capitale a Bisanzio, attuale Costantinopoli, che divenne anche sede dell’imperatore. In quest’epoca a minacciare l’impero erano i Goti che si spingevano verso l’Italia dal Danubio e i Persiani dall’Asia. Con la morte di Teodosio il Grande e i suoi successori Arcadio e Onorio la divisione tra Impero romano d’Oriente e Impero romano d’Occidente era ormai ufficiale. Intanto gli imperatori bizantini riuscirono nel loro intento di cacciare i barbari dai loro possedimenti, mentre la parte occidentale dell’impero diveniva sempre più fragile alle incursioni, tanto da chiedere spesso il sostegno dell’esercito bizantino. Dopo il 476 d.C, anno della deposizione di Romolo Augusto, i monarchi bizantini cominciarono a rivendicare per sé l’eredità di Roma, la sua sovranità e il possesso dell’Occidente nonostante l’insediamento dei barbari che man mano trasformava la dominazione romana. La riconquista dell’Occidente iniziò con la cosiddetta guerra greco-gotica (535-561 d.C.) e con essa l’Italia divenne bizantina. Le province che in età giustinianea componevano la prefettura italica erano: “Venetia et Histria, Liguria, Alpes Cottiae, Tuscia annonaria, Tuscia et Umbria suburbicaria, Aemilia, Flaminia et Picenum annonarium, Picenum suburbicarium, Samnium, Campania, Lucania et Bruttii, Apulia et Calabria, Sicilia”. Con il regno di Giustiniano e la Pragmatica sanzione (554 d.C.), la più importante legge emessa da Giustiniano dopo la guerra greco-gotica - che riguardò gli aspetti sociali, economici ed amministrativi - modificò anche il nome dell’Italia stessa: non più diocesis o praefectura, ma provincia Italiae.

Con gli eserciti longobardi di Alboino (568-572 d.C.), Autari (584-590 d.C.), Agilulfo (590-615 d.C.) e con le offensive militari dei duchi di Benevento, (Zottone e Arechi I) perse potere la dominazione bizantina in tutta la penisola. Era sempre bizantina la Sicilia. Nel frattempo il baricentro politico dell’Italia bizantina passò dall’esarco di Ravenna allo stratego di Sicilia.

Con l’espansionismo dei re longobardi Liutprando (712-744 d.C.) e Astolfo (749-756 d.C.), si verificò un ulteriore restringimento delle dominazioni bizantine che si ridussero al ducato venetico, all’Istria, ai ducati di Napoli, Sardegna, Calabria e al thema di Sicilia.

Se con le signorìe longobarde gli imperatori bizantini cercarono di instaurare un dialogo, non riuscirono con gli Arabi che nel frattempo fecero la loro comparsa agguerrita sul territorio siciliano, fino a conquistarlo e a prendere Taormina nel 962 d.C. Già prima si spinsero in Calabria occupando Tropea, Amantea, Santa Severina fino a giungere a Bari, dove fondarono l’emirato, e a Gaeta.

Con Basilio I (867 e 886 d.C.) iniziò una seconda fase dell’espansionismo bizantino che riconquistò quasi tutta l’odierna Calabria, varie città della Puglia (l’antica Apulia et Calabria), tra cui Bari e Taranto. Venne riconquistata dallo stratego Symbatikios la stessa Benevento, sede emblematica dell’impero longobardo, che per un brevissimo periodo divenne capitale del regno. In questo periodo della Lucania rimasero longobarde le città di Acerenza, Melfi e Tricarico.

In quali terre ebbe origine il monachesimo?

Studi approfonditi sul fenomeno hanno condotto a pensare che la culla del monachesimo sia stata l’antica ‘Tebaide’, una regione situata nell’Alto Egitto, con capitale Tebe, da non confondere con la più nota Tebe della Beozia. Viene ritenuta dagli storici uno dei luoghi più sacri della cristianità. Nei deserti di Nitria, Kellia, Scete trovarono asilo Paolo di Tebe (234-347 d.C.) e Antonio il Grande (230-335 d.C.), maestro in Egitto dell’anacoretismo. Il deserto per gli eremiti fu il luogo ideale per la ricerca della pace interiore (hesychìa), ma anche per combattere il demonio, memori dell’esperienza di Gesù nel deserto della Giudea.

Nel 320 d.C. nell’isola di Tabennisi sul Nilo, l’asceta Pacomio fondò un cenobio dove istituì le regole alla base del monachesimo: la separazione dal mondo (apotagé) e la sottomissione all’altrui volontà (hipotagé).

Dopo la Valle del Nilo, il monachesimo si fece fiorente nella penisola del Sinai e nella città di Gerico. In queste terre si racconta della vita di asceti quali Caritone, Eutimio il Grande, e il discepolo Saba, che diede vita alla Grande Lavra e a molti monasteri. Il cammino degli eremiti riguardò anche il lago di Tiberiade, il deserto della Giordania e la regione del Mar Morto.

Nel II-III secolo d.C. la Cappadocia divenne luogo di culto del Cristianesimo dove molti monasteri vennero edificati sotto l’influenza artistica delle Chiese dipinte della Palestina. La regione della Cappadocia fu patria di Saba e poi di Basilio Magno (329-1 gennaio 379 d.C.). Gli asceti inizialmente vissero nelle grotte e diffusero il fenomeno dell’anacoretismo. Con Basilio Magno si verificò il superamento del cenobitismo per prediligere la condivisione della preghiera e del lavoro sotto l’egida di un capo o superiore.

Da quali terre iniziò il cammino dei monaci bizantini verso il Mezzogiorno d’Italia? Quali furono le cause storiche di questa grande migrazione? I monaci erano anche capi militari?

Con Leone III Isaurico salito al trono nel 717 d.C., dopo aver sconfitto gli Arabi stroncando l’avanzata musulmana, vennero sanciti due decreti (727–730 d.C.) che vietarono il culto delle immagini sacre costringendo molti monaci bizantini a spostarsi in altre terre per sfuggire alle atroci persecuzioni. L’imperatore ordinò di chiudere i monasteri e in alcuni casi di trasformarli in caserme. Con Costantino V Copronimo, figlio di Leone III Isaurico, venne ordinata la devastazione di chiese e biblioteche dove erano conservati i codici. Molti monaci vennero perseguitati e molti di loro riuscirono a fuggire in Occidente. In molti casi i monaci in fuga si unirono ai capi militari per lasciare le terre di origine. Fu questo un periodo molto lungo che durò fino all’842 d.C. e che provocò continui flussi migratori in Europa e nel Mezzogiorno d’Italia.

Già prima della dominazione di Leone III Isaurico ci sono attestazioni di una presenza del monachesimo bizantino nel Mezzogiorno d’Italia. Il monaco greco Zosimo divenne vescovo della città di Siracusa nel 642 d.C.. Fu egumeno (abate) del monastero di Santa Lucia. La figura del monaco-vescovo era tipica dell'Oriente cristiano.

Alcuni studiosi del periodo bizantino, tra questi F. Lenormant, attribuiscono l’ellenizzazione e anche la grecofonia presente nel Mezzogiorno alla fuga dei monaci ed ecclesiastici dal mondo orientale per difendersi dalle persecuzioni iconoclastiche di Leone III Isaurico. Altri studiosi invece, come L.T. White, pensano che ci fu un fenomeno di migrazione precedente e fu quello dei monaci siro-palestinesi i quali si spostarono nell’Italia meridionale spingendosi fino a Roma, già dal III secolo d.C.. Questo per sfuggire alle persecuzioni persiane e arabo-musulmane. Entrambe le versioni sono scarsamente attestate ma ci fanno credere che la presenza del monachesimo nel Mezzogiorno d’Italia ebbe inizio prima e non fu solo legata al periodo della guerra greco-gotica. Tra i monaci citati c’è Sofronio di Gerusalemme, Giovanni Mosco (forse) e Teodoro di Tarso. Più tardi, la Cronaca di Monemvasia attesta che negli anni ‘80 del secolo VI, da Patrasso alcuni raggruppamenti di popolazione si trasferirono a Reggio Calabria e i Lacedemoni a Dèmena in Sicilia per sfuggire all’invasione avara del Peloponneso. I monaci grecofoni e nuclei di comunità più che provenire dal Vicino Oriente provennero dai Balcani e dall’Anatolia.

Nel 940 d.C. si attesta un’altra migrazione dei monaci italo-greci per sfuggire alle atroci persecuzioni del saraceno Kalil. Tra questi i Santi Cristoforo, Saba e Macario che si stabilirono nell’eparchia del Mercurion.

Non è facile capire come avvennero le grandi migrazioni dei monaci, ma il Bertaux ipotizza che quelli in fuga dai Balcani risalissero nell’Italia meridionale dalla Terra d’Otranto e la Valle del Bradano. Altri giunsero dalle coste dell’Africa per approdare sulle coste siciliane e calabresi. Nella regione della Lucania arrivarono seguendo il corso dei fiumi principali come il Sinni, l’Agri e il Lao.

Maria Teresa Merlino

continua.......

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