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Il cammino dell’eremita: dall’Oriente all’eparchia del Mercurion. Intervista allo storico/2

Se dovesse disegnare i confini dell’antica Lucania all’epoca bizantina, quali aree odierne si collocherebbero entro essi?

I testi agiografici italo-greci relativi ai secoli IX e X d.C. riportano che monaci ed eremiti migrarono nelle aree al confine tra Puglia e Lucania. Le tre regioni descritte come abitate dai monaci erano: il Latinianon, Lagonegro e il Mercurion. Quest’ultimo venne paragonato alla Sacra Montagna, il luogo sacro per antonomasia dei monaci bizantini, con cui venne denominato il monte Olympios, in Bitinia, dove nel corso dei secoli vennero fondati diversi monasteri.

I bizantini suddivisero i loro possedimenti in themi (1). Nel 968-969 d.C. nacque il thema di Lucania secondo Guillou, con capitale a Toursikon (Tursi). Ma lo storico Falkenhausen ritiene che la nascita del thema di Lucania va fatto risalire al 1035 d.C. e che il suo centro amministrativo era Cassano sullo Jonio. Dai testi del Racioppi si legge che coloni, monaci e avventurieri giunsero in Basilicata da Otranto e Rossano, ma anche dal Tirreno e dai territori del Cilento. Il thema comprendeva i territori che vanno dal basso Sele, il Bradano e il Sinni. E’ chiaro che la Lucania di allora non era la Lucania di oggi. Matera ad esempio faceva parte dell’antica Apulia che comprendeva anche l’antica Calabria (oggi penisola Salentina) e per questo detta Apulia et Calabria. Parte di questa regione era anche Benevento in Campania.

Molti monaci si stabilirono nelle antiche colonie greche come Laos, Blanda (la zona dell’odierna Tortora e suo antico nome) e Skidros dove il monachesimo si diffuse a partire dal IV secolo d.C.. Tanto è vero che nel VI secolo d.C. in Sicilia si contavano già 22 monasteri. Risalendo dalla Costa Jonica e lungo il fiume Sinni si stabilirono nella nostra regione.

Nel IX secolo d.C. nacquero in queste terre numerose laure (2), celle, eremi dei monaci basiliani che nel tempo divennero monasteri e cenobi. Alcuni storici come il Rodotà parlano di un migliaio di monasteri. Intorno ad essi sorsero successivamente i paesi che dimostrano un’origine bizantina nella loro onomastica topografica. Questo spiega le denominazioni di origine greca (ad esempio Lauria, Calvera, San Chirico Raparo); in molti casi legate al nome di un santo. In alcuni paesi il rito greco si praticò fino al 1500.

Anche ai tempi della dominazione di Niceforo Foca (X secolo d.C.) la Lucania fu bizantina connotandosi con il thema di Lucania diviso nelle tre eparchie monastiche già citate: il Mercurion, Lagonegro e il Latinianon.

Quali sono le fonti più importanti da consultare relative alla dominazione bizantina e alla presenza dei monaci basiliani nell’antica Lucania?

Non solo per la Lucania ma per una precisa conoscenza di tutte le province italiane in cui fu fiorente il monachesimo, le uniche fonti documentarie sono i bioi, ossia le vite dei santi Cristoforo, Saba e Macario che ci sono pervenute grazie all’opera di racconto di Oreste, patriarca di Gerusalemme. Tra il 980 e il 985 d.C. Oreste si recò a Roma dove conobbe Saba e Macario ed anche in Calabria dove venne in contatto con la vita dei monaci bizantini e con la società monastica.

Nel testo, scritto in greco e poi tradotto in latino dallo storico Cozza-Luzi (3), troviamo numerosissime notizie sulle tre regioni monastiche del Mercurion, del Latinianon e di Lagonegro. Fu Oreste a parlare di ‘eparchia’ probabilmente per usare un termine più elevato rispetto al più generico ‘chora’ (regione). Usò ‘eparchia’ per indicare la regione monastica del Mercurion. Il Latinianon venne descritto come ‘choros’.

In merito alle tre regioni monastiche appartenenti al thema di Lucania (Mercurion, Latinianon e Lagonegro) cosa apprendiamo dalle fonti?

Lo storico Cozza-Luzi traducendo un verso di Oreste, patriarca di Gerusalemme, ci dice che…” il grande Saba dirigeva e guidava da buon pastore tutti i monaci che si trovavano in tutti quanti i monasteri, in quelli del Latinianon, del Mercurion e in quel di Lagonegro” (usa ‘quelli, quel’).

Secondo lo storico Padre Germano Giovanelli il Latinianon, il Mercurion e Lagonegro erano tre vere eparchie, quindi regioni monastiche, dove si erano succedute tante vite di monaci che vissero tra monasteri, laure e grotte, spesso sottomessi ad un unico stratega (hegùmenos).

Dalle fonti apprendiamo che la prima regione monastica del thema di Lucania fu il Mercurion. Situata nel cuore del Pollino tra la Calabria e la Longobardia ebbe nel corso dei secoli confini incerti, a causa degli stravolgimenti politici e territoriali che si verificarono con la conquista longobarda e poi saracena. Le invasioni degli arabi portarono gli asceti a migrare in altre terre. Fu comunque terra con una vita ascetica intensissima. Cristoforo di Collesano ed i suoi due figli, Saba e Macario, al loro arrivo trovarono moltissime laure e grotte abitate da monaci asceti. In questa regione Saba fondò molti monasteri nei pressi di Santa Domenica Talao, di Papasidero e di Scalea in Calabria, senza mai interrompere i rapporti con altri monasteri indipendenti come quello dei Marcani, presso Papasidero.

A confinare con il Mercurion e situata nel basso medio Sinni era il Latinianon di cui facevano parte i borghi del Lagonegrese, dell’Agri, del Basento e del Bradano; inoltre comprendevano una parte del Vallo di Diano dove era situata Latinianon (forse Polla). Le fonti ci dicono che era ubicata tra Acerenza e Conza. L’attuale Teana nel X e XI secolo d.C. portava il nome di Castello di Latiniano, proprio in quanto centro di basiliani; Carbone, Armento, Cersosimo, Noia (Noepoli) e San Chirico Raparo erano fiorenti centri di questa eparchia. S.Saba fondò ad Episcopia un monastero e in questo luogo i monaci giocarono un ruolo fondamentale nell’emancipazione della vita contadina del tempo. Insegnarono loro la pratica della rotazione delle terre e di concimazione con il debbio (il miglioramento del terreno mediante la cenere ottenuta dalla bruciatura di erbe e sterpaglie); la tecnica dell'innesto degli alberi fruttiferi e della costruzione delle case. San Luca d’Armento restaurò con le sue mani la Chiesa di San Laverio. I monaci diedero un grande contributo alla crescita culturale di questi borghi fondando scuole di amanuensi e approfondendo l’arte della musica.

L’eparchia di Lagonegro nacque nel IX secolo quando fu fondato il monastero dedicato a San Filippo Apostolo il cui egumeno fu prima S. Cristoforo, al quale successe S. Saba e dopo la sua morte (6 febbraio 991 d.C., Roma, monastero greco di San Cesario) San Macario. Probabilmente si tratta del monastero sito nel borgo di Lauria, come ci suggerisce l’agiotoponimo (il nome del santo). Il biografo scrisse: “in quel di Lagonegro” intendendo “nella regione di Lagonegro” che comprendeva non solo Lagonegro, ma anche Rivello e Lauria, probabilmente Trecchina (di difficile collocazione). La impropria interpretazione probabilmente ha causato un’attribuzione errata.

A queste tre eparchie si deve aggiungere la regione monastica del Monte di Bulgheria (nel Cilento) che dominò il golfo di Policastro e che confinò con esse. Anche nel territorio del Cilento, durante il periodo della guerra greco-gotica, giunsero al seguito di Belisario gli asceti provenienti da Bisanzio. Altri monaci si spostarono nel gastaldato (4) della Lucania per sfuggire alle persecuzioni degli arabi in Sicilia. Qui trovarono a proteggerli i principi longobardi di Benevento e poi di Salerno. Nacquero comunità monastiche che costruirono laure lungo le zone costiere e in zone strategiche e panoramiche, come il Monte di Bulgheria. I religiosi bizantini furono bravi ad integrarsi con i longobardi dando un grosso contributo nell’insegnamento di pratiche agricole ai contadini e determinando in tal modo la crescita di questi territori. I monaci crearono mulini sfruttando la forza motrice dell’acqua; trasferirono anche molte conoscenze come il rito bizantino e la loro lingua, attraverso la trascrizione dei codici. Il Monte di Bulgheria divenne un’importante regione monastica con San Giovanni da Piro e San Cono di Camerota, detti gli Archimanditrati. Qui visse anche San Fantino che sfuggì alle persecuzioni arabe trasferendosi in questa regione. Il santo che più si ricorda è San Nilo che fondò l’Abbazia di Grottaferrata.

Maria Teresa Merlino

 


1. Domìni/mappe

2. Dapprima sentiero impervio, più tardi piccolo quartiere di una città. Nei secoli del monachesimo passò a designare la colonia abitata dai monaci, spesso protetta con palizzate o recinti

3. Il testo di riferimento è Historia et laudes SS. Sabae et Macarii iuniorum et Sicilia auctore Oreste Patriarcha Hierosolymitano, Romae, 1893

3. Ducato, possedimento del gastaldo longobardo

 

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