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Ulderico Pesce ricorda il giudice Imposimato. Sul caso Moro diceva: “E’ stato lo Stato”

La scomparsa improvvisa del giudice Ferdinando Imposimato lascia un vuoto immenso nell’anima di quei tantissimi italiani che attendono da 40 anni la verità sul caso Aldo Moro e sulle grandi stragi impunite della nostra nazione. L’ho conosciuto bene Imposimato. Un uomo ironico. Simpatico. Lo ricordo mangiare pane e nutella con i miei nipoti a casa mia a Rivello, in Basilicata. Un uomo sempre sorridente. Aveva la “leggerezza pesante” di cui parla Italo Calvino.

Da anni porto in giro per l’Italia il testo “MORO: i 55 giorni che cambiarono l’Italia” che ebbi l’onore di scrivere assieme a lui. Quei momenti di “scrittura” per me sono stata una lezione importante. Ricordo il suo dolore quando parlava dell’uccisione di suo fratello avvenuta ad opera della Banda della Magliana qualche settimana prima che consegnasse le prime sentenze sul caso Moro. Ricordo la rabbia che aveva quando pensava alla maggior parte dei terroristi delle BR liberi, o addirittura a quei due terroristi che ebbero la possibilità di scappare dall’Italia la sera stessa dell’attentato e che, ad oggi, non hanno fatto neppure un giorno di carcere.

Uno rifugiato in Svizzera e l’altro in Nicaragua dove ancora vivono in assoluta tranquillità. Ricordo la sua assoluta indignazione a pensare ad Andreotti e Cossiga, per lui i veri responsabili, assieme ad altri, della morte di Moro. Ricordo il suo sorriso delicato mentre parlava con Adriana Zizzi, sorella di Francesco Zizzi, membro della scorta originario di Fasano che, fu nominato, stranamente, nella scorta di Moro, la notte prima di morire in via Fani.
Imposimato ci lascia nel 2018, Aldo Moro e i membri della sua scorta furono uccisi nel 1978, 40 anni fa precisi. La sua morte sembra sottolineare la “vuotezza” della nostra nazione che in 40 anni non ha saputo portare alla luce la verità. Più volte ho sentito dire al giudice: “E’ stato lo Stato.”. Intendeva che ad uccidere Moro fosse stato lo Stato.
Lo spettacolo scritto con lui andrà in scena il 7 maggio al Teatro Argentina di Roma, il 3 gennaio a Guardia Perticara (PZ), il 24 febbraio a Cosenza, poi il 10 marzo a Formia e l’11 a Minturno, il 7 aprile a Moliterno (PZ), il 5 maggio a Matera.

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