L’agroalimentare lucano tipico e di qualità parte alla conquista dei mercati della Svizzera che ammontano a circa 60 miliardi di euro (84,4 miliardi di franchi svizzeri), pur in presenza di “soli” 7 milioni di abitanti. La missione, denominata “Italian Week Basilicata”, che comincerà il 25 novembre prossimo a Lucera, in occasione del World pasta Day, è stata presentata ieri a Matera (Palazzo Gattini) in una conferenza stampa dall'Assessore regionale all'agricoltura Nicola Benedetto, dalla Presidente dell'associazione promotrice, “Il cielo è sempre più Blu” Giusy Chiaradia e da Giovanni Pisciotta in rappresentanza del PIF Capofila cerealicolo Agricom.
L’Associazione – ha evidenziato Chiaradia - da oltre cinque anni si occupa di sviluppo territoriale attraverso ricerche di mercato e format innovativi di promozione quali “Comunicamente Basilicata” e lo scorso giugno ha realizzato una iniziativa presso il consolato generale in Svizzera in occasione della Festa della Repubblica nel corso della quale la Basilicata ha rappresentato l'Italia attraverso la sinergia tra pubblico, privato ed associazionismo. Il 21 giugno una delegazione di industriali e selezionatori di prodotti Italiani di eccellenza ha visitato la Basilicata e a seguito di un tavolo tecnico  e dopo aver organizzato visite in alcune nostre aziende , si è dato vita all'inizio degli scambi commerciali e alla predisposizione di  format come quello messo in campo con l’evento di Lucerna che non a caso si svolgerà presso la sede dell'accademia della pasta , del world pasta day e la presenza di rappresentanti delle associazioni dei ristoratori italiani in Svizzera. E’ necessario comunque tenere conto – ha continuato Chiaradia - della forte riforma del sistema distributivo svizzero. Il commercio al dettaglio specializzato ha perso quote di mercato a favore della grande distribuzione che in molti casi è in grado di garantire un’offerta di prodotti di elevatissima qualità, un assortimento molto vasto e internazionale nonché una politica prezzi altamente concorrenziale. In tal senso sarebbe sbagliato paragonare la grande distribuzione svizzera e le varie categorie distributive al sistema distributivo in Italia.
Il Made in Italy agroalimentare – è stato inoltre sottolineato - conquista l'estero e nel 2013 l'Italia segnerà un record nel valore delle esportazioni agroalimentari a 34 miliardi di euro per effetto dell'aumento del 7 per cento delle esportazioni. Il prodotto piu' esportato è il vino che nel 2013 fa segnare il record storico con un valore delle vendite che raggiunge per la prima volta i 5 miliardi di euro per effetto di un aumento del 9 per cento degli acquisti oltre confine.I due terzi del fatturato realizzato all'estero si ottiene con l'esportazione di prodotti agroalimentari verso i paesi dell'Ue (+6 per cento), ma il Made in Italy va forte anche nelle Americhe (+7 per cento), e nei mercati emergenti.

Per l’assessore Nicola Benedetto “tradizione ed innovazione possono rappresentare la chiave di svolta per il rilancio del comparto agroalimentare lucano che per l’export continua a dare segnali incoraggianti : oltre 16 milioni di euro al terzo trimestre 2012 e più 2,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente sono una buona base di partenza. Abbiamo un potenziale enorme tenuto conto che la quota dell’export alimentare del “made in Basilicata” è appena dello 0,1% dell’ammontare complessivo delle Regioni del Sud e che la tendenza del “mangiare italiano”, nonostante la crisi dei consumi, è comunque positiva con 25 miliardi di fatturato nel 2012. Tanto più che l’unica del “made in Basilicata” che tira rispetto ad auto (Fiat) e salotti. Sono 77 i prodotti agroalimentari tradizionali della Basilicata – ha ricordato l’assessore - inclusi nella “Tredicesima revisione dell’elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali. L’obiettivo centrale – ha aggiunto Benedetto - è quello di accrescere la fruibilità del territorio e le opportunità occupazionali dei territori rurali attraverso lo sviluppo e il sostegno di attività non tradizionalmente agricole che consentano di diversificare il reddito dell’azienda agricola ed attivare rapporti economici con soggetti che operano al di fuori del settore agroalimentare. La creazione di queste opportunità rappresenta un incentivo alla permanenza dei giovani, contribuendo a contenere i fenomeni di spopolamento e di emarginazione socio-economica delle aree rurali.
Altro dato che, seppur negativo, rimarca la necessità di investire nella qualità e nella territorialità delle produzioni è l’ “agropirateria” internazionale che attribuisce a prodotti alimentari in maniere illecita denominazioni e certificazioni di un altro prodotto noto per le sue caratteristiche organolettiche, di sicurezza e di origine. I nostri produttori cerealicoli – ha evidenziato Giovanni Pisciotta, PIF cerealicolo - denunciano da tempo che sui mercati della Basilicata è da tempo presente grano proveniente soprattutto dall’Ucraina, dal Kazakhistan, dall’Australia, dal Canada e dal Messico, che viene scaricato al porto di Bari, e dalla Turchia, attraverso l’interporto di Foggia, mentre per la pasta prodotta in Italia vengono impiegati grani duri per il 50-60 per cento di origine estera, con seri problemi di qualità e sanità del prodotto. Tra le proposte a breve-medio termine: il rilancio del Piano cerealicolo regionale in sinergia con il Piano nazionale; una nuova disciplina regionale che favorisca l’aggregazione delle produzioni; un programma di insediamento agro-industriale; un progetto per il potenziamento della ricerca e dell’innovazione e di sostegno all’introduzione di varietà (a partire dalla tradizionale varietà Senatore Cappelli che ha subito negli anni forti riduzioni di produzione); un’azione di promozione e marketing a sostegno del marchio a tutela del pane e della pasta.

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