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I libretti al portatore devono essere necessariamente chiusi entro l’anno. Dopo l’entrata in vigore del decreto legislativo 90/2017 attuativo della IV direttiva di prevenzione del riciclaggio internazionale e del finanziamento al terrorismo, possono essere emessi solo libretti nominativi. Ai titolari di un libretto al portatore resta poco tempo, ovvero solo fino al 31 dicembre 2018 per estinguerli o per trasferire le somme su un libretto nominativo o su un conto. Le ultime modifiche normative avevano già ridotto l’importo massimo per i libretti al portatore a 999,99 euro, ma dal 4 luglio 2017 tutti i libretti al portatore non potevano più essere trasferiti. Il Mef aveva stabilito che le banche e Poste italiane alla prima occasione utile, come la richiesta di versamento di somme di denaro sul libretto, erano tenute a richiamare il portatore all’obbligo di estinzione del libretto, pertanto, i titolari dovrebbero essere perfettamente al corrente dell’obbligo, tranne forse solo coloro che non lo usano da anni. Non ci sono dati sui libretti emessi dalle banche, mentre in base all’ultimo dato disponibile sul bilancio della Cassa Depositi e Prestiti, che gestisce i fondi della raccolta postale, emerge che l’importo complessivo dei libretti al portatore nel 2017 era di circa 33 milioni di euro, solo 7 milioni in meno rispetto al 2016. La costituzione di un libretto al portatore, salvo che si avessero finalità criminose, era una prassi usata per gestire piccoli depositi di denaro e per chi non era abituato all’uso di moneta elettronica, soprattutto anziani, spesso usati come deposito cauzionale nei contratti di locazione, con la convinzione, del locatore, di evitare di dovere corrispondere gli interessi legali sul deposito non costituito in denaro contante, ma con un surrogato di analogo valore. C’è chi potrebbe aver dimenticato, in fondo ad un cassetto o in qualche cassaforte, un vecchio libretto senza di fatto nessuna somma significativa depositata, non estinto perché i costi di estinzione erano superiori a quelli del valore dello stesso libretto, ma oggi conviene far mente locale, poiché gli obblighi di estinzione sono accompagnati da sanzioni per tutti coloro che non si adegueranno alla normativa entro il termine stabilito. Il portatore che ad anno nuovo non avrà adempiuto all’estinzione, subirà una sanzione amministrativa da 250 a 500 euro. Non è difficile estinguerli. È sufficiente recarsi al proprio istituto di credito o in Posta con un valido documento d’dentità e il vecchio libretto cartaceo e la pratica ha esito immediato. Se il libretto è intestato a una persona defunta saranno gli eredi a dover provvedere all’estinzione. Per quelli che contengono i vecchi depositi cauzionali si potrà versare l’importo sul conto corrente del locatore, ricordando che gli interessi legali saranno a vantaggio dell’inquilino e che possono essere corrisposti ogni anno o a fine locazione.

Silvia Silvestri

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Un regalo di Natale speciale per alcuni residenti della Casa per anziani Mons. Brancaccio di Matera da parte della cooperativa sociale il Sicomoro che gestisce la Residenza. Oggi per un gruppetto di anziani della città di Matera, un desiderio è diventato una vera e propria opportunità: un’uscita organizzata nel centro della città. Il tour è iniziato in Piazza Vittorio Veneto dove sono state ammirate le opere di Salvador Dalì e i preparativi per il concerto di fine anno che vedrà Matera protagonista del capodanno Rai 2019, breve sosta ai tre archi e successivamente ai presepi della Chiesa del Purgatorio, passeggiata in via Ridola, una successiva piacevole sosta in via San Biagio presso il bar 2019 ed infine una passeggiata in Piazzetta Pascoli. “L’idea è nata da un desiderio di uno dei nostri ospiti più anziani di poter rivedere i Sassi. Ha 94 anni ed è stata una delle prime guide turistiche della città. Per motivi di salute oggi non è potuto venire in giro con noi, ma è stato lui ad aver ispirato questo progetto - ci racconta Raffaele Petruoli, educatore ed animatore della cooperativa Sicomoro che oggi ha accompagnato gli anziani nelle vie del centro cittadino - “Le luci, i negozi, la magia del Natale, i preparativi per la celebrazione di Matera quale capitale europea della cultura per il 2019, hanno letteralmente affascinato ed incuriosito i nostri anziani. Tanti i ricordi e le emozioni innanzi a tutti i cambiamenti della città riscontrati nel corso dell’uscita ed io non posso che essere felice per l’entusiasmo che mi hanno trasmesso e per il feedback positivo ricevuto. Personalmente ringrazio la direttrice del Brancaccio Giuditta Nicoletti e Michele Plati presidente della cooperativa Sicomoro, per aver sottoscritto questa iniziativa, mentre a nome della cooperativa ringrazio Autoservizi Damasco per l’impeccabile servizio bus offerto e il Bar 2019 per la cioccolata calda offerta agli anziani del Brancaccio di Matera”. 

Silvia Silvestri

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La Giornata Mondiale del Cane si celebra il 26 agosto di ogni anno ed è sicuramente un’occasione importante per ricordare quanti benefici gli animali possono donare e quanto gli amici a 4 zampe siano capaci di amare incondizionatamente i propri padroni. Oggi i riflettori sono puntati sui nostri amici cani, che per chi si prende cura di loro farebbero qualsiasi cosa.

Non esiste patto che non sia stato spezzato, non esiste fedeltà che non sia stata tradita, all'infuori di quella di un cane veramente fedele", diceva Konrad Lorenz. Una frase oggi attuale ancor più se si considera quanti festeggiano la Giornata Mondiale del Cane.

Il sito VelvetPets ha elencato i dieci motivi per i quali è giusto celebrare e omaggiare gli amici a quattro zampe, ed eccoli di seguito per i nostri lettori:

1) Sono i primi a salutare quando si torna a casa, dopo una giornata di lavoro.

2) Avvertono subito se qualcuno è triste.

3) Alleviano lo stress.

4) Mantengono in forma grazie alle lunghe passeggiate ai giochi casalinghi, da fare in casa o fuori.

5) Sono sempre disposti a donare affetto.

6) Riescono a consolare magari dopo la rottura con un fidanzato o una fidanzata.

7) Ripongono fiducia incondizionata nel loro padrone.

8) I loro "baci" sono salutari, parola di scienza.

9) Non abbandonano mai il loro padrone.

10) Portano gioia, e aiutano a fare amicizia.

Dal Costa Rica, Paese in cui metà delle famiglie ha almeno un cane in casa, proprio oggi arriva una notizia rivoluzionaria che sembra perfetta per celebrare questa giornata. L’Universidad Latinoamericana de Ciencia y Tecnología (Ulacit) ha permesso ai membri della comunità universitaria di portare i loro quattrozampe nel campus, incluse anche le lezioni, a patto che non disturbino. L’idea di questa università privata con sede nella capitale San José è di consentire a studenti, professori e personale amministrativo di trascorrere più tempo con i loro animali domestici.  

Ogni studente con cane deve leggere ed accettare il regolamento emesso dall’università che prevede la buona convivenza e l’accordo con i suoi compagni di classe, nel caso in cui uno di loro sia infastidito dalle presenza del cane in classe. Chi introduce un cucciolo nelle aule deve presentare all’università un certificato veterinario sullo stato di salute del cane, compilare un modulo con i dati completi del proprietario, pagare una tassa di 10 dollari e portare con sé un kit di pulizia e deve essere responsabile della pulizia dei rifiuti dei loro cani. Ulteriore idea vincente è quella che, in alternativa, prevede anche un “asilo” per cani, in modo che non siano costretti a stare solo nelle aule durante i corsi.  

Da noi questo genere di iniziative non vengono ancora apprezzate ma per questa occasione abbiamo preparato per i nostri lettori una selezione di 10 libri da leggere, per tutte le età e per tutti i gusti, consigliati a chi ha un amico a 4 zampe, a chi vorrebbe aprire la porta di casa ad un nuovo ospite o semplicemente ha chi ha voglia di scoprire un mondo nuovo fatto di continue sorprese, cuore, e fiducia. Un tuffo in una letteratura insolita, ma che come i suoi protagonisti sa regalare grandi emozioni.

L’arte di correre sotto la pioggia

La voce narrante della storia è quella dal cane di Denny, Enzo. Denny è un pilota di auto da corsa che vive a Seattle con il suo cane. Nel corso del racconto Denny si innamora di Eve e da lei avrà una figlia, Zoë. Enzo spiegherà il vero significato della vita al suo padrone, aiutandolo a proseguire contro il futuro.

Baldo: i cani ci guardano

Baldo prende la parola per dire il mondo a modo suo. La caccia agli aironi, i lunghi pomeriggi malinconici, l'amicizia con i gatti, e il dolore per i distacchi dal venerato padrone.

La vita di un uomo agli occhi del suo cane può riservare molte sorprese. E viceversa. Perché, come c'insegna il protagonista, «se noi ci perdiamo quel che accade in "alta quota", voi vi perdete quel che accade rasoterra».

Io & Marley

I protagonisti sono una coppia: si tratta di John e Jenny i quali decidono, ricordando i tempi passati della gioventù, di adottare un cane che però, fin da subito, si rivela non essere come si aspettavano. Tutt’altro che perfetto, Marley riuscirà ugualmente a conquistare il loro cuore e i tre vivranno insieme grandi avventure.

The beagle’s

Il protagonista di nome Ebron combatte quotidianamente per cambiare il mondo. Incontra la crudeltà umana ma riesce sempre a trovare la soluzione. Un racconto esemplare quanto affascinante.

Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà

Luis Sepúlveda, autore del libro, racconta una storia in cui i protagonisti sono un bambino e il suo cane. Aufman, questo il nome del cane, ha avuto un passato difficile, fatto di sofferenza e solitudine. Utilizzato dai suoi padroni per fiutare i nemici, un giorno incontra un anziano il quale decide che sarebbe diventato l’amico perfetto di suo nipote. Nacque così una grande amicizia fatta di lealtà e fedeltà.

Il mio cane del Klondike

La storia raccontata in questo libro tocca da vicino uno dei temi caldi dell’estate: la protagonista trova sul ciglio della strada un cane abbandonato. Il cucciolo, divenuto ingombrante per i suoi vecchi padroni, è stato abbandonato senza ripensamenti. Tra i due si instaura un rapporto forte, tanto che una notizia inaspettata sembra turbare l’amico a 4 zampe.

Il cane nero

“Il cane nero può scatenare gli eventi più funesti”. Così, quando una mattina d’inverno si presenta fuori dalla casa dalla famiglia Hope, tutti scappano impauriti. Tranne la giovane Small, che saprà riportare la bestia alle giuste dimensioni. Un libro che insegna ai bambini (e non solo) a guardare in faccia e ad affrontare le proprie paure e le proprie ansie, non importa l’età. Magari scoprendo che non sono poi così tremende come uno pensa.

Tutto per un cane

Tre vite, quelle di un padre, di un figlio e di un cane, intrecciate in una storia che parla di incontri e separazioni, di abbandono e di rinascita, della morte e dell 'irrinunciabile ricerca della felicità che accompagna la vita.

Il richiamo della foresta

Una grande storia, una magnifica metafora del rapporto fra natura e creature vi-venti, un capolavoro capace di poesia e ferocia che parla al cuore dei lettori di o-gni età. Rapito e condotto tra i ghiacci del Klondike, all'epoca della febbre dell'o-ro, Buck viene picchiato e costretto a divenire un cane da traino, sperimentando i molteplici volti dell'animo umano, meschinità e grandezza, cupidigia e altruismo, aggressività e affetto.

Dalla parte di Bailey

Ogni volta che rinasce, Bailey è sempre più saggio e disinvolto, finché arriva Ethan, un bambino speciale che gli insegnerà il senso del gioco, della lealtà, dell'amicizia. Nelle vite successive, quando ormai, da cane poliziotto, si ritroverà capace di imprese straordinarie, sarà sempre Ethan il suo pensiero fisso e la persona che vorrà a tutti i costi ritrovare. E quando succederà, Bailey compirà per lui la sua azione più bella, più vera e più grande.

Silvia Silvestri 

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Circa l’80% degli insegnanti dichiara di essere stressato, il 59% riporta di vivere in continuo stato apprensivo, il 13% afferma di sentirsi in grave stato ansioso. Questo è quanto è emerso da una recente ricerca sui docenti e sul loro rischio professionale di usura psicofisica. Lo studio effettuato sulle diagnosi formulate dai Collegi Medici che stabiliscono l'inidoneità all'insegnamento, risulta che circa il 70% delle patologie che causano inidoneità appartengono all'area ansioso-depressiva, mentre le disfonie sono soltanto il 13%. Circa il 30% dei docenti fa uso di psicofarmaci. Da quanto emerso è evidente che quella dei docenti è una categoria sempre più stanca e stremata e non solo in Italia. Il problema è comune anche in altre nazioni e sono numerosi i dati che confermano questa realtà: in Paesi come la Francia e il Regno Unito si è rilevato che il tasso suicidario tra gli insegnanti è più alto rispetto ad altre categorie professionali e questi, non sono solo dei potenziali malati psichiatrici, ma fanno parte di una classe che si prestamaggiormente anche a patologie gravi legate, per esempio, all'apparato fonatorio. Ad oggi l’insegnamento è considerato tra le professioni più predisposte allo sviluppo di problemi di salute mentale tra cui ansia, depressione, rabbia, malattie fisiche come mal di testa, ulcera, reattività cardiovascolare, o sintomi comportamentali. Gli insegnanti,nell’ideologia più diffusa, sono considerati parte di una categoria di privilegiati, ma al di là dei luoghi comuni, la realtà è che insegnare è una professione sempre più difficile e la categoria,posta continuamente sotto pressione, si dibatte tra quelle che sono le aspettative interne, legate ai propri convincimenti e al proprio stile professionale e le aspettative esterne, cioè ciò che gli alunni, le famiglie e l'organizzazione richiedono. Gli specialisti parlano di "sindrome da burn-out"degli insegnanti, capace appunto, come lo stesso termine specifica, di bruciare le risorse personali del professionista al punto da sviluppare una vera e propria patologia professionale al pari della laringite, con la differenza che quest’ultima è riconosciuta dalla legge, mentre i disturbi psichiatrici no o comunque molto meno. Il rapporto costante con alunni e i genitori, classi troppo numerose, le sempre più diffuse condizioni di precariato, la mancanza di educazione e di disciplina  degli studenti, sono solo alcuni più classici fattori che vanno ad esaurire psicologicamente i docenti. Oggi il burn-out si lega anche ad altre più recenti problematiche tra cui quelle socio-culturali come ad esempio: gli scarsi investimenti nelle attività scolastiche, l'avvento dell'informatica, una società multietnica, la totale delega educativa da parte delle famiglie alla scuola. Il D.Lgs 81 del 2008 imporrebbe ai dirigenti e ai datori di lavoro, e quindi anche ai dirigenti scolastici, di monitorare il benessere del personale e mettere in campo strumenti di prevenzione. Ma nella realtà dei fatti, poiché lo Stato difficilmente offre finanziamenti e risorse economiche volte in tal senso, questa disposizione non viene mai applicata. L'attenzione al fenomeno, soprattutto per la grande rilevanze sociale legata ad una professione cosi importante dal punto di vista sociale ed educativo, richiede e necessita d’interventi sia a livello individuale, sia di tipo preventivo sul sistema scolastico, per individuare precocemente le situazioni a rischio e favorire un maggior benessere personale all'interno del contesto lavorativo. In linea con l’analisi investigativa fino ad oggi svolta ed ancor più con i risultati delle recenti ricerche, andrebbe sollecitata la promozione: di gruppi di ascolto per docenti, l’apprendimento di tecniche di empowering e di coaching, al fine di fornire strumenti atti a gestire lo stress lavorativo nelle situazioni più problematiche,questo perché il docente meno esposto a sviluppare la sindrome di burn-out, sembra essere proprio colui che possiede una adeguata competenza emotiva e la prevalenza di uno stile comportamentale assertivo;di programmi di formazione ad hoc volti a sostenere lo stato di benessere globale dell’insegnante rispetto ai rischi di esaurimento professionale, ed alle conseguenze sul piano emotivo, relazionale e dell’apprendimento dei propri allievi. Studi e programmi che, attualmente, di rado vengono valorizzati nelle nostre scuole.

Silvia Silvestri

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Con l’arrivo della bella stagione aumenta il tempo libero e l’energia e con essa la voglia di ristrutturare casa per rendere il proprio nido sempre più accogliente e confortevole o il desiderio di non rimandare più tutti quei noiosi lavori che durante l’anno non si è riusciti a fare. È in questo momento che novità e semplificazioni per lavori domesticifavoriscono,più che in passato, opere edili e ristrutturazioni. La legge di bilancio relativa all’anno in corso, così come per il 2017, prevede i cosiddetti bonus casa, sgravi fiscali e agevolazioni su spese relative a ristrutturazioni, interventi di risparmio energetico, acquisto di mobili ed elettrodomestici con detrazioni fino al 65%. La novità introdotta per il 2018 è il bonus verde, detrazione pari al 36% delle spese sostenute per la riqualificazione del verde, ovvero, di giardini, terrazzi e balconi per un massimo di spesa detraibile pari a 5000 euro. A promuovere ulteriormente la programmazione di innovazioni o di restauri necessari sono anche le ultime novità in campo urbanistico amministrativo. Grazie al decreto delle Infrastrutturenon è più necessario chiedere il permesso al Comune, né ottenere Cil, Cila o  Scia per svolgere una serie di interventi o lavori in casa. Il decreto contieneun elenco puntuale di tutti i lavori, interventi e riparazioni realizzabili senza dover richiedere il permesso al Comune per costruire, autorizzazioni e senza che sia necessario presentare preventive comunicazioni d’inizio dei lavori. L’elenco pubblicato, è composto da 58 voci ma è aperto a delle integrazioni e al momentocontiene l’indicazione di tutti ilavori realizzabili e che rientrano nella così definitaedilizia libera, andando a costituire un vero e proprio vademecum per i cittadini ed esemplificando per tutti il riconoscimento delle opere che possono essere eseguite senza alcun titolo abilitativo.

I più comuni lavori in casa liberalizzatie fino ad oggi anche i più richiesti sono: installazione, riparazione, sostituzione o rinnovamento di cancellate e opere anti intrusione; riparazione e sostituzione di controsoffitto (anche installazione se non strutturale); riparazione, integrazione, rinnovamento e messa a norma degli impianti elettrico, del gas, igienico e idrico-sanitario (per quest’ultimo anche in caso di sostituzione dei sanitari, di fatto il rifacimento del bagno); installazione, riparazione, sostituzione, rinnovamento e messa a norma di servoscale e ascensori (per questi, purché non si incida sulla struttura portante); pavimentazione di aree pertinenziali comprese vasche di raccolta delle acque e locali tombati; creazione di barbecue, gazebo, pergolati (non stabilmente infissi), ripostigli per gli attrezzi, tenda e pergotenda, elemento divisorio verticale non in muratura.

Ovviamente anche per gli interventi considerati “liberi” resta fermo il rispetto delle prescrizioni contenute negli strumenti urbanistici e nelle normative di settore, come le norme antisismiche, antincendio, igienico-sanitarie, di tutela dei beni culturali e del paesaggio. La possibilità di chiedere delle detrazioni fiscali per tutte queste opere incoraggia ancora di più l’inizio dei lavori e per chi vuole usufruirne sarà sufficiente avere la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, nella quale sarà indicata la data di inizio dei lavori e l’attestazione che gli interventi operati rientrano tra quelli agevolati, supportata dalle fatture necessarie per provare lo svolgimento dei lavori e dai pagamenti effettuati tramite bonifico parlante. Nonostante le alte temperature siano più adatte al relax o a una gita al mare, anche quest’anno l’estate si è conferma la stagione preferita dagli italiani per dedicarsi ai piccoli e grandi lavori domestici. Tanti stanno approfittando proprio in questi mesi di queste condizioni favorevoli, proprio come tanti stanno approfittando anche dei nonni e dei parenti per far andare in vacanza i bambini e delle ferie loro o degli altri per non creare troppi disagi.

Silvia Silvestri 

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È stata netta la pronuncia depositata della quinta sezione penale della Cassazione in riferimento all’aggressione dei due cittadini extracomunitari avvenuta in un circolo di Gallarate, in provincia di Varese. Durante l’aggressione, alle vittime era stata rivolta la frase «che venite a fare qua, dovete andare via». Un’espressione che, rileva la Suprema Corte, può assumere addirittura il rilievo di odio razziale. «La circostanza aggravante della finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso -scrivono i giudici - è configurabile in espressioni che rivelino la volontà di discriminare la vittima in ragione della sua appartenenza etnica o religiosa». Questo è quanto enunciato dalla Corte di Cassazione, la quale ha confermato la condanna già inflitta all’uomo imputato per concorso di lesioni a danno di due stranieri. La «discriminazione razziale», sulla base di quanto espresso dai giudici, non si ha solo quando «l’espressione riconduca alla manifestazione in un pregiudizio nel senso di inferiorità di una determinata razza», ma anche quando «la condotta, per le sue intrinseche caratteristiche e per il contesto in cui si colloca, risulta intenzionalmente diretta a rendere percepibile all’esterno e a suscitare in altri analogo sentimento di odio etnico e comunque a dar luogo, in futuro o nell’immediato, al concreto pericolo di comportamenti discriminatori». In questa circostanza, stando a quanto stabilito «le frasi pronunciate erano ritenute chiaramente espressive della volontà che le persone offese, e gli altri cittadini extracomunitari presenti ai fatti, lasciassero il territorio italiano a cagione della loro identità razziale». Fatti simili si susseguono ed è difficile avere una conferma quantitativa del fenomeno anche se dato certo è che nell’arco di pochi mesi le segnalazioni avute sono assolutamente significative rispetto a quelle degli anni scorsi.Il clima politico che si è creato negli ultimi mesi non favorisce situazioni differenti ma fortunatamente la giustizia è immune da qualsivoglia preclusione o pregiudizio razziale.

Silvia Silvestri

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La cannabis si conferma la sostanza illecita più consumata in Europa. Nell'ultimo anno ne hanno fatto uso 24 milioni di adulti, e il 20,7% di giovani (15-34 anni) in Italia la percentuale è superata solo da quella della Francia (21,5%). Se si considera il tasso di consumo nell'arco della vita, l'Italia è terza con il 33,1%, dopo Francia (41,4%) e Danimarca (38,4%). Le ricerche confermano che la cannabis ha potenzialità terapeutiche ma confermano anche che l’abuso crea dipendenza e può portare a disturbi neurologici e motori permanenti. I ricercatori hanno riscontrato effetti negativi significativi soprattutto nei più giovani, l’abuso di questa sostanza può essere fatale per il sistema nervoso centrale degli adolescenti, in quanto particolarmente più sensibile rispetto a quello di un adulto, comunque non immune a conseguenze. I danni che l’assunzione di cannabis crea, in molti casi, rimangono anche in età matura, in particolare, è stata evidenziata una correlazione tra l’uso di marijuana e lo sviluppo di patologie psicotiche o schizofrenie in età adulta. È rilevante distinguere i consumatori quotidiani o quasi quotidiani da quelli occasionali: si stima che solo l’1% degli adulti europei appartenga alla prima categoria e che il 37% di loro abbia un’età compresa tra i 35 e i 64 anni. Il 75% dei consumatori di cannabis sono di sesso maschile. Secondo l’Agenzia europea delle droghe l’Italia è il terzo Paese tra quelli dell’Unione Europea per uso di cannabis e il quarto per uso di cocaina. E’ evidente che l’attuale allarmismo è accentuato per l’uso comune riscontrato anche di altre droghe e delle percentuali registrate purtroppo in aumento. Solo nel 2017 la cocaina è stata consumata da 3,5 milioni di europei. L'uso è molto alto nei giovani britannici (4%), danesi (3,9%) e olandesi (3,7%). In Italia solo l'1,9% dei giovani ne ha fatto uso nell'ultimo anno, ma se si guarda al tasso nell'arco della vita si sale al 6,8%, il quarto dato più elevato dopo Regno Unito (9,7%), Spagna (9,1%) e Irlanda (7,1%). Il dato generale preoccupante è che nell’ultimo anno si rileva un aumento del consumo di cocaina così come anche un aumento del consumo di ecstasy, seppur in Italia il consumo di quest’ultima sostanza riguarda solo il 2,8% della popolazione, incidenza bassa se si considera il 9,2% dell’Irlanda o il 9% del Regno Unito.

Silvia Silvestri

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