Pronti e via. Il 2019 è iniziato con una notizia, un fatto chiaro non appellabile volutamente dalla Regione Basilicata. Entro marzo, i lucani andranno al voto per eleggere il nuovo Consiglio regionale, soprattutto per eleggere un nuovo Presidente della Regione. Le elezioni regionali quindi si terranno a marzo, probabilmente alla fine del mese. Adesso accelerazione per quanto riguarda i candidati e per gli immancabili sondaggi. Da qui a marzo avremo, soprattutto sui social vari, una messe di commenti, proponimenti, false proposte che arricchiranno l’animo dei giochelleroni, dei trastullatori, dei folleggiatori di coloro insomma che cercheranno di distrarre l’elettore lucano dal valutare appieno la situazione e decidere in serenità.
Il cambiamento è necessario senza ombra di dubbio. Ma il termine non funziona se lo inseriamo in pochi secondi nel frullatore di tanti messaggi pubblicitari che si stanno preparando nei vari studi legali, associazioni, addirittura in incontri segreti in ristoranti, agriturismi e località difficili da conoscere al lucano comune. Le solite lobby e massoni di circostanze sono operativi da tempo cercando di infiocchettare un bel pacco pasquale a chi invece cerca consensi soltanto proponendosi come semplice depositario della verità. Si riparte dalla famosa sottoscrizione di quei settanta Sindaci a favore dell’ormai malandato Marcello Pittella che vorrebbe candidarsi a tutti i costi dopo essere stato per ben cinque anni un presidente minoritario per i consensi ricevuti.
La sinistra senza Marcello Pittella pare non avere capito a quale altro santo votarsi e va alla ricerca di se stessa elaborando una lista credibile con al seguito liste civetta. Si rimette in moto la giornalista Rai, Carmen Lasorella. Iniziato il percorso con la propria lista pare che voglia aggregare gente di sinistra tra i quali il lucano Speranza. Una serie di liste civiche adorneranno il tavolo ad uso e consumo di fuoriusciti e riciclati provenienti dalla vecchia gestione passata. Molti si nasconderanno dietro facce belle e giovanili con la speranza almeno di non perdere uno scranno regionale con l’indennità e la pensione di seguito. Il Centro Destra malato da tempo cerca di ritrovarsi ma soprattutto pensa ad una “Piattaforma” che da tempo sta elaborando il redivivo Berlusconi. Venuta meno la casta storica in Basilicata, Berlusconi, pensa a un candidato – militare per poter ottenere una vittoria storica nella terra del dolore e del silenzio.
Per adesso, in attesa dell’ufficializzazione della data delle elezioni, l’ex generale della Guardia di Finanza, Vito Bardi, respira iodio in quel di Maratea allenandosi a comiziare con i lucani insieme ad un certo Mario Araneo ex segretario, ex addetto stampa, nonché autista dell’ex governatore lucano Vito De Filippo con cui pare aver condiviso qualche condanna dalla Corte dei Conti quando era il suo segretario. Una riproposizione di un inciucio alla vecchia maniera tra destra e sinistra? Possibile la riproposizione anche in lucana di un patto dalemiano della cosiddetta crostata.
Poi c’è il fermento dei grillini lucani con al seguito molti ex di qua e di là, lo stesso Antonio Mattia sembra aver militato in Forza Italia nel momento di grande successo. In casa dei Cinque Stelle si grida e si brinda già alla vittoria ma il programma, con i soldi per realizzarlo, ancora non è stato completato o forse ancora è in fase di copiatura. Intanto lo stesso Mattia, presidente in pectore si fa vedere con la profumatrice leccese, ministro senza il portafoglio, Lezzi. Insieme garantiscono un cambiamento epocale e di vero successo per tutti i Lucani. La Basilicata rinascerà vedrete: gridano tutti i compagni di Di Maio e Di Battista. Si Vedrà.
Poi c’è da vedere cosa farà il senatore Saverio De Bonis, originario di Irsina e residente a Matera, espulso tempo fa dal movimento cinque stelle con molti consensi al seguito soprattutto nella roccaforte pittelliana. Un “sogno italiano”, probabilmente lucano, lo conserva il deputato Salvatore Caiata, presidente del Potenza Calcio, espulso dal movimento cinque stelle nel corso delle scorse elezioni politiche. Eletto comunque e allocato nel gruppo misto della Camera dei Deputati. In ogni caso di idee e proposte vere in giro non se ne vedono. Certo indicare proposte significa assumersi responsabilità chiare e nette.  Dire al lucano tre cose possibili e indicare le risorse finanziare per realizzarle nessuno se la sente. Se la volontà vera della politica lucana è quella di lasciare solo vecchi a sopravvivere nei paesi mandando dolosamente i giovani validi addirittura all’estero come si fa a scriverlo in un programma? Se i lucani devono morire di tumori senza farlo sapere al mittente si deve cercare un asso pubblicitario per nasconderlo. Infine, se l’infrastrutturazione è necessaria in Lucania per realizzare un vero sviluppo economico, allora bisogna cercare grandi competenze. Come si fa a dire all’elettore lucano che per risolvere il problema dell’eolico bisogna approvare il piano paesaggistico mai voluto approvare da nessuno per permettere accordi al nero di seppia? Come dire al alla vecchia e nuova politica lucana che la vera risorsa resta l’oro blu? Bisogna ripartire dalla tutela ambientale e dalle nostre naturali risorse che il territorio possiede per creare futuro vero. Sulla sanità nessuno ha proposte vere. Nessuno si espone veramente su queste tema che riguarda la salute dei lucani. L’incontro ultimo presso l’ospedale di Chiaromonte pare sia stato un fiasco completo per i politici emergenti lucani.  Però si può dire che nella prossima legislatura aumenteranno le risorse per le feste di condominio, sagre e feste patronali. Intanto Matera 2019 spegnerà le luci a dicembre e ci ritroveremo nuovamente al buio ma sicuramente con in mano falso governo del cambiamento. Una cosa ragionevole, però, si può fare. Anzi si deve fare. Andare tutti a votare. Ma dico tutti senza esitare, con la convinzione che questa terra non va toccata se non da gente che ci crede, che sappia ben leggere e scrivere. Serve un azione lucana. A voi la decisione finale.


Oreste Roberto Lanza
 

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Abbiamo passato il 2018 a raccontare miraggi e grandi raggiri. Abbiamo oziato navigando a vele spiegate verso illusioni ottiche e inganni fatti di mezze parole, tortuose promesse, allettando il palato della povera gente dedita a lavorare notte e giorno per il solito tozzo di pane, che, alla fine con gocce di sudore in più, è riuscita a portare alla propria famiglia. I grandi ammiragli di questa nave, da molti chiamata Italia, in viaggio senza destinazione,con una visione non sicura verso un orizzonte probabilmente chiamato futuro, hanno goduto e continuato a spartirsi pezzi di pseudo potere facendosi crede i salvatori della nave. A marzo, poi, pirati e avventurieri sono scesi dalla nave assalendo la penisola con ricette di pessimi cuochi, addolcendoli con ingredienti inesistenti e dosi massicce di favole e false speranze. Qualcuno della ciurma si è ritirato, avendoben  capito il rischio a cui si andava incontro. Molti altri hanno preferito andare avanti paurosi di tornare indietro. Dire alla gente,che li aveva applauditi nelle piazze, che le speranze promesse erano soltanto dei soliloqui di fortuna per raggranellare consensi e per dare una spallata alla grande Comunità di Strasburgo, sarebbe stato altamente rischioso con l’annotazione di qualche morto. Morte che per qualcuno chiamato Premier, capo della ciurma, si è trasformata nella figura all’italiana, nel gergo classico legato a odori e profumi non gradevoli all’olfatto dei singoli. La grande Comunità di Strasburgo, appreso di questo virus che stava contaminando la penisola, ha subito messo in circolazione l’antidoto chiamato, procedura di infrazione. Con il coltello dell’infrazione alle spalle i piccoli pirati e avventurieri hanno smesso di giocare, deponendo le armi di plastica, e, indossati indumenti di fortuna per grandi, si sono finalmente messi a leggere e studiare cercando di far di conto: guardando nelle casse quanti spiccioli si potevano mettere a disposizione per il vivere quotidiano.Lotta dura ma sicura era il vessillo non dei pirati e avventurieri, ma della grande Comunità di Strasburgo, da tempo certi che tutto sarebbe stato ridimensionato ai limiti e termini prestabiliti. Mentre i pirati e avventurieri cercavano di contenere la folla, che li aveva osannati nel periodo dei Idi di Marzo, garantendo il reddito di cittadinanza insieme con una quota chiamata 100 per coloro che bramavano di abbandonare il lavoro e ritirarsi a vita privata, la Comunità di Strasburgo sghignazzava di brutto, sapendo far molto meglio di conto. Il reddito e la quota 100 sarebbe stati approvati, ma vincolata ad una clausola chiamata di salvaguardia, che negli anni avvenire la Comunità chiederà di incassare. Una piccola e sostanziale cambiale da fare pagare, dopo, nel silenzio assoluto, ai cittadini che nel 2019 avranno cantato e mangiato intorno al vitello d’oro. Un anno scivolato a raccontare favole vere con nuovi episodi che si racconteranno nel prossimo anno anche tra i sassi della Capitale della Cultura 2019. Matera, la città situata su un affioramento roccioso in un lembo della penisola chiamata Lucania, nell'Italia Meridionale. Città chiamata dei Sassi, un complesso di Case Grotta scavate nella montagna, evacuati nel 1952 a causa delle misere condizioni di vita. In questo luogo, che ospita musei, come la Casa Grotta di Vico Solitario, con mobili e utensili artigianali d'epoca, una delle vicine chiese rupestri è Santa Lucia alle Malve, con affreschi del XIII secolo;allo spegnersi delle luci soffocanti delle solite illusioni in mano si troverà una serie di dolci buone chiamate chiacchiere fatte di pasta frolla e zucchero velato. La famosa ferrovia mai voluta costruire potrà essere solo acquistata nei grandi negozi di giocattoli per ammirarla in una stanza o un studio di pregio.Poi le elezioni regionali previste per maggio sarà la parte conclusiva del capitolo che racconterà di un’antica e vecchia storia: fatta di massoni, lobbisti e una casta antica composta di arrivisti,di piccoli falsi imprenditori alla ricerca di ventura che faranno finta di combattersi in una pseudo singolar tenzone con l’accordo in tasca a governare insieme nell’interesse proprio ai danni del singolo Lucano. A questo punto per salvarsi sarà necessario, probabilmente, sfoderare la spada di un’azione lucana per dirimere la questione. Morti e feriti se ne conteranno a centinaia,ma se il popolo vorrà e deciderà di cambiare veramente, al voto tutti andranno e in via Verrastro gente di competenza e perbene siederanno tra i banchi della Regione. Senza inganni e con libertà di voto la Lucania racconterà non più la solita favola, menzogne di rito, novelle di apparenza, ma una nuova alba di vero e certo cambiamento. Insomma se nel 2018 ci siamo molto divertiti, ma nel contempo preoccupati, il 2019 non sarà da meno. Ma in Lucania la questione è molto seria. Dopo avergli tolto pranzo e cena, stretta si vuol tenere almeno una colazione abbondante. Insomma per il 2019 La Lucania avrà bisogno  di seri ed efficaci moschettieri al soldo del Re, chiamato grande Lucania. Buon Anno.  

Oreste Roberto Lanza

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Era una sera normale quando la luna aveva cominciato ad osservarmi; era la vigilia di Natale. Avevo l’impressione che la luna volesse parlarmi, ma così non era; anch’essa aveva deciso di ascoltare la voce di tutti, senza che venisse impedito a nessuno di tappare la bocca dell’altro. Alcune scelte diventavano sempre più di comprensione balugina, anche per chi come me era un semplice cittadino del mondo. Mentre molta gente era impegnata a litigare con il cambio della propria auto, in un profluvio di bestemmie, altri cercavano, con macchinosi e perversi pensieri ed azioni, di calpestare la dignità del proprio avversario politico; pensando che ciò era la cosa giustada fare, quasi come se fosse imposto dal suo mandato elettorale. Uno dei paradossi di quella sera normale e moderna era che il progresso poteva rendere il volgo più potente, ma anche più vulnerabile, e chiunque era in grado di sabotare la sicurezza d’una Nazione, anche restandosene seduto sul proprio divano di casa, mentre altri se la ridacchiavano nelle piazze virtuali ed in quelle di marmo. Ogni singola Nazione s’era vista costretta a creare delle vere e proprie task force di esperti in cyberdifesa, senza che nessuno, ne sapeva un bel niente; la cyberbattaglia era un argomento da coprire con un velo omertoso; ma per fortuna, l’impegno globale nel settore diveniva ogni giornosempre più ampio, anche se, il cyberterrorismo che Israele s’impegnava a distruggere con la miglior squadra al mondo, veniva svilitodalla Russia che disponeva del miglior attacco cybernetico…Alcuni cittadini del mondo, pensavano al Natale come una foresta colma d’alberi secolari che sprigionavano una nube d’amore che contaminava tutti, con il suo canto divino e la sua ispirazione più bella; quella della fede. Altri, invece erano certi che seguire richiedeva tanta forza quanto guidare e pensavano al Natale come una ricetta azzeccata. Durante l’omelia d’un sabato di Novembre, mentre le possenti mura della basilica di Pompei, trasudavano di splendore architettonico e di speranza, la stessa che aveva portato tanti ammalati in quel luogo sacro, altri cittadini del mondo, riflettendo, erano giunti alla conclusione che bisognava combattere per lasciare ai posteri un degno posto terreno; tutto era avvenuto mentre le parole del cardinale rammentavano quanto la fede non servisse a nulla se privata della carità umana. In quella sera normale, un cittadino del mondo scriveva che l’aspro nichilismo, quello che guidava le mani perverse e crudeli, non poteva più albergare nel cuore di nessun fratello e di nessuna sorella e, prima di coricarsi in attesa del santo Natale, indirizzava una lettera per i ragazzi del mondo; il suo futuro. Non poteva più pensare di vivere in pace senza prima averci provato… Ragazzi!!! Il periodo socio-politico che stiamo vivendo, ovvero una sorta di osmosi collaterale, ci proietta in un contesto globale molto più cartico rispetto alle nostre aspettative. Non basta pensare che siamo liberi perché ci viene concesso di abitare la democrazia e possiamo andare a votare; bisogna spingersi oltre e scegliere di lottare per avere la possibilità di vivere una realpolitik. Se qualcuno di voi mi chiedesse in quale periodo storico sarei voluto nascere, io risponderei tranquillamente, in questo. Ora è un momento buono per le menti da plasmare con le giuste idee; ora ci sono gli strumenti adeguati a dare il giusto contributo ai vostri sogni; ora le piazze virtuali ci permettono incontri impensabili solo alcuni anni or sono. A me piace pensare che la vostra lotta quotidiana, qual è la difficile crescita, possa essere emulata ad uno starter, ovvero il lievito madre che viene utilizzato per creare il pane: una lotta serrata tra microrganismi, capaci, alla fine d’un complesso processo, di creare la vita. Le nostre vite vengono ogni microsecondo messe alla prova e tocca a voi vestire il vello della saggezza; basta saperlo cercare, esso si trova nei posti inaspettati. Ora, per voi, è il momento dell’indagine, che è il sale della vostra conoscenza e fare le scelte giuste è fondamentale, sempre però, rammentandosi che il Mondo nel bene e nel male è il miglior libro da leggere. La scuola nel corso del tempo è divenuta un mega hard disk, capace d’immagazzinare migliaia di pensieri e sogni, d’ogni singolo studente, che poi ha mutato in nuovi insegnamenti, capaci di dare risposte a tutti i vostri dubbi: quelle incertezze che alcuno si deve sentire in difetto ad esternare, perché il dubbio è la fiamma che ravviva il pensiero.  Ora, aziende nel Mondo sono impegnate a costruire, anche grazie allo studio del pensiero, una nuova era: il neuromarketing, dove, anche una semplice etichetta che descrive un vino, apre un’opportunità lavorativa. Tuttavia cari ragazzi, bisogna vivere l’era digitale, una cyber battaglia, come uno strumento di cui farne tesoro, e poi, bisogna cercare di svilire, o meglio estinguere, le dark web, perché con le loro reti oscure ed i siti dove appaiono link che si aprono e chiudono in continuazione per sfuggire ai controlli, danno la possibilità a chiunque di acquistare l’impossibile in cripto valuta, anche armi e frammenti di storia antica depredati da città che ancora urlano la loro vendetta di sopruso. Oggi, ragazzi del mondo, è giusto che ci facciamo dei salfie e postiamo le nostre foto accanto al Colosseo di Roma, però è anche opportuno pensare che quel genio murario nasceva con l’idea di un supplizio umano, capace di generare “bestie da colosseo”: uomini catturati da piccoli e portati in allevamenti speciali per essere addestrati ad attaccare come cani da combattimento. Oggi, che siamo più maturi e facciamo tesoro delle negatività ereditate nei secoli, davvero possiamo permettere al tempo di anestetizzare tutto senza soffermarci a pensare?  Abbiamo la necessità assoluta di crescere culturalmente e spiritualmente e ciò, a mio modesto parere, potrà avvenire solo quando impareremo a considerare i nostri fratelli gay e le nostre sorelle lesbiche al pari del resto della popolazione e con gli stessi diritti e poi, se me lo consentite, dobbiamo far sì che  ai nostri amici diversamente  abili, vengano date le nostre stesse possibilità, come ad esempio andare a lavorare e prendere un autobus in completa autonomia, in modo che nessuno più debba considerarli speciali, oppure si senta sempre in dovere di domandare loro  perché sei sulla sedia a rotelle? Noi, due gambe, che per fortuna viviamo in autonomia, dobbiamo comporre assieme ai bisognosi un mega assioma, l’assioma dell’altruismo. Ora voglio salutarvi ed augurarvi di realizzare i vostri sogni, proprio così come li avete disegnati e nascosti nell’ippocampo dei vostri cervelli acuti e, se potessi, v’abbraccerei tutti. Io ho deciso di essere il capitano della mia anima ed ispirarmi così ai giusti, seppur sbagliando e spero che non vi dispiaccia se vi chiedo di piegare il capo verso lo studio e di non farlo mai dinanzi agli oppressori del libero pensiero, che hanno la capacità mentale inferiore a quella di un post-it… Ragazzi! Cercate di apprendere quanto più riusciate a desiderare e se potete anche di più. A farvi questo invito oggi è un semplice operaio con il desiderio costante di conoscenza, che crede fermamente nello studio, perché esso serve a formare il carattere di voi ragazzi e di conseguenza il destino di tanti uomini. Adesso per me è il momento delle conclusioni, dove di solito mi viene di sognare e godermi appieno lo spirito natalizio, fatto anche di sapori oltre che d’idee da realizzare e strade da seguire… La sera normale stava svanendo nelle sfumature d’un alba radiosa e soave; il giorno di Natale…

Alessandro Carlomagno

Scrittore di Castelluccio inferiore

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Le assenze di valore molte volte si fanno sentire. Affiorano all’improvviso  allo sguardo di un’alba, tante volte anche allo scrutare di una targa lasciata lì in mezzo alla strada centrale del luogo natio. Il pensiero diventa forte tanto che si trasforma in parole e dice: “sei andato via troppo presto. Mi manchi”. Mango, all'anagrafe Giuseppe Mango, conosciuto anche come Pino Mango scomparso l’8 dicembre del 2014 sul palco di Policoro, svolgendo come in tutte le sue serate musicale, la sua alta professione di cantore di note ed emozioni, compie 4 anni di assenza. Un’assenza che fa male, tanto male, per chi ancora sente quelle musiche, quelle intonazioni, quelle parole sottili. Parole vive che solo lui riusciva ad incidere nei cuori di noi Lucani. Anche Gigi d’Alessio in una sua apparizione a Lagonegro, qualche anno fa, nel intonare una delle sue bellissime canzoni disse: “spero di averla cantata al meglio. Del resto le canzoni di Mango le può cantare solo lui”. Un uomo riservato, gentile, sorridente la più bella cartolina mai venduta ed apprezzata dalla nostra terra. Un cuore che andava oltre, che sedeva con te per ascoltare il profumo del tuo respiro. Un uomo semplice, un amico, un carattere particolare ma di grande sensibilità. Potremmo dire, alla fine un uomo di fede. Ha scritto brani per diversi artisti, tra cui Patty Pravo, Andrea Bocelli, Loretta Goggi, Mietta e Loredana Bertè, alcuni dei quali in collaborazione con il fratello Armando. Le sue canzoni sono state interpretate da artisti italiani e internazionali come Mina, Mia Martini, Michele Zarrillo, Giorgia, Leo Sayer, Hélène Ségara, Eleutheria Arvanitakī. Nell'arco della sua attività ha venduto cinque milioni di dischi. Una vocazione canora precoce. Si racconta di come ,intorno all'età di 6/7 anni, faceva già parte di una cover band assieme al fratello maggiore Michele. Inizialmente i suoi gusti musicali erano orientati verso il soul e l'hard rock, generi totalmente diversi da quelli che, anni dopo, decreteranno il suo successo. I suoi artisti preferiti erano Aretha Franklin, Otis Redding, Led Zeppelin e Deep Purple, per poi ascoltare successivamente anche Peter Gabriel, Sting, Prince. In età giovanile, Mango non si dimostrò interessato alla musica italiana, dichiarando che interpretava “al massimo qualche brano di Battisti”. Si iscrive al corso di laurea in sociologia presso l'Università di Salerno, pur non portando a compimento gli studi. È da lì che inizia a scrivere testi per canzoni. Ma la più bella interpretazione della sua vita fu quello di restare nella sua Lucania, nel paese natio di Lagonegro per scrivere e far sentire la propria voce da questa terra al mondo intero. Un mondo che è venuto fin qui per ascoltarlo, per incontrarlo per capire e studiare questo virus che noi tutti lucani dovremmo conservare ed esaltare. Non basta una messa di ricordo, serve altro. Serve far ritornare noi tutti a quei meravigliosi momenti dei suoi concerti. Serve ritrovarsi con lui insieme a quelli che gli hanno voluto veramente bene, alcune volte di meno. Bisogna ritrovarsi intorno con i suoi meravigliosi nipoti. Tutti uniti e compatti cantando e cantando le sue meravigliose musiche e le sue altrettanto bellissime poesie. Se riusciamo a fare questo vedremo mango, come a Policoro, alzarsi dopo una sua canzone e dire “Grazie”. Mi manchi Pino. Manchi a tutti noi lucani. Torna, questa casa ti aspetta.


Oreste Roberto Lanza
 

 

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Ho come la sensazione che sui grandi temi che affliggono la nostra terra, nessuno ne voglia parlare. O meglio nessun li vuole affrontare con soluzioni alla mano. Ho come la sensazione che tutti, ma proprio tutti, si vogliono nascondere parlando di temi minimi o minimali che poco attengono a quello che il popolo lucano in fin dei conti desidera ascoltare. Avverto la paura degli innovatori, che pensano che protestare sia il vessillo giusto per ottenere voti e l’immunità da qualche violenza. Ho come la sensazione che ormai l’abitudine consolidata di non scoperchiare pentole, voglia essere ancora una volta la bandiera da usare nella prossima campagna elettorale per le regionali. Temi rilevanti al momento, sono le contestazioni a qualche paesologo, se chiamarsi Basilicata o Lucania, se i raskatelli appartengono ad un paese o l’altro, lasciarsi andare verso questa o quella sagra oppure continuare a pensare alle feste di piazze. Qualche associazione continua a farsi le manifestazioni per conto suo e per abbellire la propria vanità. Incontri e appuntamenti politici e culturali appaiono senza un senso preciso ma soprattutto una identità e destinazione di lungo respiro. Tempo fa nasceva una lista civica in terra di Viggiano, poi dissoltasi nel tempo. La giornalista lucana Carmen Lasorella costituisce da sola una lista civica, cercando adepti e adesioni sulla propria persona. Difficile ma comunque al momento c’è. Poi c’è la lista “Venosa pensa” altro fermento estemporaneo probabilmente a difesa del solito “campanile”. Poi ci sono i partiti tradizionali che si muovono con difficoltà e taluno con lentezza imposta da circostanze del momento o impedimenti sopraggiunti nei mesi scorsi. Un dato che appare certo che i grandi accordi storici tra la pseudo destra e la pseudo sinistra sono venuti meno perché meno è venuto quel collante di poteri sottobanco che per tanti anni e più li teneva uniti e gli permetteva di conciliare interessi e inciuci del momento. Tutto alle spalle del popolo ignorante. A sinistra si resta in attesa di qualche responso proveniente da qualche palazzo romano. A destra si comincia ad alzare un po' di polvere con varie riunioni di segreterie, che finiscono soltanto come una vecchia canzone “4 amici al bar”. Fra qualche tempo vedremo arrivare anche il grande Sgarbi che da Roma dice di avere un esercito pronto a marciare sulla Lucania. Di questo pare averne portato a conoscenza l’ex Presidente della Regione Vito De Filippo. I Lucani probabilmente continuano a pensare alla novità del Movimento 5 Stelle per dare la dovuta, aspettata e finale spallata al via Verrastro. Qualcuno al loro interno comincia diffidare dopo il passaggio nazionale dal palco al palazzo e gli effetti provocati dalla solita pubblicità emozionale. Ma i grandi temi restano lì con la paura che ad affrontarli si rischia di perdere la possibilità di essere eletti e di percepire l’indennità di dignità come reddito di cittadinanza senza far nulla per 5 anni. Ma tutti sanno che questa tornata elettorale sarà dura, difficile e tormentata, perché i Lucani appaiono stanchi di respirare aria nociva, di bere acqua inquinata e di vedersi inquinare l’ambiente con pale eoliche dove pare che anche il vento sia entrato a far parte del club dei grandi interessi nascosti. Un prete silenzioso ma arrabbiato come don Pino Di Tolve di Pisticci ha gridato e continuerà a farlo il prossimo 29 settembre nell marcia per vita contro le massonerie e le lobby che tengono legato il popolo di Lucania che ha voglia di Libertà. E’ allora? dice il lettore, cosa fare? Ascoltare la propria coscienza, valutare le persone di competenza e passione per la propria terra e cercare di essere loro stessi a decidere del proprio futuro. Una lista civica? Probabilmente è l’ultima speranza, l’ultimo treno su cui far salire gente capace, nuova e pulita. Penso a quei sindaci che da soli nei propri comuni hanno sbaragliato i piccoli centri di potere e da soli hanno ridato dignità al proprio Comune. Metterli insieme in un comune sentire. Loro possono essere la chiave di volta nella rapida ed oculata gestione dei soldi dei lucani. Una lista che rappresenti “l’altra Lucania” o meglio “la vera Lucania” fatta di uomini e donne liberi, che pensano alla propria terra come luogo dove crescere il proprio futuro, evitando spopolamento e inquinamento. E allora la prima cosa da fare e parlare e condividere le soluzioni sui grandi temi di questa terra. Senza aver paura, ma mettendo sul tavolo il coraggio di non voler più aspettare e chiedere, di voler essere protagonista ed artefice del proprio destino. Nessun colore politico vi deve accecare, bisogna farsi illuminare dalle nostre nobili coscienze. Questo è un primo punto di partenza.

Oreste Roberto Lanza
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Gli strilloni finalmente tacciono. 80 giorni o forse di più. Si farà un governo? Si vedrà. Del resto per governare una nazione non serve un governo. Un vecchio adagio diceva: “le rivoluzioni vere iniziano dal basso”. Il basso è rappresentato dai Comuni, Province ma soprattutto dalle Regioni. La Lucania torna a votare, salvo imprevisti, per i suoi massimi rappresentanti istituzionali, il prossimo novembre. Come ben si sa la legge regionale numero 35 del 2012, art 7 comma 9, ha ridotto il proprio numero di consiglieri da 30 a 20 escluso il Presidente della Giunta regionale. Il Presidente uscente, Marcello Pittella è stato definito fin dall’inizio da qualcuno un piccolo Presidente, minoritario rispetto al numero dei voti validi. Alle scorse elezioni solo il 47,6 per cento affrontò una cabina elettorale, utilizzando una matita per scegliere un proprio rappresentante. Il restante 52,4 rimase a casa perché non appassionato probabilmente dai candidati e dalle loro proposte.

Sicuramente influirono molto le dimissioni anticipate di Vito De Filippo, eletto Presidente il 29 marzo 2010 con una affluenza di oltre il 60 per cento e costretto a dimettersi il 24 aprile del 2013 per vicende giudiziarie ben note alla gente di Lucania. La delusione, il rammarico si impossessarono di questa gente generando confusione e contestazione e quindi il non voto. La giunta che si avvia a completare la legislatura, è apparsa poco autorevole troppo legata alla pubblicità del momento, alle solite apparenze di rito, a cose dette e mai realizzate. Proposte rimaste tali. Non si è riusciti a risolvere neanche il problema diventato ad un tratto principale, quello dei cinghiali. La Lucania vive con la solita casta politica alimentata da infusi di destra e di sinistra al fine di tutelare i propri interessi. La Lucania è governata da gente indipendente, che si nasconde un po’ in questo o un po’ in quel partito di pseudo destra o sinistra a seconda la convenienza. Un termine da sempre usato che ha impoverito e fatto ammalare di più questa Regione.

Ha generato lobby massoniche varie, in alcuni casi ci piacerebbe parlare anche di società segrete, che hanno offuscato e nascosto la bellezza del termine politica. Quella che Paolo VI definiva atto di carità. Il mese di novembre appare, nelle coscienze dei lucani, il momento dell’ora cruciale di una decisione irrevocabile. Di mettere in campo delle promesse concrete perché la Lucania diventi il crocevia di uno sviluppo omogeneo e duraturo. Un luogo non più da dove partire ma un territorio dove ritornare. Qualcuno continua a protestare per cose evidenti di grande disagio, come l’inquinamento delle acque a causa del petrolio, l’aumento dei tumori, i morti sulla Potenza-Melfi sempre in aumento. Le infrastrutture da ammodernare rendendo percorribili tratti di strade importanti. Ferrovie da sistemare e rendere efficienti. La famosa storia della ferrovia a Matera resterà una favola. Matera 2019 non porterà nessun sviluppo concreto e duraturo, se non una massa di euro che saranno spesi come al solito soltanto per vantaggi di politica spiccia o per dar manforte a privilegi di comodo. Quando i riflettori si spegneranno, ci ritroveremo a rileggere le parole di Carlo Levi nel suo famoso libro “Cristo si è fermato ad Eboli”.

Protestare non è la via giusta, fa gli interessi delle caste che fin qui hanno governato questa regione. La Lucania ha bisogna di una proposta vera e concreta e soldi alla mano con cui trovare immediata realizzazione. C’è stata una ragazza che dai social ha gridato: “Vorrei una faccia nuova per la mia Lucania”. Questa è una ottima proposta di partenza. Ma accanto ci vogliono idee nuove. Un piccolo programma di tre punti massimo. Primo. La Lucania non ha bisogno del petrolio. Se deve esserci vanno rinegoziate le royalties, che sono in percentuali basse. Il danaro va investito e non sperperato per organizzare feste e convivi. Va fatto un investimento sull’ambiente troppo inquinato, tutelando le persone che vivono vicino a questi totem neri. Privilegiare la nostra storica risorsa che è l’acqua. Secondo. Dobbiamo spronare il verbo latino sapere che non significa solo conoscenza ma anche avere gusto, avere sapore. Mettere in campo un programma vero sull’ambiente e la storia di questa regione. Creiamo e finanziamo gli attrattori che raccontino la storia in modo vero e chiaro di questa regione. Riattiviamo le ferrovie dismesse per portare turisti e uomini di cultura a visitare luoghi e borghi non facilmente raggiungibili con il semplice mezzo dell’auto.

Creiamo un programma annuale di iniziative culturali coinvolgendo le tante e diverse associazioni presenti sul territorio insieme con le varie pro loco per raccontare la storia di uomini e donne, famosi poeti, grandi scrittori e pittori e non solo, ma in particolare per raccontare la vera storia del brigantaggio storia di libertà per la nostra terra. Rivalutiamo i nostri monumenti, i nostri Castelli, luoghi della memoria. Riprendiamoci insomma la storia della nostra regione. Luogo di Crocevie di cultura dove sono passati tutti da Oriente a Occidente, lasciando tracce significative. Il famoso peperone crusko è uno dei prodotti di questi passaggi. Furono gli arabi nel 711 dopo Cristo, che portarono i loro prodotti. Un programma che oserei chiamare “Treno letterario e gastronomico”, un viaggio tra le nostre tradizioni e costumanze trovando nei libri le suggestioni del nostro cibo. Va interrotto, in Lucania, questo storico controllo sociale e politico quasi capillare. Mi trovo d’accordo con chi dice: “le debolezze strutturali hanno fatto sì che le varie associazioni, le varie comunità, i paesi non solo non parlassero tra loro, ma spesso finissero uno contro l’altro. Non si sono costruite ferrovie per poter evitare che i vagoni si unissero uno dietro l’altro e incominciassero a viaggiare su binari paralleli ed uguali agli altri”.  Terzo. Mettere in rete i singoli territori in modo che il contatto tra di essi sia diretto e continuo. Scambi di informazioni, di contatti creando programmi e iniziative comuni in tempo reale. Con il nostro punto di forza, che è l’accoglienza, otterremo un grosso risultato. Ci servono le nostre intelligenze e i nostri giovani, che devono rimanere qui creare il loro futuro. I nostri ragazzi hanno un’iniziativa impressionante, perché hanno una grande cultura donata da una grande nostra Università guidata da un eccellente Rettore. La nostra regione non è affatto perduta. La Lucania è terra difficile, ma solo chi veramente la conosce e ama deve governarla. Della nostra terra, il grande giornalista lucano Rocco Brancati diceva: “la nostra cultura, quella vera, è la modestia”. Chi ha questo valore a portata di mano lo usi per governare questa terra fatta di gente perbene ancora in maggioranza.

 
Oreste Roberto Lanza
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Semplicemente “Buona Pasqua” a tutti. Ai nostri tanti e meravigliosi lettori. Quelli che ci attendono per avere informazioni, notizie, ragguagli, chiarimenti.  Quelli che aspettano di sentire la voce di un artista famoso o quella più umile di un sindaco, di un consigliere comunale sulla reale vita della propria comunità.

Buona Pasqua, alla nostra redazione. A quelli che fanno tardi per portare informazione vera e di pace alla gente della nostra Lucania. Il nostro giornale si sforza all’unisono di cercare la verità su fatti che tendenzialmente, con la veste soltanto dell’emozione, vorrebbero imbrogliare letteralmente il singolo cittadino lucano.
Buona Pasqua, agli ultimi, ma anche ai primi che hanno il dovere di donare ancor di più, il loro impegno serio e deciso a questa piccola comunità di persone perbene che si chiama Lucania. Buona Pasqua alla gente semplice, alle donne che primeggiano nella nostra terra per sacrificio, impegno, pazienza, coraggio e soprattutto a quelle, la maggior parte, che sanno donare stile a quella riservatezza fatta di giusti silenzi per i propri dolori. Ai nostri uomini e giovani che non sono da meno. Soprattutto quelli che si alzano al cantare del gallo e a coloro che, quando il gallo canta, di giornata ne hanno fatto già metà. In particolare ai giovani che non vogliono lasciare la propria terra, che si sforzano con tutto il loro respiro di cercare soluzioni per restare dove il loro seme generazionale è cresciuto e sviluppato. Ai tanti adolescenti, al nostro prossimo, l’augurio, da parte nostra è doppio. Vogliamo con tutto il cuore che continuino a garantire quelle grandi storie e tradizioni di questi meravigliosi luoghi.
Buona Pasqua ai nostri anziani, o meglio alle donne e uomini di età più matura, che ci garantiscono e trasferiscono le loro esperienze, le loro giuste conoscenze frutto di anni vissuti facendo sacrifici che si possono leggere attentamente sulle loro schiene ormai ricurve. Buona Pasqua a tutte le associazioni presenti in questo piccolo fazzoletto di terra lucana. Comunità in cammino fatta di gente comune che dona un pezzo della propria giornata ad aiutare gli altri. Quasi come dividere un pezzo di pane insieme perché tutti possano mangiare ed aiutarsi a vicenda.
Buona Pasqua ai nostri scrittori, poeti, coloro che riescono a vedere oltre e con uno scritto donano una speranza, ma ci avvertono anche del probabile pericolo. Buona Pasqua ai nostri malati. Soprattutto a loro che in molti casi camminano e pensano con un serbatoio di speranza quasi al minimo. A loro va il nostro pensiero particolare di non spegnere mai la luce della speranza. Quella luce che aiuta a riaccendere quelle probabilmente spente della fede e dell’amore.
Buona Pasqua ai nostri operatori sanitari di valore che sentono sempre come primario il dovere morale di aiutare indistintamente tutti. Buona Pasqua alla nostra scuola lucana, insegnanti di ruolo e precari, che sentono in questo momento storico, la grande responsabilità di essere proprio loro gli artefici del nuovo futuro. Sono loro che hanno in mano lo strumento per rivoluzionare e cambiare modi di essere e mentalità retrogradi del pensare di questa terra. Buona Pasqua, infine alla politica vera, quella fatta di gente che ci crede, che ama la propria terra con tutto il cuore che non litigherà mai e non si dividerà mai per il colore della propria pelle.
Buona Pasqua anche a chi ne ha approfittato del potere ricevuto con lealtà dal cittadino lucano, utilizzandolo per propri scopi. Per questi la Pasqua sia giornata di perdono per fare un passo indietro. Volersi bene, tendere la mano all’altro, aprire le braccia del perdono. Bisogna trovare in mezzo ai piccoli pensieri che ci danno fastidio, la strada dei grandi pensieri che ci danno forza. Viviamo in un mondo ormai fatto di piene fragilità, di paure immense, di debolezze, di incertezze. Alcune volte non sappiamo dove rivolgere il nostro immenso cuore per donare un attimo del nostro sorriso. Non sappiamo se l’amico è vero o nasconde le armi per prenderci alle spalle. Stiamo camminando a vista con la semplice luce dell’emozione senza esempi veri. La fede ci aiuterà. Probabilmente se tutti riuscissimo a contemplare la bellezza della natura anche di una semplice alba, forse troveremmo la forza per dare ai nostri destini una vita più lunga. Buona Pasqua a tutti!


Oreste Roberto Lanza
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