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Il comune di Latronico fa un passo in avanti nell’ambito del ciclo dei rifiuti sul proprio territorio. Con l’ordinanza ultima, la numero 6 del 17 gennaio scorso, si è dato il via libera all’ampliamento del servizio di raccolta differenziata porta a porta in nove frazioni del territorio: Preti, Perricchio, Masullo, Cerri, Varrazzo, Iannazzo, Fraccia, Serrone di sopra, Caldanella. “Finalmente anche le frazioni – sottolinea Fausto De Maria, sindaco di Latronico meno popolate potranno usufruire del servizio dopo nove dall’avvio del servizio garantito fin ora alle sole zone centrali del comune”. Promotore e sostenitore di questo provvedimento, il Vice Sindaco Vincenzo Castellano. “Un atto molto atteso e sul quale stavo lavorando da tempo – precisa Vincenzo Castellano, vicesindaco, raggiunto telefonicamente dalla nostra redazione – in quanto ci consentirà di raggiungere un aumento della percentuale di raccolta differenziata, il miglioramento della qualità dei materiali e, soprattutto, permetterà di eliminare i bidoni che nel corso degli anni sono stati oggetto di scarico illecito di svariati materiali. Il tutto verrà effettuato senza alcun aumento del costo del servizio per i cittadini”. Un intervento che dal 28 gennaio prossimo, prevede che nelle frazioni interessate, vengano rimosse le isole ecologiche di prossimità molto spesso causa di sversamento illecito di rifiuti e problemi alla cittadinanza. Il tutto senza nessun costo aggiuntivo per i cittadini."Rimangono escluse dal provvedimento – continua Vincenzo Castellano -  poche altre aree del territorio che, allo stato attuale, continueranno ad essere dotate delle isole ecologiche di prossimità. In ogni caso sono previsti ulteriori ampliamenti del servizio, ma, allo stato attuale è conveniente agire per gradi in quanto la sua implementazione può essere difficoltosa sia per i cittadini, chiamati a cambiare abitudini, sia per la ditta gestrice del servizio che deve inevitabilmente cambiare tragitti e logistica negli scarichi”. I dati parlano chiaro con una positività in aumento. “Gli ultimi dati disponibili – conclude Vincenzo Castellano -  e consolidati anno 2017, vedono la percentuale del 57% nel centro cittadino. Con questo intervento si prevede un aumento, previa stabilizzazione del servizio ed un primo periodo di "ambientamento" da parte dei cittadini, di un ulteriore 5 per cento”. Ma la speranza che si nutre è quella di poter arrivare ad avere un dato ancora più soddisfacente. “È un po’ difficile dirlo, un 70 per cento sarebbe un buon risultato”.  Un altro tassello si aggiunge alle politiche in campo ambientale e di ciclo dei rifiuti, insieme al recente finanziamento dei lavori di ampliamento del Centro di Raccolta. Latronico continua a confermare il suo obiettivo: diventare vera città del benessere.

Oreste Roberto Lanza  

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Si chiama mensa plastic free. E’ la piccola rivoluzione attuata anche a Latronico, piccolo centro della valle del Sinni in provincia di Potenza. Un progetto partito in tutta Italia nel 2017 dove molte mense scolastiche hanno totalmente eliminato la plastica con l’acquisto di piatti in ceramica, posate in acciaio, bicchieri in vetro e lavastoviglie industriale. L’ente civico latronichese, viste le tante vicissitudini che si sono verificate nel passato anno scolastico con l’azienda che gestiva il servizio mensa, ha colto l’idea, come città del benessere, di aderire alle indicazioni europee  adottate anche  del Ministero dell’Ambiente di bandire la plastica da tutti gli uffici pubblici. Una decisione frutto di circostanze anomale dove l’ente civico riscontrava, nella mensa comunale della città, situazioni gastronomiche anomale, come anche la presenza di cibo avariato.Tante le contestazioni dei genitori che, con il tempo, hanno accolto la proposta dell’ente civico, coordinata dalla consigliera Pina Parisi che ha partecipato alle tante riunioni con il comitato mensa,di aderire alla svolta ambientale. Soddisfazione dell’amministrazione comunale, in particolare del primo cittadino Fausto De Maria per il risultato ottenuto . “Oltre ad avere – ha dichiarato Fausto De Maria, Sindaco di Latronico- per quello che è possibile prodotti del territorio, la condizione principale richiesta dai cittadini e approvata dall’amministrazione è stata l’eliminazione totale della plastica, con scelta di piatti di porcellana rispetto a quelli di melanina, di brocche d’acqua pubblica anziché bottiglie di plastica. In questo modo facciamo bene non solo all’ambiente ma anche alla salute dei bambini. Uno sforzo in termini di costo per i genitori c’è stato ma il profitto finale è più lodevole perché legato alla salute di tutti compreso l’ambiente che ci circonda”. Una città, Latronico che anche per questa circostanza dimostra di essere all’avanguardia nel campo delle iniziative ambientali. Infatti, una direttiva europea stabilisce l’eliminazione della plastica entro il 2021.

Oreste Roberto Lanza

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Con circa il 25% della Superficie Agricola Utile,  gli areali interessati dalla colture di frumento duro in Basilicata, anche se in diminuzione negli ultimi anni, sono un potenziale produttivo di tutto rispetto (con valori di circa 5 milioni di quintali) che può, con adeguati interventi, tradurre la sua potenzialità in sviluppo. Lo sottolinea Agrinsieme Basilicata (Cia-Agricoltori, Confagricoltura, Cooperative Italiane, Copagri) che con il nuovo anno ha avviato il Progetto di Filiera “grano duro appulo lucano” che fa parte del “pacchetto” complessivo di Progetti di Filiera concirca 160 imprese coinvolte (di cui 132 agricole, 13 di trasformazione, 11 di commercializzazione), 44,152 milioni complessivi per l’attuazione dei quattro progetti di filiera (cereali, latte, bio, carni) di cui 20 milioni di euro di investimenti privati. A fronte di situazioni positive nel comparto cerealicolo lucano – evidenzia Agrinsieme -   vi sono criticità di contesto quali: il prezzo riconosciuto ai produttori, l’inadeguatezza delle strutture di stoccaggio, in grado di conservare i grani senza una differenziazione fra le varie partite e quindi tali da determinare un’offerta troppo spesso indistinta che, miscelando prodotti di diversa qualità, risulta poco competitiva sui mercati. Gli obiettivi del progetto: adeguamento / realizzazione di strutture di stoccaggio che possano ammassare le produzioni per classi di qualità omogenee, realizzando la pratica dello stoccaggio differenziato per classi qualitative, senza la quale è difficile per i grani spuntare prezzi adeguati ed in seconda battuta creare le condizioni per poter più agevolmente soddisfare le esigenze delle industrie della trasformazione che richiedono stock omogenei per granulometria, qualità e contenuto proteico;l’implementazione di protocolli produttivi che possano definire in anticipo prezzi in funzione di parametri qualitativi quanto più omogenei possibili prevalentemente in termini di varietà (legate alla vocazione dei territori) e contenuto proteico; metodi di tracciabilità che permettano agli attori della filiera a valle della produzione e, soprattutto, ai consumatori di poter agevolmente ripercorrere la storia delle materia prime utilizzate;investimenti per l’ammodernamento delle imprese agricole, di prima e seconda trasformazione strettamente funzionali allo sviluppo della filiera;Introduzione, soprattutto nella aziende di produzione primaria, delle innovazioni produttive ed organizzative volte a migliorare le performance aziendale, qualità e quantità delle produzioni;diffusione del metodo di conduzione biologico, che attualmente (anche a fronte di una sempre maggiore attenzione da parte dei consumatori) presenta trend di crescita apprezzabili. Il ricorso a Protocolli di Produzione – sottolinea Agrinsieme - non va inteso come una banale omogeneizzazione delle produzioni di frumento e dei loro derivati, piuttosto questi saranno orientati a definire gli ambiti varietali di coltivazione, in un’ottica di aumento della qualità dei grani (basso contenuto di micotossine e potenzialmente buoni livelli proteici), senza con questo perdere il legame con il territorio che deve rappresentare sempre il riferimento del progetto che, ma solo in una fase molto avanzata, potrà evolversi in un’ipotesi di marchio / certificazione della filiera.Le operazioni ipotizzate nella proposta di Progetto di Filiera pongono le basi affinché sia possibile sin dalla “fase progettuale” ipotizzare apprezzabili impatti sul contesto produttivo ed organizzativo.Dapprincipio vi è un impatto sulla mentalità, sicuramente più adeguata ad affrontare le sfide del mercato moderno, che va nell’accrescimento della consapevolezza del “operare assieme”, secondo standard produttivi, che non siano quelli dell’azienda primaria, ma quelli negoziati con segmenti della filiera successivi alle aziende agricole che consentiranno di garantire un prezzo più equo e meno volatile della materia prima, in quanto la produzione prodotta sarà quella d’interesse della filiera e non del mercato in senso lato. Il progetto potrà avere ancora effetti sulla logistica produttiva, sul tema dei centri di stoccaggio, sulla loro adeguatezza, diffusione territoriale ed il loro ruolo. In più si favorirà lo sviluppo di una filiera strutturata con soggetti “prossimi”, ovverosia con rapporti commerciali con soggetti che anche territorialmente non siamo fra loro molto distanti. Con il connubio produzione di conoscenza – trasferimento in azienda c’è da attendersi un significativo aumento di performance da parte delle aziende agricole che, incrementando gli standard qualitativi, potranno concentrarsi sulle attività più redditizie. Ancora il territorio potrà beneficiare del ruolo svolto dalle aziende sementiere, di servizio alle aziende di produzione primarie.

SCHEDA

Numero imprese agricole

 

47

Imprese di trasformazione

 

6

Imprese di commercializzazione

5

GDO

     

1

Università e Centri di Ricerca

 

2

Società di formazione

 

1

Società di comunicazione e promozione

3

Organismi di consulenza e di certificazione

2

 

Quantità di prodotto in quintali

233.221

 

Importo di progetto

   

20.093.782,00

 

 

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Con deliberazione del 28 dicembre 2018, la Regione Basilicata ha prolungato la stagione venatoria  per la specie beccaccia (dal 31 dicembre 2018 al 20 gennaio 2019) e per alcune specie di turdidi (fino al 31 gennaio). Riteniamo tale scelta sbagliata sia nelle modalità che nei contenuti. Infatti, innanzitutto, la decisione viene ratificata pochi giorni prima della chiusura ufficiale prevista dal calendario venatorio rendendo impossibile un ricorso al TAR. Ulteriore aggravante, se possibile, consiste nel fatto che anche lo scorso anno ci fu una proroga della stagione venatoria utilizzando il medesimo escamotage normativo. Una prassi, a questo punto è il caso di dirlo, assolutamente inaccettabile perchè modifica i termini fissati dal precedente calendario venatorio, senza alcuna possibilità di contradditorio. Calendario venatorio che, peraltro, lo ricordiamo, è adeguato al dettato della Direttiva Europea. Dal punto di vista tecnico, inoltre, tale deliberazione non tiene conto di recenti sentenze del Consiglio di Stato in Toscana e del Consiglio di Giustizia Amministrativa della Sicilia, che fissano la chiusura alla caccia alla beccaccia al 10 gennaio 2019 così come previsto dal  parere ISPRA n° 38725 del 13 giugno 2018.  Ricordiamo che il mancato rispetto del parere dell’ISPRA, era stato alla base della sentenza di annullamento del 9 agosto 2017 da parte del TAR Basilicata del calendario venatorio 2016/2017, confermata con ulteriore sentenza del Consiglio di Stato del 22 giugno 2018. Peraltro le motivazioni tecnico-biologiche contenute nella delibera regionale non fanno mai riferimento al  parere ISPRA di giugno 2018 i cui rilievi critici riteniamo non siano superati da quelle motivazioni. Ci auguriamo pertanto che, sulla base di queste considerazioni, l'assessore regionale all'agricoltura e gli uffici regionali competenti sappiano porre rimedio a questo grave errore, ripristinando quanto stabilito nel calendario venatorio 2018-19, o, perlomeno, considerato che per la caccia alla beccaccia la chiusura stabilita in calendario è già stata disattesa, di definire come ultimo giorno di caccia a tale specie il 10 gennaio 2019. In ogni caso ci rivolgeremo al Ministro dell'Ambiente Sergio Costa per segnalare sia l'inaccettabile consuetudine di emanare provvedimenti ad immediato ridosso della chiusura del calendario venatorio eludendo la possibilità di impugnare la delibera per ristrettezza dei tempi, sia per denunciare il mancato rispetto in Basilicata dei pareri ISPRA su caccia e stagione venatoria.

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Con deliberazione del 28 dicembre 2018, la Regione Basilicata ha prolungato la stagione venatoria  per la specie beccaccia (dal 31 dicembre 2018 al 20 gennaio 2019) e per alcune specie di turdidi (fino al 31 gennaio). Riteniamo tale scelta sbagliata sia nelle modalità che nei contenuti. Infatti, innanzitutto, la decisione viene ratificata pochi giorni prima della chiusura ufficiale prevista dal calendario venatorio rendendo impossibile un ricorso al TAR. Ulteriore aggravante, se possibile, consiste nel fatto che anche lo scorso anno ci fu una proroga della stagione venatoria utilizzando il medesimo escamotage normativo. Una prassi, a questo punto è il caso di dirlo, assolutamente inaccettabile perchè modifica i termini fissati dal precedente calendario venatorio, senza alcuna possibilità di contradditorio. Calendario venatorio che, peraltro, lo ricordiamo, è adeguato al dettato della Direttiva Europea. Dal punto di vista tecnico, inoltre, tale deliberazione non tiene conto di recenti sentenze del Consiglio di Stato in Toscana e del Consiglio di Giustizia Amministrativa della Sicilia, che fissano la chiusura alla caccia alla beccaccia al 10 gennaio 2019 così come previsto dal  parere ISPRA n° 38725 del 13 giugno 2018.  Ricordiamo che il mancato rispetto del parere dell’ISPRA, era stato alla base della sentenza di annullamento del 9 agosto 2017 da parte del TAR Basilicata del calendario venatorio 2016/2017, confermata con ulteriore sentenza del Consiglio di Stato del 22 giugno 2018. Peraltro le motivazioni tecnico-biologiche contenute nella delibera regionale non fanno mai riferimento al  parere ISPRA di giugno 2018 i cui rilievi critici riteniamo non siano superati da quelle motivazioni. Ci auguriamo pertanto che, sulla base di queste considerazioni, l'assessore regionale all'agricoltura e gli uffici regionali competenti sappiano porre rimedio a questo grave errore, ripristinando quanto stabilito nel calendario venatorio 2018-19, o, perlomeno, considerato che per la caccia alla beccaccia la chiusura stabilita in calendario è già stata disattesa, di definire come ultimo giorno di caccia a tale specie il 10 gennaio 2019. In ogni caso ci rivolgeremo al Ministro dell'Ambiente Sergio Costa per segnalare sia l'inaccettabile consuetudine di emanare provvedimenti ad immediato ridosso della chiusura del calendario venatorio eludendo la possibilità di impugnare la delibera per ristrettezza dei tempi, sia per denunciare il mancato rispetto in Basilicata dei pareri ISPRA su caccia e stagione venatoria.

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È stato presentato oggi il progetto di ricerca industriale promosso dal dottorato in AppliedBiology and EnvironmentalSafeguard del Dipartimento di Scienze dell'Università degli studi della Basilicata che ha come scopo la valorizzazione dei sottoprodotti derivanti dalle produzioni locali di olio di oliva e vino aglianico, con particolare attenzione alla sansa esausta e alle vinacce. Il progetto sotto la supervisione del Prof. Luigi Milella (Università della Basilicata) e dell'ing Domenico Gorgoglione (azienda EVRA di Galdo di Lauria), si pone l’obiettivo di ottimizzare tecniche estrattive ecosostenibili e applicabili dal punto di vista industriale, allo scopo di recuperare composti nutraceutici benefici per la salute umana. Si effettueranno studi in vitro e in vivo per confermare le promettenti potenzialità di questi sottoprodotti, per il loro successivo impiego nella formulazione di integratori alimentari innovativi antiobesità.

 

 

 

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Il Ministero dell'Ambiente ha azzerato i vertici del Parco Nazionale dell'Appennino Lucano e ha finalmente nominato il Commissario come Legambiente chiedeva ormai da diversi mesi. Il neo Commissario, il generale Alfonso Di Palma, persona di grande equilibrio e profonda umanità, in qualità di comandante della Legione Carabinieri «Basilicata» da gennaio 2016 fino a giugno scorso, non ha mai mancato di dimostrare in modo tangibile la sua viva sensibilità sulle questioni ambientali della nostra Regione, come la stessa Legambiente ha potuto in più occasioni constatare. Pertanto non nutriamo dubbi che nel suo nuovo incarico di Commissario Straordinario del Parco dell'Appennino Lucano saprà profondere, insieme ai suoi collaboratori, tutto l'impegno e la competenza necessari per rimettere sui giusti binari, nel più breve tempo possibile, un Ente che ha una funzione strategica nelle politiche di conservazione e sviluppo locale sostenibile anche per la compresenza, nello stesso territorio, delle attività petrolifere. Legambiente, come è noto, ha chiesto con forza per quasi un anno questo epilogo, esponendosi apertamente contro il sistema di potere che si era impadronito dell'Ente Parco imponendo ad esso una gestione largamente improntata all'illegittimità e incurante degli interessi del territorio. Per contro abbiamo dovuto subire attacchi a mezzo stampa, tentativi volgari di screditamento, accuse di perseguire interessi personali che abbiamo sempre rispedito al mittente perchè rivendichiamo la nostra identità di ambientalisti liberi da ogni condizionamento ed interesse di parte che non sia quello della salvaguardia e dello sviluppo sostenibile del territorio. Adesso non ci interessa dire che avevamo ragione, non ha importanza sostenere che abbiamo vinto, perchè la nostra vittoria non può limitarsi all'allontanamento di chi ha fatto scempio della legalità e della cura del territorio, condizione certo necessaria ma non sufficiente per rendere il Parco il motore di un territorio in grado di assumere la tutela e la valorizzazione delle sue risorse naturali come paradigmi strategici di riferimento. Il commissariamento è il primo passo, ma l'obiettivo finale per noi è chiaro ed è l'ora di perseguirlo.

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Domani giovedì 13 dicembre, le guide ambientali Escursionistiche incontrano i giovani lucani. Con il patrocinio dei due comuni ospitanti, alle ore 10.30 a Policoro nella sala consiliare e nel pomeriggio alle ore 15.30 a Sant’Arcangelo nella biblioteca comunale presso il Polifunzionale di San Brancato, si terrà un “open day” per scoprire uno dei più importanti mestieri del turismo sostenibile, quello della Guida Ambientale Escursionistica. Il turismo ambientale è uno dei principali trend del turismo italiano, anche in bassa stagione, capace di far scoprire i luoghi e il loro patrimonio culturale e naturalistico. Oggi si è alla continua ricerca di un turismo di esperienza, per immergersi in realtà vere e non standardizzate, incontrando e vivendo con la gente del luogo. La Lucania, nel 2019, farà del turismo di qualità uno dei suoi asset di sviluppo principale. I comuni dell’area Medio-Agri-Sinni e della costa Jonica Lucana hanno deciso di esserci! L’open day è rivolto ai giovani e meno giovani che abbiano voglia di essere protagonisti di questa nuova stagione dell’economia lucana. Intervengono ai due incontri: Giovanna Petrone, Coordinatore AIGAE Basilicata e Nino Martino direttore tecnico AIGAE. 

 

 

 

 

 

 

 

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