“Una scelta unilaterale e senza confronto su un tema che dovrà disciplinare  una materia così importante per la governance agricola della Basilicata e che vede coinvolti i lavoratori e le lavoratrici dei tre consorzi di bonifica, la propria natura contrattuale degli enti e il futuro occupazionale dei dipendenti. Nonostante le ripetute richieste di incontro, formali e non, per conoscere lo stato del compito di "indagine conoscitiva" affidato dalla Giunta regionale al Commissario straordinario, non vi è stata alcuna convocazione delle organizzazioni sindacale”.

E’ il commento di Vincenzo Esposito, coordinatore regionale Flai Cgil e Marcella Conese, segretaria provinciale Flai Cgil Matera in merito al ddl regionale approvato con delibera di giunta il 24 febbraio scorso sul riordino dei consorzi di bonifica e rispetto al quale le sigle sindacali sono state udite in Terza Commissione.

“Si condivide – continuano i due rappresentanti sindacali -  la necessità di riorganizzare i consorzi di bonifica, di individuare mezzi e strumenti per renderli più efficienti, di migliorare i servizi resi all'utenza contenendo i costi al fine di superare una lunga fase di crisi economica degli stessi. Purtroppo, però, il disegno di legge non tiene conto che gli stessi sono e devono rimanere espressione di sussidiarietà, nel rispetto dello stesso principio costituzionale che verrebbe così disatteso. La legge di riforma, infatti, allontana il centro decisionale dagli utenti finali e tende a riportare ad unum situazioni assai differenti per il profilo della conformazione territoriale, l’incidenza del settore agricolo nell’economia territoriale, le politiche di sviluppo rurale, la densità di presenza di aziende agricole e le differenti situazioni climatiche ed esigenze di approvvigionamento idrico. Pertanto – spiegano Esposito e Conese - appare non idonea l’istituzione di un unico comprensorio di bonifica, mentre l’istituzione di più consorzi, nel rispetto del principio costituzionale di sussidiarietà, potrebbe comunque raggiungere l’obiettivo del contenimento dei costi, accentrando in alcuni uffici comuni  attività quali la gestione del catasto, la progettazione, la gestione del personale, e altre attività che il consorzio di più piccole dimensioni non possa svolgere autonomamente.

Inoltre – chiedono -  qual è la strada per evitare una situazione di crisi economica e finanziaria, visto che non vi è un minimo cenno ad un piano economico/finanziario né ad un ipotetico piano industriale che faccia comprendere come il consorzio possa diventare autonomo e sostenibile da questo punto di vista? Soprattutto se, come si evince dal testo legislativo, si prevede l'accentramento in un'unica sede di alcuni uffici e funzioni, tra cui quelle amministrative e quelle tecniche, ma non precisa se il personale dovrà essere trasferito e a quali condizioni (anche economiche che eventualmente possano compensare il disagio di un eventuale mobilità). Nello statuto vengono definite le competenze della struttura tecnica ed amministrativa e le modalità del relativo esercizio, precludendo di fatto ogni possibilità di adottare un Piano di Organizzazione Variabile (POV): di fatto si rende la struttura del comprensorio unico statica e inadeguata a rispondere dinamicamente alle esigenze organizzative diversificate nel tempo, che necessariamente una struttura di tali dimensioni dovrebbe prevedere.

A fronte di ciò – concludono- riteniamo che il ddl tuteli in modo insufficiente il personale dipendente dei tre consorzi perché, pur garantendo il loro passaggio alle dipendenze del nuovo ente garantendo il mantenimento delle condizioni economiche derivanti dal CCNL, dimentica che nei tre enti attualmente sono in vigore contratti di secondo livello che hanno introdotto da parecchi anni condizioni di miglior favore che devono essere mantenute. Pertanto, è necessario modificare l' art.33, prendendo in considerazione tutto ciò che è stato previsto dalla contrattazione di secondo livello che è di miglior favore rispetto al CCNL di settore, oltre a riequilibrare il peso della politica istituzionale nelle nomine e nelle scelte che riguardano il funzionamento del consorzio unico”.
 

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